Nuova Zelanda: il Signore degli Anelli è passato di qui
Se siete cultori della saga "The Lord of Rings", godetevi questo viaggio nella "Terra di Mezzo", dove natura e paesaggio sono un continuo rimando alle atmosfere descritte da John R.R. Tolkien. Nell'arco di pochi km vi imbatterete in foreste, ghiacciai, vulcani e strade incredibili

Dall’altra parte del Mondo, in Oceania, esiste un Paese che (se capovolto) ricorda il nostro stivale dove, però, al nord è caldo (per vicinanza all’equatore) e al sud è freddo, in autunno è primavera e a Natale si va al mare. Eppure grazie al suo popolo allegro e cordiale, malgrado lontananza e differenze così marcate, una volta atterrati ci si sente subito a casa. Nella lingua locale si chiama Aotearoa, the Land of the Long White Cloud (il paese della lunga nuvola bianca). Se ancora non lo avete localizzato questo è il nome maori della Nuova Zelanda, battezzata così dalla moglie di Kupe, esploratore polinesiano che nel 950 d.C. avvistò per primo la costa scrutando fra le nuvole. La prima visita a questo meraviglioso Paese l’abbiamo fatta comodamente seduti al cinema, scorrendo con lo sguardo lungo gli straordinari paesaggi a cornice della trilogia fantasy "The Lord of the Rings" ("Il Signore degli Anelli"), romanzo scritto dal britannico John R.R.Tolkien e abilmente trasferito sul grande schermo dal regista neozelandese Peter R. Jackson. Grazie alla personale conoscenza di un territorio che si sposa perfettamente con la fantasia tolkieniana, Jackson ha permesso anche ai lettori più pigri di entrare nell’immaginaria “Terra di Mezzo” insieme a Frodo e alla sua Compagnia dell’Anello. Noi compresi, perché la Contea degli Hobbit è ovunque, non serve visitare la turistica Hobbiton (set cinematografico - Matamata, 501 Buckland Rd). Una volta catapultato dalla poltrona alla sella, a dare gas nelle Terre di Rohan, ti senti in bilico tra fantasy e realtà oltre che catturato dai grandi contrasti che offre la terra dei kiwi (così si chiamano i neozelandesi), e attraversare una foresta tropicale con subito dietro un ghiacciaio non risulta poi così strano.

QUALCHE DRITTA

Il viaggio inizia all’aeroporto: per la sola tratta da capitale (Roma) a capitale (Wellington) non bastano 25 ore di aereo e se, come noi, al rientro volete poter dire di aver fatto il “Giro del Mondo in 7 scali” allora seguite le nostre tracce (andata via Hong Kong e ritorno via Los Angeles). Per evitare di sprecare giornate preziose ci siamo tenuti costantemente aggiornati sui capricci meteo (www.metservice.co.nz), puntando per quanto possibile il manubrio dalla parte opposta. Noi siamo andati a inizio della loro primavera e, nella stessa giornata, è capitato di avere una continua altalena di sole e pioggia, ma un buon abbigliamento tecnico risolve il problema. Anche se l’estate in Nuova Zelanda inizia ufficialmente a dicembre vi consigliamo di partire a febbraio, quando l’alta stagione è ormai alla fine e si può facilmente prenotare di giorno in giorno. Per noleggiare una moto volate su Auckland (North Island) o Christchurch (South Island), mentre sul sito www.fourcorners.co.nz leggetevi la sezione dedicata alle New Zealand Tourist Route. Ad Auckland ci aspettava una Tiger 800 XC immatricolata il giorno stesso da Triumph New Zealand che abbiamo”svezzato” con 700 km di trasferimento immediato sull’isola del Sud, meta suggerita dai bikers incontrati lungo la strada e dal meteo. In effetti nel South Island le strade motociclistiche sono più raccolte tra loro. Sulle strade extraurbane il limite di è 100km/h e guai a sgarrare, parola di multati (115km/h, NZ$ 80). Le pattuglie della Polizia montano rilevatori radar e quando le incroci ormai è tardi, l’unica salvezza è lasciare le rotte principali ogni volta che l’itinerario lo rende possibile. Che poi i 100 km/h restano validi anche in montagna e sulle strade costiere... e grazie all’asfalto ben tenuto e quasi mai scivoloso e una segnaletica eccellente, lì in realtà c’è da divertirsi! Raccontarvi in poche pagine tutta la Nuova Zelanda è impossibile, ma proviamo comunque a trasmettervi il “genius” di questa terra, da noi colto percorrendo oltre 4.300 km in 19 giorni.

LA GRANDEZZA KIWI

Senza fare distinzione tra Nord e Sud gli aspetti che lasciano il segno sono principalmente due: la grandezza della natura e ciò che esprime un vecchio proverbio maori: “He aha te mea nui o te ao? He tangata! He tangata! He tangata!” (“Qual è la cosa più importante al mondo? La gente! La gente! La gente!”). I kiwi ti entrano nel cuore come pochi altri popoli al mondo e lo fanno rispettando semplici regole di convivenza globale: desiderio di aggregazione, cortesia e ospitalità. Sbarcati affamati al porticciolo di Picton, siamo entrati nel caffè principale del paese e lì abbiamo trovato tutti al tavolo a giocare con carta e penna al “Quizzone”: uno dei tanti modi con cui i neozelandesi passano il tempo insieme. Strada facendo il viaggio ha continuato ad arricchirsi di situazioni apparentemente sfavorevoli ma forti, che ci hanno lasciato ricordi indelebili. Dopo una giornata di guida avvincente sulle traiettorie dell’Alpine Pacific Triangle Touring Route (70), a metà strada tra Christchurch e Akaroa, la foratura della camera d’aria posteriore ha improvvisamente proiettato la nostra serata nel nulla, al freddo e al buio. Accolti da una fattoria poco distante siamo stati invitati per la notte e una tazza di tè, che ci ha fatto assaporare una gentilezza d’altri tempi. Il giorno seguente, grazie alla panoramica Inland Scenic Route (72), abbiamo raggiunto l’Aoraki/Mount Cook National Park, al cospetto della montagna più alta del Paese, il Monte Cook appunto (in maori colui che trafigge le nubi ). Ma non prima di bruciare un fusibile e trovarci a fari spenti nella notte! Questa volta l’aiuto è arrivato dalla natura con una splendida luna piena a indicare la strada, immersi in un paesaggio stupefacente.

paesaggi fantasy

Molte delle scene più suggestive del Signore degli Anelli sono state girate in questo parco. Prima di raggiungere Lake Tekapo ed entrare nella riserva ci siamo concessi anche un piccolo passo di montagna (Burkes Pass 709 m). Desiderosi di un po’ di polvere abbiamo poi lanciato la Tiger nella Tasman Valley Road fino a raggiungere il sentiero che in un solo colpo svela Tasman Glacier e Tasman Lake. Con la tappa successiva siamo entrati in una terza dimensione kiwi: Queenstown, città ricca di pub, ristoranti e curiose attività ludico-sportive (sci compreso!). E, fuori dal centro, ecco il contrasto: Arrowtown, un villaggio rimasto congelato al tempo dei cercatori d’oro. Infine la West Coast apre le danze con l’Haast Pass (564 m), dove le montagne lasciano spazio ad una litoranea dal fascino tropicale per poi riservarci due imponenti ghiacciai, Fox Glacier e Franz Josef, a bordo di un elicottero. Sbarcati a Wellington il Museum of New Zealand Te-Papa Tongarewa si è meritato uno stop di un paio d’ore prima di risalire North Island alla ricerca del Monte Fato (Mt Ngauruhoe): il vulcano di Arda, epicentro dell’universofantasy di Tolkien. La montagna domina il Tongariro National Park, una delle principali attrazioni ammirabili dalle curve della Volcanic Loop (1/4/49). La tratta della 1 che lambisce il parco prende il nome di Desert Road e per noi è la più affascinante. Scorrendo sulle sponde del lago Taupo si arriva, poi, al bivio con la Thermal Explorer Higway (5) alle porte di Rotorua, importante realtà per l’etnia Maori: gli indigeni polinesiani insediati prima della dominazione britannica. L’ultimo nostro round stradale è stata la Pacific Coast Higway (25), che segue fedelmente la costa della penisola di Coromandel serpeggiando di tanto in tanto nell’interno. Auckland, la città dell’American’s Cup e la più popolosa della Nuova Zelanda, e la vicina Waiheke Island, l’isola degli artisti e del buon vino, hanno chiuso il nostro viaggio.

non perdetevi l'isola degli artisti

Waiheke Island, a soli 30/45 minuti di traghetto da Auckland, ogni anno dispari, tra gennaio e febbraio, ospita il festival della scultura (Sculpture on the Gulf - www. sculpureonthegulf.co.nz). L’isola è rifugio di molti artisti tra scultori, pittori e intagliatori. Durante il viaggio abbiamo incontrato due di loro: Gabriella Lewenz (www.lewenz. net, foto al centro), che allontanatasi dalle gallerie di New York ha scelto di vivere in una splendida casa-studio affacciata sul mare, ma i suoi quadri continuano ad essere apprezzati a livello mondiale. E Olivier Duhamel (scultore - www.bodyscape. net.nz), francese di nascita, che si è stabilito in Nuova Zelanda dopo una vita passata in viaggio tra Europa, Africa e Pacifico del Sud. La sua principale ispirazione è il nudo femminile. Le sue opere, esposte a Auckland e Howick, sono molto apprezzate in Europa e Asia. Il rilassante clima di Waiheke fa bene anche all’uva, come ci spiega l’imprenditore italiano Antonio Crisci (foto sotto, www.podericrisci.co.nz) che produce ben 9 etichette di ottima qualità che sarà lieto di farvi degustare.