In Africa con l'Africa
5.000 km sulle strade del Marocco dal Mediterraneo all'Oceano, dall'Atlante al deserto. Viaggiare come piace a noi: strade secondarie che ci portano a scoprire città ricche di cultura e persone che le abitano e il piacere di camminare per ore in ambienti naturali incontaminati
Una nuova avventura

Estate 2014... Quest'anno, come dice il titolo, la nostra meta sarà l'Africa, per essere più precisi il Marocco, in un tour che lo attraverserà da nord a sud passando per le città imperiali di Meknes, Marrakech e Fes, i monti dell'Atlante, la via delle Kasbah, i palmeti, il deserto e la costa del Mediterraneo. Il tutto sempre in sella alla nostra moto. Già la moto, quest'anno l'ammiraglia (Honda VFR) se ne starà a casa a riposare, mentre con noi verrà quella che per molti appassionati motociclisti  è considerata "La regina": un'Africa Twin del 1990 nella classica colorazione bianca rossa e blu. In Africa.... con l'Africa, per l'appunto!

Abbiamo dedicato la mattinata a lavare la moto, ultimo atto di un mese intenso di lavori di manutenzione. Ecco cosa abbiamo fatto: cambio catena, corona e pignone, montaggio voltmetro, montaggio wingracke cavo+supporto navigatore, olio paraolio e parapolvere forcella, sonde carburante nuove, regolatore di tensione, cavalletto centrale per facilitare manutenzione, riparazione pompa benzina, cuscinetti sterzo e ruote anteriori e posteriori, sostituzione dischi frizione e cavo, controllo membrane carburatore, controllo filtri aria benzina, sostituzione olio e filtro, luci anteriori potenziate, guarnizioni tappo valvole, controllo gioco valvole, pattino catena trasmissione nuovo, guarnizioni collettori di scarico, tuberia impianto raffreddamento, revisione generale giochi e serraggi, gomme nuove. Che ci resta da fare? Sperare che il nome Honda che ci ha portato in giro per l'Europa non ci tradisca in Africa.

A sette ore alla partenza, tutto è pronto, i bagagli fatti e la moto carica. Oggi giro di ricognizione per vedere se l'assetto tiene e la risposta alla domanda di Serena: "Come va la guida?" è sempre la stessa di ogni viaggio "È un casino, ma imparerò". 

A poche ore dalla partenza del traghetto che da Livorno ci porterà a Tangeri si è scatenato il diluvio e abbiamo dovuto rismontare tutti i bagagli per mettere i teli antipioggia allo zaino da trekking e ai sacchi a pelo. A Livorno, distante 20 km da Pontedera, dove abitiamo, dice che pioverà (speriamo le previsioni sbaglino) e sopratutto speriamo di non ballare troppo sul traghetto. La certezza è che in Marocco ci attendono 33 gradi e una splendente palla di sole. Visto il luglio brutto che sta facendo non vediamo l'ora... L'adrenalina per l'inizio di questa nuova avventura sale, siamo carichi come delle molle e non vediamo l'ora di salpare.

Quello che ci è sembrato il metodo migliore per raggiungere il Marocco non si è rivelato poi così male. Due giorni (12 Luglio - 15 luglio) passati a prendere il sole, mangiare e chiacchierare con chi dal Marocco è venuto e ci ritorna ogni anno e da chi ha stretto legami di unione con questa terra. Una vera introduzione al Ramadan vissuto dai Marocchini, con una nave quasi vuota il giorno che si animava di balli e canti la notte.

Tangeri e le spiagge dell'Oceano (15 - 16 luglio)

Finalmente l'attesa è finita e siamo sbarcati in suolo marocchino! Una volta sbrigate le formalità di frontiera sul traghetto (timbro di ingresso sul passaporto e controllo ducumenti del mezzo) e aver fatto l'assicurazione temporanea alla moto, una volta scesi a terra, il nostro viaggio è iniziato nel vero senso della parola. Il tragitto che dal porto di Tangeri Med conduce alla città, di circa 45 km su una strada statale costiera, offre vedute panoramiche sulle prime spiagge marocchine del Mediterraneo. Tangerii è una città portuale al confine tra Mediterraneo ed Atlantico. Quante volte abbiamo letto del piacere di perdersi dentro i vicoli tortuosi di una medina? È talmente facile che finisce per diventare piacevole lasciarsi trascinare del flusso delle persone, dei bambini che giocano a pallone, dei mille viottoli che sembrano tutti uguali e dagli immancabili scocciatori che cercano di guadagnarsi qualche dhiram. Il secondo giorno è invece piacevole scoprire tanti punti di riferimento che aiutano a ritrovare la strada che il giorno prima sembrava impossibile trovare. Tangeri, poco turistica, offre uno spaccato di vita vera del Marocco sopratutto in questi giorni di Ramadan durante i quali la città sembra addormentata durante il giorno e poi esplode di vita e di colore al tramonto. Bellissimo poi scoprire che, a pochi chilometri dalla città, spiagge enormi di sabbia finissima sono bagnate dalle acque dell'oceano che sono tanto limpide quanto fredde. Consigliamo di seguire la strada fino a cap Spartel e continuare successivamente fino alle grotte di Ercole. È tra questo due località che si trovano le spiagge. Esperienza unica e tonifiicante fare qualche bracciata lasciandosi trascinare da quelle forti correnti. Ad accompaganrci nei chilometri percorsi in moto e sulle spiagge il vento teso che spira verso l'Atlantico.

A Tangeri inoltre, i ristoranti lungo il porto, offrono ottime cene a base di pesce freschissimo, fritto o alla griglia. Ma non vi aspettate vini frizzanti bianchi o birra... al massimo una buona limonata; a meno che non andiate in posti turistici dove gli alcolici costano più che in Italia e il cibo è di peggiore qualità rispetto ai locali che frequentano gli stessi marocchini

Chefchaouen e il parco nazionale di Talassemtane (17 - 18 luglio)

Sulla nostra sinistra scorrono i monti del Rif che ci accompagnano per i 113 km che ci separano dalla seconda città del Marocco che visitiamo: Chefchaouen. Arriviamo la mattina presto e la città si presenta in tutto il suo splendore una medina interamente pitturata di blu. È un privilegio ed un piacere arrivare quando ancora la città dorme ed essere tra i pochi turisti ad esplorarla. Il miglior modo per conoscerla è perdersi nei suoi tanti vicoli blu cercando di catturare momenti di vita quotidiana. Con stupore ci affacciamo sulla piazza principale dominata dalla Kasbah e da un cedro che da molti anni posa il suo sguardo sugli abitanti che si scambiano parole seduti alla sua ombra. Il giorno dopo ci addentriamo attraverso una magnifica strada che passa in una vallata piena di campi e animali al pascolo nel Parco Nazionale di Talassemtane, suii monti del Rif. In circa mezz'ora (30 km) raggiungiamo Akchour, il punto di partenza di molti itinerari segnati che permettono di raggiungere villaggi berberi e altre bellezze naturali. Scegliamo di percorrere la mattina quello che conduce alle piccole e grandi cascate (4 ore di cammino andata e ritorno) costeggiando e guadando più volte un magnifico torrente di acqua limpida. Il pomeriggio, dopo aver fatto un bagno rinfrescante sotto la grande cascata, decidiamo di raggiungere il ponte di Dio, un arco naturale in pietra che unisce due lati del canyon scavato dall'acqua (2 ore di cammino andata e ritorno).

Meknes e Volubilis: nuove e vecchie città imperiali (19 - 20 luglio)

Il viaggio verso sud continua e la strada statale che passa per Ouezzane dopo 200 km ci porta a Meknes, la prima città imperiale che visitiamo e che custodisce il mausoleo di Moulay Ismail, considerato uno dei sovrani più carismatici di tutta la storia del Marocco; la porta di Bab el - Mansour, antico accesso alla città imperiale e una bellissima medresa, scuola coranica, sontuosamente decorata con mosaici detti zellij. Girovagando per la medina in cerca di questi tesori siamo stati assorbiti dai souk, mercati chiassosi e pieni di gente intenta a fare acquisti. Colori, odori e suoni ci hanno riempito la testa e ci hanno fatto apprezzare ancora di più la pace e la serenità delle sale silenziose dei palazzi storici e la bella passeggiata fino al lago situato poco fuori dalla città. Il secondo giorno abbiamo ripreso la moto e una strada collinare tra gli ulivi ci ha portato a scoprire Volubilis (circa 35 km da Meknes), avamposto romano in Africa, una cittadina che nel suo massimo splendore contava 20.000 abitanti e di cui oggi restano meravigliosi resti archeologici, per la verità un po' abbandonati. Oltre al foro romano su cui affaccia il Campidoglio ed una basilica, all'arco di trionfo e al decumano massimo tutto contornato di colonne, Volubilis racchiude al suo interno alcuni pregevoli mosaici che raffigurano miti greci e romani. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a Moulai Idriss, una piccola città che per i mussulmani rappresenta luogo di pellegrinaggio perchè custodisce la tomba di un santo. In realtà l'aspetto più bello è camminare accanto agli uomini trasportati da asini per le vie che si inerpicano su per le colline fino ad un belvedere che abbraccia tutto il paesaggio circostante.

A Meknes iniziamo a comprendere come gustarci un'ottima cena marocchina. Durante il Ramadan è piacevole condividere le stesse pietanze consumate dai locali. L'Harira, zuppa di legumi, può essere considerata un ottimo primo che noi abbiamo accompagnato con dei pesci alla griglia e un'insalata marocchina (pomodori e cetrioli tagliati finissimi, olive e basilico). Una delle due sere abbiamo voluto provare un ristorante che anche la nostra guida segnalava; in realtà i soliti piatti presentati sicuramente in modo più elegante, sono risultati poco più che sufficienti, sia come qualità sia come quantità, confermando le prime impressioni avute a Tangeri. Abbiamo capito che per mangiare bene e spendere poco (circa 12 euro in due per una cena completa) non bisogna scegliere un ristorante dall'aspetto, ma lasciandosi guidare dall'istinto e seguendo gli abitanti del luogo.

Le cascade di Ouzoud (21 Luglio)

Lasciamo Meknes la mattina presto per percorrere i 250 km che ci separano dalle cascate di Ouzoud. Lungo il tragitto percorriamo bellissime strade di montagna che ci portano sull’Atlante; sbagliando, usciamo fuori dal percorso previsto e ci ritroviamo su una strada che si inerpica sul fianco di una montagna con ripidi tornanti. La visione di territori rossi e brulli punteggiati di Kasbah abbandonate rappresenta un'introduzione a quello che ci aspetta nei giorni successivi. Non mancano momenti in cui ci domandiamo se ci siamo persi, in particolare quando dobbiamo attraversare un ponte di tavole di legno in cui a malapena passa l'Africa carica di bagagli. In realtà la deviazione non voluta rappresenta solo uno dei primi momenti in cui assaporiamo l'avventura delle strade marocchine goduta a pieno, senza la paura di strade sterrate, come era avvenuto in alcuni viaggi precedenti a bordo dell'ammiraglia. Arriviamo nel primo pomeriggio allo splendido Riad d'Ozoud, dove passeremo la notte. I Riad rappresentano una delle sistemazioni marocchine più caratteristiche, di solito rappresentate da una casa cittadina tradizionale raccolta intorno ad una giardino centrale. Scendendo le scale del sentiero che ci conduce alle cascate possiamo godere ellai visione dei maestosi flussi d'acqua più alti del Marocco. Siamo nelle ore centrali della giornata e il luogo è riempito da centinaia di visitatori che affollano bancarelle di souvenir poco gradevoli alla vista. Per questo decidiamo di proseguire camminando lungo un sentiero a ridosso del torrente per circa 2 ore circondati dal canyon e dal sempre presente rumore dell’acqua. Ci troviamo così nel punto in cui si incontrano due valli, in cui la forza dell’acqua ha scavato delle grotte in cui sembra sparire. La visione da questo incrocio è bellissima e ci regala momenti di pace e solitudine. Tornando indietro possiamo finalmente ammirare le cascate ormai solo per noi. La cena servita nel giardino del Riad ci permette di assaggiare una delle mille varianti della Tajine che deve il suo nome al contenitore di coccio nel quale viene cotta e servita la pietanza. Stasera la variante prevede carne e verdure sapientemente speziate che ci gustiamo dopo la lunga camminata.

Finalmente Marrakech!!! (22 Luglio - 23 Luglio)

Finalmente Marrakech! Arriviamo al Riad scelto volontariamente lontano dalla Medina per non entrare in moto nel caotico traffico cittadino dopo una tappa su strade statali di non particolare interesse. Il tempo di scaricare la moto e di affidarla alla sorveglianza del custode dell'albergo e ci incamminianmo verso Djema el - Fna. L'ncredibile piazza si presenta in un pomeriggio assolato ancora priva della sua vita notturna. Nell’infinito dedalo di vicoli dei suoi souk si rimane accecati dai mille colori di tutto quello che si può comprare. Notevole la differenza tra i souk turistici pieni di souvenir e commercianti che invitano a comprare e quelli in cui si incontra solo gente del posto ricolmi di frutta, verdura, carne, pesce e tutto ciò che serve per la vita quotidiana. Al tramonto la piazza cambia riempiendosi di ristoranti montati al volo in cui abbiamo gustato ottime e convenienti cene a base di pesce, incantatori di serpenti, gruppi di musica berbera, teatranti di strada e ogni altra attività di intrattenimento. Tutta la vita del mondo sembra concentrarsi qui ed è impossibile non rimanerne affascinati. Ma Marrakech ci ricorda il suo passato da città imperiale con le sue mura rosa, la medersa e i suoi palazzi. Impressionante la preghiera serale di fronte alla moschea Koutomia con migliaia di fedeli che si raccolgono di fronte all’altissimo minareto. Imperdibile la Medersa di Alì ben Youssef con il suo cortile, i suoi giardini e le camere degli studenti che ci fanno capire quale fosse la vita fatta di studio e riflessione di chi l'abitava. Abbiamo molto apprezzato "la maisont dela photografie" nella quale sono mostrati frammenti di vita del Marocco dal 1870 al 1950 compreso uno dei primi documentari girati negli anni 50 da viaggiatori di primo corso.

Sul tetto dell'Africa del Nord: Jebel Toubkal (24 - 25 luglio)

A questo punto una precisazione; per quanto amiamo viaggiare in moto per conoscere nuovi luoghi, non possiamo non ammettere che un'altra grande passione che ci accumuna è quella di scoprire luoghi naturali che possono essere visitati solo camminando. Insomma non è poi la fine del mondo se lasciamo al moto per qualche giorno per arrivare dove solo le nostre gambe ci possono portare. Tappa fondamentale del nostro viaggio è quindi quella di raggiungere la vetta dell'Africa del Nord. Per questo motivo lasciamo il caldo di Marrakech e la nostra moto al sicuro di fronte all'hotel per salire a bordo di un taxi che ci condurrà al punto di partenza dell'escursione pensata fin dal nascere del nostro viaggio. Con noi anche una ragazza australiana in viaggio da circa un anno. L'escursione parte da Imlil, un villaggio berbero situato a 1.700 m di altitudine, dove incontriamo la nostra guida che ci conduce con un cammino di circa 5 ore, in una valle incontaminata, al rifugio del Toubkal che ci fornirà cena e pernottamento a 3.200 m di quota. Un cielo magnifico, come poche volte ci è capitato di vedere, si staglia sopra di noi e la sera venti gelidi soffiano da alta quota. La cena è lauta e tipica marocchina. Dormiamo in camerata con altri ospiti del rifugio e solo Francesco soffrirà per via dell'aria rarefatta la difficoltà di respirazione. Nonostante la notte quasi insonne, la mattina sveglia alle quattro, ricca colazione, lampada in testa e partenza per la vetta. Insieme a noi escursionisti da ogni parte del mondo. Mentre la luce inizia ad illuminare le vette che ci circondano, saliamo per un sentiero tortuoso ma mai difficile e l'aria si fa sempre più rarefatta. Non neghiamo che, malgrado il nostro allenamento (entrambi pratichiamo triathlon e trekking durante tutto l'anno), sopra i 3.500 metri la difficoltà di respirazione si fa evidente. All'alba possiamo vedere tutta la valle illuminata dal sole e questo ci fa capire quanto le nostre fatiche non siano vane. Dopo circa due ore e mezzo, giungiamo al passo che ci permette di guardare oltre la nostra valle altre vette dell'Alto Atlante. La salita per la cresta passa per un sentiero obbligato reso particolarmente faticoso dagli sfasciumi in pietra. L'emozione si fa grandissima quando, dopo l'ultima cunetta, avvistiamo la piramide in ferro posta in vetta e l'altimetro segna quota 4.000 per la prima volta nelle nostre escursioni. Gli ultimi 15 minuti si procede lentamente con una respirazione che si fa sempre più difficile; entrambi siamo colti dall'emozione nel percorrere gli ultimi 50 metri. Toccando quella piramide gli occhi si fanno lucidi e dai 4.167 metri di quota la visione a 360° sull'Alto Atlante, sull'Anti Atlante e sulle pianure che portano al Sahara ci emoziona  più di quanto avremmo pensato. Alle 9.00 inizia la discesa che ci porterà prima al rifugio dove ci aspetta una lauto pranzo, e in circa 7 ore di cammino torneremo di nuovo ad Imlil.

Arrivati di nuovo a Marrakech ci gustiamo l'ultima sera in una città di cui avevamo sentito parlare nel bene e nel male mille volte. La nostra impressione è che se non ci si lascia troppo abbindolare da mercanti, incantatori di serpenti, falsi dentisti e ogni altra sorta di saltimbanco, la città rappresenti un angolo di mondo dove la vita è reale più che in tanti altri luoghi; dove i pericoli esistono come in ogni altro posto, ese ci si lascia guidare dall'istinto si riesce a godere dello spettacolo senza filtri dettati da pregiudizi.

La valle delle mille Kasbha (26 luglio)

Lasciamo Marrakech alle nostre spalle percorrendo la strada che, attraverso il Col du Tichka, che ci porterà dalle montagne dell'Atlante alle valli predesertiche. La strada è sinuosa e ben asfaltata e ci regala momenti di pura guida motociclistica. Dal passo la vista dell'Alto Atlante è superba. Scendiamo verso la valle del Draa e le sue gole da esplorare. Deviamo per una strada secondaria che ci porterà verso la valle dell'Ounika: qui inizia il nostro viaggio attraverso paesaggi inimmaginabili. Alti canyon di roccia rossa scavati nei millenni dall'acqua, palmeraie verdi ai piedi della valle e autentici villaggi berberi che da qui prenderanno il nome di Kasbha. Ora capiamo l'importanza di aver scelto come compagna di viaggio l'Africa Twin, dato che percorriamo lunghi tratti di strada sterrata e di asfalto in pessime condizioni. Rimaniamo stupefatti dalla bellezza impressionante del contrasto tra questi colori, del silenzio di cui possiamo godere quando spegnamo la moto, mentre Serena immortala quello che renderrebbe felice qualunque fotografo. Incredibili le Kasbha di Telouet, con i suoi saloni rimasti intatti nei secoli, e quella di Ait Benaddou ancora viva e utilizzata come set per molti film. Il nostro viaggio si ferma per ora a Skoura dove abbiamo il privilegio, grazie alla bassa stagione, di avere una Kasbha tutta per noi. Il padrone di casa si dimostra disponibilissimo e grazie al suo aiuto partiamo per una prima esplorazione in mountan bike della zona, ma non prima di un bagno rinfrescante in piscina e dell'ennesimo the alla menta con pasticcini che ci viene offerto ogni volta che arriviamo in una nuova struttura. In questo primo giro visitiamo la Kasbha simbolo nazionale sulla banconota da 50 dirham, accompagnati da una simpatica guida che per pochi  soldici spiega come avveniva la vita all'interno dell'edificio. Torniamo verso l'albergo in una cornice fatta di palme e luce soffusa del tramonto per gustarci una cena a lume di candela a bordo piscina tutta per noi. La mattina dopo, prima dell'ultima colazione, riprendiamo le biciclette per esplorare le palmeraie in una fitta rete di sentieri sterrati non accessibili al traffico. La sopravvivenza delle palme è resa possibile grazie alla presenza del Khattara, sistema di chiuse e canali in uso da secoli.

Le gole del Dades e del Todra (27 luglio)

Dalla valle del Draa dipartono due strade che portano alla gola del Dades e a quella del Todra. Sfruttiamo la nostra giornata per esplorarle entrambe. La prima è attraversata da una strada che vede la gola stringersi sempre di più. Il passaggio più spettacolare è composto da una serie di ripidi tornanti che porta prima alla strozzatura e successivamente all'altopiano che sovrasta il canyon. Nella seconda ci concediamo anche il lusso di sostare. Forse rappresenta la gola più scenografica: molto ampia all'inizio, tende sempre più a restringersi man mano che si prosegue al suo interno. Oltre la strozzatura la strada prosegue facendosi a volte pista a volte asfalto. Prima di entrare nel punto più stretto c'è una piccola fila di veicoli e nell'attesa conosciamo una coppia di motocilcisti francesi. Lui GS 1220, lei GS 800 venuti in Marocco per 6 settimane esclusivamente per fare le strade sterrate dell'Atlante e concedersi qualche devizione nei posti più belli da visitare. Il dialogo si svolge in parte in francese (che Serena parla bene) e in parte in inglese su quello che avevano visitato e su quello che volevamo vedere. Chiediamo informazioni sulla strada che attraversa le gole e sul loro consiglio ci addentriamo  con la nostra moto nelle stesse per diversi chilometri, ma al tramonto decidiamo di tornare indietro verso l'albergo situato all'inizio della gola. La sera ci gustiamo un'ottima cena dalla terrazza, mentre i colori si fanno da rossi sempre più scuri, fino a rivelarci un cielo ricco di stelle. Il mattino seguente, dopo un'abbondante colazione, riprendiamo la moto e ci gustiamo la gola priva delle centinaia di turisti che l'affollavano nel pomeriggio precedente. Non contenti parcheggiamo la moto e proseguiamo l'esplorazione della gola a piedi. Per avere una visione dall'alto decidiamo infatti di risalire una delle due pareti attraverso un sentiero usato dai pastori. Anche in questo caso la fatica ci viene ripagata da stupendi panorami.

il Sahara (28-29 luglio )

Lasciamo le gole del Todra e le sue palmeraie verdi per percorrere i 213 km che ci porteranno nel punto più a sud del nostro viaggio. Basta allontanarsi pochi chilometri dalle gole che il paesaggio cambia totalmente in una distesa arida di sassi e cespugli. Entriamo nell'Hammada, il deserto di roccia e sabbia che precede il Sahara. Qui comprendiamo la magia del Marocco: passare dalla vetta più alta dell'Africa del Nord al Sahara in circa 350 km. La temperatura inizia a salire e se l'Africa beve più del solito anche noi non siamo da meno. L'immagine della porta di Rissani ci ricorda che stiamo entrando nel Sahara e i 43 gradi alle dieci del mattino non fanno che confermarcelo. I trentacinque chilometri che ci portano a Merzouga sono la perfetta introduzione a ciò che ci aspetta: una striscia d'asfalto e sabbia intorno a noi con un forte caldo vento laterale che porta la temperatura a sfiorare 50 gradi. Mulinelli di sabbia si intravedono nel deserto e, dopo esserci fermati per farne passare uno, ne centriamo un'altro in pieno. Solo tanta sabbia, niente di preoccupante! Le dune a Merzouga sono di fronte a noi. Il nostro albergo si trova a pochi metri dalle stesse e, appena spogliati e scaricati i bagagli, non resistiamo ad arrivarci sotto con la moto, tentando un improbabile rally nel quale Francesco si pianta dopo pochi metri. Aspettiamo la cena come i pochi abitanti del villaggio, riposandoci al riparo dal sole che sembra fuoco. La stagione non è turistica e questo ci permette di vedere le dune solitarie e la vita quotidiana degli abitanti locali. Prima di posare la moto dobbiamo però fare benzina; percorriamo i dieci chilometri che ci separano dall'unico distributore, ma il gestore ci spiega che non è possibile usare le pompe fino a che la temperatura non scenderà sotto i quaranta gradi. Ci invita quindi a tornare verso le undici. Dopo esserci gustati la cena torniamo alla moto. Francesco prova ad accenderla una volta, due volte, tre volte... ma la moto non dà segni di vita... Nelle nostre menti passano subito le ipotesi peggiori, con richieste di carroattrezzi e l'incubo del viaggio finito. Ci domandiamo, però, se non sia la benzina terminata, magari per una spia rotta (ipotesi poco realistica dato che tutto era stato controllato prima della partenza). Uno dei gestori vedendoci in difficoltà si offre gentilemente di accompagnarci al distributore. Prendiamo la benzina, torniamo alla moto e riempiamo il serbatoio. Francesco prova ad accenderla una volta, due volte, tre volte... ma la moto non dà segni di vita... A quel punto l'incubo sembra diventare realtà. Non ci diamo per vinti, lampada frontale in testa e netbook con il manuale di manutenzione aperto, cerchiamo di risolvere il problema. Nel capitolo "Accensione della moto" Francesco legge le verifiche da effettuare: 1. Marcia non inserita; 2. Pulsante di sicurezza su "run". Venti anni di motociclismo e non averci pensato! Il tempo di premere il bottone ed ecco che l'Africa torna a borbottare. È proprio vero che le cose più semplici si danno sempre per scontate. Il giorno seguente escursione nei pressi di Rissani per vedere piccoli villaggi nei quali il popolo berbero esce per salutarci. Durante il giro sentiamo un leggero fischio e odore di benzina venire dal serbatoio. Fermiamo la moto, apriamo il tappo e con immenso stupore vediamo la benzina bollire. Fuori il termometro segna 52 gradi e la lancetta della temperatura del motore è tutta verso l'alto. La sera prima il caldo aveva tirato un brutto scherzo a Francesco, ora sembra farlo alla nostra Africa. In realtà bastano pochi minuti con le ventole accese e tutto rientra nella normalità. L'esperienza nel Sahara, per noi, non sarebbe stata completa senza l'escursione a dorso di dromedario e una notte passata nel deserto. Partiamo nel tardo pomeriggio, in quella che a noi sembra una tempesta di sabbia. Siamo tra i pochissimi turisti che percorrono le piste in questo periodo dell'anno. Le dune ci rivelano l'aspetto vero del deserto e quando le case non sono più visibili pensiamo alle carovane che percorrevano per mesi il Sahara e alla durezza di questi viaggi, ma sopratutto alle centinaia di migliaia di persone dell'Africa sub sahariana che scappano da guerre e fame ai giorni nostri. Quando cala il buio e il vento si placa possiamo ammirare l'ennesimo spettacolo di un cielo colmo di stelle. L'alba tinge le dune fino a farle diventare d'oro e la bellezza di tale scenario è tanto insolita quanto sconvolgente. Salutiamo il Sahara lasciando le dune alle nostre spalle ancora in preda all'emozione di esserci arrivati con la nostra moto.

Il medio Atlante e le sue foreste (30 luglio  - 1 Agosto)

Partendo dal deserto sembra incredibile che in sole due ore sia possibile ritrovarsi dentro le foreste di cedro del Medio Atlante. Facciamo una sosta ad una piscina naturale per sccrollarci di dosso caldo e sabbia. Ci fermiamo per un pranzo al volo e una bella bibita rinfrescante e ci sentiamo suonare da lontano... sono gli amici francesi di ritorno dal Cirque Jaffar che ci raccontano come bellissimo ma molto impegnativo e difficilmente realizzabile in due con la moto carica. Ci perdiamo in chiacchere da motociclisti universali :quanti anni ha la moto, quanti km e che viaggi avete fatto. In noi sale ammirazione per chi ha tanto da raccontare e fantastichiamo sul loro racconto del viaggio sulla Karakorum Highway fatto rigorosamente con Enfield 350.  Foto di rito e tanti saluti sapendo che la strada potrebbe farci incontrare chissà dove.  La strada si fa spettacolare quando incontriamo il Medio Atlante. Il verde dei prati e i ruscelli d'acqua ci confondono le idee dopo giorni di paesaggi spogli di vegetazione. La sorpresa più grande ce la regala una strada sterrata che ci porta al primo lago di altura che incontriamo. Rimaniamo a bocca aperta contemplando quello specchio d'acqua incontaminato. Ifrane ci regala un Marocco insolito, con case in stile alpino, parchi ricolmi di fiori di tutti i colori e un centro città privo di vicoli e souk. Il giorno dopo, seguiamo il circuito dei laghi che ci porta a scoprire una zona ricca di acqua e boschi. Bellissimo il lago Hachlat intatto nella sua natura con pecore, mucche, capre, cavalli che pascolano liberamente. Il secondo giorno partiamo invece alla scoperta della foresta dei cedri percorrendo una strada secondaria che con una breve deviazione sterrata ci porterà al lago Afenouir che, pare impossibile, ci risulta ancora più bello di quelli visti il giorno precedente. Si tratta di un'oasi WWF ricca di avifauna, forse il sogno di ogni ornitologo. Sul perimetro del lago nessuna costruzione, ma solo animali al pascolo e ovili con pastori che ci salutano durante il nostro cammino. Ci fermiamo per camminare, ascoltare il silenzio della natura cercando di immortalare nei nostri occhi tanta bellezza. Riprendendo la strada passiamo all'interno della parte più bella della foresta dei cedri con alberi altissimi e scimmie che scappano al nostro passaggio. Un'ultima sosta è per il più anziano degli abitanti della foresta, un cedro di 750 anni. Seguiamo un itinerario a piedi di pochi chilometri che ci permette di allontanarci dai turisti per ammirare in silenzio lo spettacolo regalato da questa foresta.

Fès (2 Agosto)

Partiamo alla buon ora per raggiungere l'ultima città imperiale che visiteremo: Fes. Con una breve camminata raggiungiamo il quartiere ebraico dove un simpatico signore ci mostra una delle tre sinagoghe che ci ricordano l'importante storia dei giudei in questa città. Una volta entrati nella medina è impossibile non perdersi e solo con l'aiuto di una bussola riusciamo a rintracciare le splendide medrese i cui cortili sono visitabili. Giochi di luci e colori ci affascinano ed è bello restare qualche minuto ad osservare con quanta mestria gli artigiani di Fès le abbiano decorate. Unica nota dolente non poter vedere da vicino le antiche concerie dato che per visitarle si sono offerte solo false guide il cui scopo era solo quello di venderci qualcosa. Raggiungiamo l'antico forte di guardia della città da cui la medina ci appare in tutta la sua grandezza e con una lunga camminata torniamo in albergo per un rilassante bagno nella piscina situata all'ultimo piano. La sera ci decidiamo a prendere un taxi e scopriamo (dopo decine di km fatti a piedi sotto un sole a picco e 40°) che il prezzo per una corsa non raggiungeva un euro e mezzo.... quanta fatica per poterlo risparmiare! Una bella cena appena all'ingresso della medina e poi riposo pronti a ripartire il giorno dopo.

PARCO DI TEZZEKA (3-4 aGOSTO)

Dopo un solo giorno passato in città il richiamo della natura torna a farsi grande e prendiamo la strada che ci porterà nel parco naturale di Tazzeka per percorrere il circuito del Jebel Tazzeka. La strada si fa  interessante quando iniziamo a  percorrere l'Oued Zireg lungo gole contornate da boschi molto fitti e curve abbastanza ampie da rendere la guida davvero piacevole. Nei pressi di Sidi Abdallah svoltiamo dalla strada principale per raggiungere il nostro alloggio per le successive due notti. La strada si fa impegnativa con sterrati improvvisi e saliscendi che affrontati con moto carica diventano abbastanza difficili. Ma quando arriviamo all' Auberge Ain Salha( www.ainsahla.com )  capiamo di aver trovato cio che cercavamo. Una vera tenuta agricola Marocchina tirata su da una coppia  (lui marocchino lei francese) favolosa! Sono partiti da un' azienda agricola con cui danno lavoro a decine di persone del villaggio e ospitano (come dicono loro) solo chi li viene a cercare. Ci raccontano di come sia stato difficile ottenere i permessi per ospitare i turisti e che solo una visita con soggiorno della figlia di un primo ministro gli ha permesso di ottenere. Ad accoglierci  tè alla menta  e fichi secchi artigianali a bordo piscina. Il tempo di scaricare la moto e partiamo alla scoperta del parco. La strada del circuito ci porta a costeggiare il Jebel Tazzeka in mezzo a incredibili foreste popolate dalle immancabili scimmie e minuscoli  villaggi in cui ci fermiamo per bere o mangiare qualcosa. Il circuito prosegue passando per le grotte del Gouffre du Friato  e finisce a Taza cittadina circondata da mura medioevali e un souq che ben rappresenta il tipico mercato Berbero. Tornati all'albergo Francesco non resiste alla tentazione di chiedere una delle MTB che sono a disposizione degli ospiti e si butta alla scoperta dei sentieri che salgono ripidi sulla montagna dietro l'albergo mentre Serena si rilassa a bordo piscina. Il giorno dopo, appena fatta un'abbondante colazione, partiamo all'esplorazione dei sentieri del parco con la moto fino dove ci è possibile e dopo a piedi. Raggiungiamo così  vette che offrono vedute che spaziano su tutta la regione di una bellezza incredibile. Per finire passiamo per le antiche foreste di querce da sughero che viene raccolto periodicamente dagli abitanti locali. 

Nador e Cap des trois foourches (5-7 agosto)

Mediterraneo!!!!! Amiamo questo mare e ne vogliamo vedere e godere il più possibile. Per ora non c'è stato motoviaggio senza che parti di costa  non ci abbiano accompagnato!  Questa  è inesplorata dai turisti ma non dai Marocchini che ne conoscno la bellezza e se la tengono per se!  Facciamo base  per ben tre giorni a Nador che  è la tipica città marocchina che vorrebbe essere trasformata in località turistica; ce lo spiega il re in gigantografie che inneggiano alla nascita di fantomatici resort e campi da golf. La nostra mente occidentale attenta all'ambiente che ci circonda ci fa sperare che non avvenga niente di tutto quello che è stato promesso, non perchè non vogliamo posti di lavoro o nuove strutture turistiche, ma perchè l'attrattiva c'è già con una stupenda laguna che fa parte dell'accordo internazionale per la protezione degli ambienti umidi. Basterebbero qualche struttura e un po' di promozione turistica per il birdwatching, le spiagge di conchiglie e il promontorio del Cap des trois fourches che si estende nel mare poco più a nord. Spiagge, calette e un faro meraviglioso che attendono solo di essere esplorati, meglio con una moto da enduro che permette di seguire i lunghi sterrati che scendono al mare. In particolare bellissima la strada sterrata che scende alla spiaggia di Tcharrana.  Ma forse chiediamo troppo e per un popolo che non ne può più di attendere lavoro e condizioni di vita migliori, le promesse del re sono sicuramente più allettanti. Ad est, procedendo verso il confine con l'Algeria, si incontrano plage rouge e Cap de l'eau, con le tre isole spagnole Chafarinas poche miglia al largo della costa. Una statale che ci accompagnerà lungo tutta la costa fatta di sali e scendi e curve veloci che da sola merita il viaggio per  un motoviaggiatore. Asfalto tanto perfetto al punto da poter chiudere le gomme anche con l'Africa...Francesco rimane pur sempre un pilota da stradale! La sera scopriamo il gusto di mangiare pesce scelto dai banchi e cucinato come vogliamo noi e passeggiamo insieme agli abitanti sul lungomare.

Melilla, prima enclave spagnola in territorio africano (8 agosto)

Sulla costa del mediterraneo il passato coloniale Europeo è ancora molto evidente. Basta pensare alle enclavi spagnole in territorio marocchino appartenenti ancora allla Spagna. Decidiamo di visitare dapprima Melilla noncuranti di tutti gli avvisi catastrofici che abbiamo letto su una delle due frontiere terrestri Africa-Europa. Durante le due ore di coda estenuante alla frontiera, tra marocchini urlanti o in cerca di affari e furgoni, biciclette e uomini  carichi come non potevamo immaginare, ci siamo più volte domandati se davvero ne valeva la pena di passare un giorno in questa cittadina.  I palazzi modernisti, la spiaggia e il castello di Melilla ci hanno ripagato delle nostre fatiche e l'atmosfera europea che si respirava per le sue strade ci hanno fatto riflettere su come possa cambiare il mondo in 200 metri. Di là il Marocco paese africano, di qua l'Europa percepita ancora come terra delle opportunità. Difficile confrontarsi con l'importanza strategica di questi luoghi, i conflitti e le tensioni tra due continenti senza averli vissuti di persona. Non possiamo non riflettere su quanto la vita possa essere diversa a seconda di dove ci troviamo a nascere. I volti di quei ragazzi in attesa di chissà cosa alla frontiera, uomini stanchi di aspettare una svolta nelle loro vite. Vedendo tutto questo , forse, molte persone si ricrederebbero quando parlano di immigrazione, di fuga per condizioni migliori di esistenza. La sera cena spagnola con le prime due birre dopo quasi un mese di astinenza che, sarà per la stanchezza, ci rendono allegri come non succedeva da tempo. 

parco naturale di Al Hoceima ( 9-12 agosto)

Lasciata la splendida Melilla, proseguiamo il nostro viaggio percorrendo ancora la nuova strada costiera che ci regala scorci sul mare e tantissime curve.... il paradiso per ogni motociclista. La nostra meta è Al Hoceima, o meglio più che la città che in sè per sè ha poco da offrire, le sue spiagge e il suo parco naturale. Il parco è diviso in due zone e  per questo abbiamo deciso di pernottare due notti presso Casa Paca ( http://www.casapacamarruecos.com/es/ ) nei pressi di  Al Hoceima e ulteriori due notti al campeggio di Cala Iris ( http://amisdecalairis.com/) di cui vi segnaliamo entrambe i siti non per fare pubblicità ma perché , soprattutto nel secondo caso, si tratta di strutture che servono a proteggere l'ambiente nel quale sorgono. Il campeggio di Cala Iris è gestito da un'associazione che ha come scopo la conservazione di un ambiente naturale che di per sé offre tutto quello di cui si ha bisogno, in contrapposizione a progetti che prevedono lo sviluppo dell'edilizia selvaggia che stravolgerebbe questi luoghi. Nel parco non esistono strade asfaltate e per raggiungere i vllaggi e le remote spiagge si percorrono km di sterrato e sentieri pedonali.  In questo tratto di costa si trovano anche altri due lembi di Spagna. I possedimenti spagnoli in territorio marocchino, infatti, non si esauriscono con le ben note Melilla e Ceuta  (plaza mayores) ma includono oltre alle già citate isole Chafarinas anche altri luoghi. Di fronte alla spiaggia di Asfiha si trova il Penon di Alucemas un isola fortezza abitata da una piccola guarnigione di soldati. Anche se la fortezza bianca, visibile dal nostro albergo e dalla spiaggia, è molto scenografica, i cartelli che  invitano a non avvicinarci ricordano che si tratta di possidementi militari. Anche il nostro padrone di casa ce lo conferma quando Francesco gli  chiede cosa succederebbe se si avvicinasse a nuoto:" Ti sparano". Da Casa Paca esploriamo le spiaggie circostanti scoprendo che su una di esse non potevamo andare perchè il Re e la sua famiglia si trovavano in vacanza lì; questo ci ha fatto capire il perchè dell'enorme dispiegamento di forze dell'ordineche avevamo visto lungo il tragitto. I successivi giorni soggiornaimo nel campeggio di Cala Iris all'interno di un bungalow. Da lì raggiungiamo a piedi il Penon de Velez de la Gomera dove troviamo quella che a noi è parsa la frontiera più ridicola al mondo. La fortezza, infatti,  è  collegata a terra da una striscia di sabbia sulla quale è posta una corda blu che segna il confine tra i due stati. Lato costa c'è il Marocco, dalla parte dell'isola c'è la Spagna. E che quella corda non sia lì solo per figura ce lo fa capire senza mezzi termini il capitano della marina marocchina che ci ferma appena arrivati sulla spiaggia e, dopo averci fatto cancellare una foto di Francesco dentro la guardiola del confine che guardava l'isola, ci spiega che assolutamente non possiamo oltrepassare quella sottile linea blu. I soldati spagnoli in costume che prendono il sole e giocano a Beach Volley ancora una volta ci portano a pensare a quanto sia profodamente difficile capire il senso di questi confini. Vederli al di là di una corda senza poter parlare con nessun altro dà l'ennesima dimostrazione della stupidità di questi possedimenti che Europa e Africa si sono contesi per centinaia di anni. A cena assaggiamo finalmente le sardine che vediamo consumare arrosto in ogni spiaggia dalle famiglie marocchine. Anche Serena , che non ama il pesce azzurro,  è riuscita ad apprezzarle. Il giorno dopo percorriamo  i venti km di sterrato che ci portano ad un villaggio dell'interno dal quale proseguendo a piedi raggiungiamo la 'Plage des 700 marches' chiamata così perchè per raggiungerla si percorrono circa 700 scalini. Lungo il cammino avvistiamo l'abitante più nobile del parco: il falco pescatore.

El Jebha (13 Agosto)

A El Jebha ci siamo voluti venire noi... fuori da ogni itinerario turistico ci ha colpito per le immagni che avevamo visto su Google Earth. Il villaggio è autentico; niente attrattive turistiche, bar, hotel o ristoranti che possono attrarre il classico viaggiatore occidentale. Solo qualche back paper in cerca delle tre spiagge isolate e di qualcosa da fumare. Ci muoviamo subito verso il sentiero che ci mostra queste tre meraviglie: con un'ora di cammino arriviamo alla terza dove ci fanno compagnia cinque ragazzimarocchini di età compresa tra i 5 e i 15 anni. Si guardano a vicenda, ed è bello vederli nella loro autogestione. Noi con scarpe da trekking, zaino, vivande e acqua; loro a piedi nudi e senza niente da bere o mangiare. Una giornata passata tra bagni di mare e sole.

Oued Laou e Tetouan (14 -15 agosto)

La statale prosegue sinuosa e ben asfaltata verso Oued Laou località balneare molto rinomata, ma con un'atmosfera tranquilla e familiare. Appartametno sulla lunga spiaggia, mercato dove acquistiamo prodotti locali e vicinanza a Tetouan ultima città con medina che non ci vogliamo perdere. La sera a farci compagnia gatti locali che tanto ricordano i nostri che tra pochi giorni rivedremo. Tetouan, che abbiamo raggiunto percorrendo il tratto più belo della statale costiera,  ha una magnifico centro storico pieno di negozi dove Serena non perde l'oocasione di acquistare qualche vestito tipico da portare in dono a casa. Francesco, come da tradizione,  acquista la felpa della squadra di calcio locale che viene a scoprire essere anche vincitrice del campionato marocchino.

ceuta (16 - 18 agosto)

Gli ultimi giorni del nostro viaggio li spendiamo nella seconda plaza mayores: Ceuta. Stavolta il passaggio tra i due stati è molto meno traumatico dati gli ingenti investimenti della comunità europea nella nuova frontiera. Ma quello che per noi è una comodità non è altro che un modo di difendere l'enclave e il successivo passaggio in Europa dagli immigrati.  Impressionante il muro che circonda la penisola su cui si trova il territorio spagnolo al cui interno, oltre a Ceuta, si trova Benzù. Questo villaggio è abitato principalmente da marocchini che si vedono confinati da una strada interrotta dal muro invalicabile a soli pochi metri dal successivo villaggio. Guardie armate sorvegliano entrambi i lati rendendo difficile anche solo un saluto o un bagno in mare agli abitanti di entrambi i luoghi. Tutto questo lo vediamo con i nostri occhi compiendo il periplo della penisola. La strada torna indietro verso la città di Ceuta attraversando un fitto bosco inerpicandosi sul Mirador de Isabel II da cui si intravede il Jabel Musa una delle due Colonne d'Ercole. Solo la poca visibilità ci impedisce di vedere la rocca di Gibilterra a pochi km oltre il mare.  Tre giorni scorrono tra bagni in mare, visita della città e corse mattutine (per Francesco) in vista del ritorno a casa. La sera cene a base di specialità spagnole e un paio di bottiglie di vino. Lungo la strada del ritorno verso il porto di Tangeri Med un forte vento laterale ci accompagna con le ultime viste della costa marocchina.

I due giorni di navigazione sul Mediterraneo verso casa ci permetteranno di riflettere sul significato del nostro viaggiare. Il viaggio che ci lasciamo alle spalle ci apre molti orizzonti sui territori che possiamo visitare e sulle nuove possibilità di usare l'Africa su strade che fino ad ora non riuscivamo ad affrontare. Giorni spesi a decidere se il Marocco fosse o meno una destinazione possibile per un viaggio in moto sono stati cancellati appena la ruota davanti della nostra moto ha iniziato a macinare km. Tolte le false guide nelle città imperiali e nelle località turistiche più facilmente raggiungibili, il popolo marocchino si è sempre dimostrato cordiale e pronto ad offrirci un aiuto e una tazza di tè, permettendoci di scoprire un paese incredibile fatto di mille paesaggi diversi.