Capo Nord in solitaria: qualche dritta
Scelta, preparazione e svolgimento di un viaggio ancor oggi "particolare": dall'Italia a Capo Nord soli con la propria moto

La realizzazione di un sogno. Un sogno coltivato per 35 anni e finalmente, alla quasi veneranda età di 50 anni, tutte le condizioni per trasformarlo in realtà si sono avverate. La preparazione mi ha impegnato per circa 10 mesi: dalla ricerca e acquisto della moto alla programmazione delle tappe e della logistica. Ma procediamo con ordine. Pur essendo vero che c’è chi è arrivato a Capo Nord con i mezzi a 2 ruote più disparati io ho cercato sul mercato dell’usato una moto che si adattasse al meglio al mio fisico mingherlino: 185 cm di altezza per poco più di 90 kg di peso. Alla fine la scelta, rivelatasi poi azzeccatissima, è caduta su un Aprilia ETV 1000 Caponord (evocativo vero?) del 2002 con circa 25.000 km all’attivo.

le perplessità (degli altri)

Trovata la moto si trattava di decidere quando e con chi andare. Una rapida ricerca su internet faceva si che trovassi una serie di “agenzie” che organizzavano il viaggio per cifre intorno ai 3.000 euro, benzina, pranzi ed alcune cene esclusi. Un rapido calcolo mi portava all’impressionante cifra di oltre 4.000 euro. Troppi. A questo punto la decisione di organizzarmi il viaggio da solo era presa. Solo? Beh, inizialmente speravo di coinvolgere qualche amico o familiare ma problemi di lavoro, economici o precedenti impegni hanno fatto si che alla fine decisi a partire fossimo solo in due: io e la mia moto. Anzi c’era anche la disapprovazione di tutti quelli cui raccontavo la mia futura impresa in solitaria: “ma sei pazzo? vai da solo? e se ti capita qualcosa? e se ti si rompe la moto? ma con chi parli? guarda che basta una scivolata e la moto poi chi la rialza?” ecc ecc. Ne consegue che: a) se avevo ancora dei dubbi sono stati fugati (sono sempre stato uno che se vuoi fargli fare qualcosa devi dirgli di non farla),  b) ho dedotto che al mondo ci sono più menagramo che persone che pensano positivo e, infine, c) mi sono fatto una cultura su tutti i possibili gesti scaramantici di cui è ricca la tradizione italica.

non fidatevi delle statistiche

A questo punto, moto e compagni di viaggio individuati, si trattava di scegliere il periodo. Una nuova ricerca su internet ha rilevato che il mese meno piovoso in Scandinavia fosse maggio, seguito a ruota da giugno. Scartato maggio perché troppo freddo, la scelta ricadeva su giugno: pertanto partenza il 31 maggio ritorno il 20 giugno. Peccato che le serie statistiche sulla piovosità e sulle temperature siano appunto delle... statistiche e che ogni anno possa discostarsene alla grande. A cinque giorni dalla partenza nelle zone più a nord stava ancora nevicando e alla fine ho potuto contare ben 17 giorni su 21 di pioggia. Non continua per fortuna ma, che fosse una spruzzata o una precipitazione della durata di ore, Giove Pluvio non mi ha mai fatto mancare la sua presenza. La programmazione del viaggio proseguiva alla grande, ora dovevo solo pensare all’itinerario, alla preparazione della moto, all’abbigliamento, a fare una stima dei costi e di quanta valuta straniera portare, alla logistica e ad altre mille piccole e grandi cose. Ma ormai ero lanciatissimo e nessuna difficoltà mi avrebbe fermato.

LA MIA IDEA

Dopo aver letto vari resoconti di viaggio decidevo di organizzare il mio in base a questo criterio: doveva trattarsi di un viaggio IN moto, quindi niente traghetti (in realtà avrei poi scoperto che uno non lo avrei potuto evitare causa mancanza strada) e niente repubbliche baltiche. Caponord è in Scandinavia? E in Scandinavia dovevo viaggiare. Andata Svizzera, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia. Ritorno sull’altro lato della penisola scandinava e quindi Norvegia, Svezia, Danimarca e giù giù fino ad Asti. Distanza da percorrere circa 10.000 km, divisi in tappe dalla lunghezza variabile: da 450 a 800 km. Giorni di "non viaggio" 3 per consentire la visita di Stoccolma, Oslo e Copenaghen. In realtà, si ridurranno a 2 con esclusione di quella di Oslo perché avevo bisogno di recuperare un giorno per poter ridurre la lunghezza delle tappe finali causa un problema alla catena della trasmissione finale della moto che non ero riuscito a risolvere in loco.

tenda e risotti

A questo punto della programmazione dovevo decidere dove pernottare e come nutrirmi. Dove dormire? Se vuoi che un’avventura sia “un’Avventura” allora la risposta è semplice tenda e campeggio! La scelta della tenda è ricaduta su una Bertoni Alu3 Caponord (di nuovo un nome evocativo e di buon augurio) che si è rivelata perfetta per resistenza alla pioggia ed al vento ed inoltre una volta chiusa stava perfettamente nel bauletto insieme a saccoapelo e materassino. Il saccoapelo, un modello con termicità data per zero gradi e che credevo esagerato (l’avevo testato positivamente dormendo sul terrazzo di casa mia in città) si è rivelato invece appena sufficiente. Come nutrirmi? Beh il problema si limitava alle cene. Per quanto riguarda colazioni e pasti sapevo che essendo in viaggio mi sarei basato su cappuccini, biscotti e panini acquistati nelle stazioni di servizio. Ma per le cene? Alla fine l’opzione è ricaduta sui risotti liofilizzati da integrare con eventuali prodotti locali. Nei bauletti hanno quindi trovato posto 22 risotti (uno in più per ogni evenienza), una pentola antiaderente della Decatlhon, posate pieghevoli e un fornelletto con 2 bombole di gas. Per quanto riguarda queste ultime una sarebbe stata più che sufficiente perché tutti i campeggi in cui sono stato offrivano una cucina comune con varie postazioni per cucinare e una sala in cui mangiare al coperto.

L'abbigliamento

Risolto il problema del cibo mi rimaneva quello del vestiario. Dopo varie ricerche mi orientavo su un abbigliamento tecnico della Alpinestars. Giacca e pantaloni modello Andes (davvero ottimi. Anche dopo ore sotto l’acqua non una sola goccia è entrata con l’unico appunto riguardante la qualità e la quantità del velcro sulla chiusura bassa del pantalone sullo stivale che se non perfettamente allacciato tendeva ad aprirsi causandone una risalita); stivali GranTorino, semplicemente perfetti; guanti invernali in Gore-Tex con doppio manicotto, leggermente macchinosi da mettere e togliere ma caldi e perfettamente stagni. Scelto, acquistato e testato l’abbigliamento tecnico (sono uscito in moto con un amico sotto un diluvio con risultati con risultati strepitosi: io perfettamente asciutto, lui completamente fradicio. Stranamente siamo anche rimasti amici), mi rimaneva da risolvere il problema dell’intimo. Dovendo viaggiare ogni giorno con meteo incerto come potevo sperare di far asciugare magliette, calze e mutande? La soluzione si è presentata da sola, se non potevo lavare potevo buttare: recuperate 22 vecchie magliette (anche da amici), 22 paia di calze e 22 mutande (tra usato e capi “cinesi” la spesa è stata irrisoria) il problema era risolto. Nei bauletti hanno così trovato posto 22 pacchetti (uno in più per la solita evenienza incognita) da aprire ed usare dopo la doccia uno per ogni giorno di viaggio. Dopo un paio di giorni mi sono accorto che invece di buttar via la maglietta subito dopo l’uso conveniva tenerla fino al giorno dopo per poterla usare come straccio. Non avete idea di quanto faccia comodo uno straccio per asciugare, pulire o anche solo appoggiare qualcosa quando si viaggia in moto.

la moto e i bagagli

La preparazione della moto ha preso un’altra bella fetta di tempo. Ragionando sul fatto che verso Capo Nord sarebbe stato complicato, se non impossibile, trovare assistenza per una moto italiana di 12 anni, ho deciso che avrei dovuto essere in grado di gestire in prima persona la maggior parte delle possibili evenienze negative. Primo passo: cercare sui vari forum dedicati al modello quali potevano essere i punti deboli della moto e procurarmi quei 2/3 ricambi che sembravano essere più soggetti a rottura. Un consiglio: concentrarsi solo su quei problemi che ricorrono con più frequenza perché altrimenti si può giungere alla conclusione che la propria cavalcatura sia già un miracolo se si riesce a farla uscire dal garage. Il passo successivo è stato quello di procurarmi un manuale di officina ed impratichirmi ad operare su tutte quelle parti che pensavo potessero dare problemi. Per finire il montaggio della base e dell’alimentazione del navigatore per non dover correre il rischio di rimanerne senza durante la guida e, in ultimo, un bel tagliando fatto da me, un paio di gomme nuove e un’accurata scelta di attrezzi hanno fatto si che la moto fosse pronta a partire. Per quanto riguarda i bagagli li ho sistemati in tre bauletti, in un borsone stagno legato sulla sella del passeggero e in alcune borse in cordura di medie piccole dimensioni, nate per usi diversi, e da me fissate con fascette al telaio paramotore al cui interno hanno trovato posto olio motore, telo coprimoto, pompa del materassino, bottiglietta d’acqua e un nylon da mettere sotto la tenda, kit ripara gomma e olio spray per catene.

IL DENARO

Per quanto riguarda la parte economica, ossia quanti soldi e strumenti di pagamento portarmi dietro, la scelta è stata di avere un bancomat abilitato a pagamenti all’estero, una carta di credito e l’equivalente di 100,00 euro al giorno in contanti nelle varie valute dei Paesi da attraversare. Ovviamente la speranza era di riportarne a casa un bel po’ e così, per fortuna, è stato. Quasi ovunque il mezzo di pagamento preferito e accettato volentieri è il Bancomat. Il prezzo della benzina, la voce principale di spesa per quanto riguarda il mio viaggio, è più o meno allineato a quello italiano con la piacevole eccezione della Germania, se si esce dall’autostrada.

LA TESSERA DEL CAMPEGGIATORE

A questo punto che dire del viaggio? Partito il 31 maggio con la pioggia sono arrivato a Caponord, dopo un giorno di sosta per visitare Stoccolma, l’8 giugno con una temperatura di 4 gradi e un violento vento gelido che mi ha quasi surgelato. Gli altri dodici giorni mi sono serviti per rientrare fermandomi un giorno a Copenaghen e a percorrere avanti e indietro le Lofoten. In generale i posti sono stupendi, la gente cordiale e sempre disposta a dare o chiedere informazioni. Conoscere un minimo di inglese aiuta molto visto che da quelle parti lo parlano tutti. I campeggi (con esclusione di quello di Oslo) sono belli, puliti ed economici (low season): da un minimo di 12 euro ad un massimo di 27 per una persona con posto tenda, moto ed allacciamento elettrico. Necessaria la tessera europea del campeggiatore non solo perché vi farà avere vari sconti nei campeggi ma soprattutto perché per accedere ad alcuni è obbligatoria. Si può richiedere su internet al costo di meno di 20 euro e si ripaga già dopo 2 o 3 pernottamenti. Sempre per quanto riguarda la vita in campeggio, se si desidera avere l’allacciamento elettrico, conviene prepararsi e portarsi dietro una prolunga con la possibilità di sostituire la spina blu CE con quella di tipo Shuko in quanto... campeggio che vai presa che trovi.

dritte varie sul viaggio

Ed ora qualche notizia in ordine sparso. Un’accortezza è quella di fare benzina non appena ci si avvicina a metà serbatoio perché può capitare che, come accadutomi in Finlandia, non si trovino distributori per più di 100 km. Oltre al navigatore ero in possesso di un cellulare con accesso ad internet (tutti i campeggi offrono il WiFi compreso o a prezzi davvero modici) e delle cartine stradali che si sono rivelate davvero utili quando ho dovuto rivedere le tappe degli ultimi 4 giorni di viaggio. I limiti di velocità sono molto bassi e presenti quasi ovunque così come vi sono numerosissimi autovelox frontali! In Svezia nonostante vi siano migliaia di cartelli che avvisano della possibilità di trovare renne in mezzo alla strada il pericolo è davvero limitatissimo poiché le strade principali sono protette da reti. In Norvegia ed in Finlandia vi sono, per assurdo, meno cartelli ma li le renne sulle strade ci sono davvero.

ultime considerazioni

Una delle domande che mi sono state rivolte più spesso al ritorno è stata “ma non ti annoiavi da solo? E non soffrivi di solitudine?”.A tutte e due le domande la risposta è no. Non ho sofferto di solitudine perché comunque grazie alle moderne tecnologie: cellulare, Skype, internet e Facebook avevo contatti quotidiani con amici e familiari. E no, non mi sono annoiato perché ogni giorno era talmente pieno di attività che arrivava l’ora di andare a dormire in un attimo. La giornata tipo era così articolata: sveglia alle 7,30, passaggio in bagno, smontaggio tenda e “impacchettamento” e caricamento bagagli; partenza verso le 8,30 – 9,00 (in caso di sveglia sotto la pioggia); pausa colazione e rifornimento benzina verso le 10,30, poi di nuovo in moto fin verso le 13,00 dove un panino ed un pieno di carburante erano la mia pausa pranzo. L’arrivo in campeggio avveniva normalmente verso le 16,30 – 17,00. Registrazione, manutenzione ordinaria alla moto, montaggio tenda e allestimento del campo seguiti da una corroborante doccia ed era già l’ora di preparare la cena. Una telefonata a casa, un giro su FB per aggiornare gli amici, quattro chiacchiere con altri ospiti del campeggio o una passeggiatina nei dintorni ed ecco venuta l’ora di andare a dormire. Insomma impossibile annoiarsi o soffrire di solitudine: non c'era il tempo. Probabilmente così non sarebbe stato se avessi alloggiato in albergo allora, forse, una volta scaricata la moto e fatta una doccia il tempo sarebbe trascorso più lentamente. Se, infine, qualcuno dovesse chiedersi quanto mi è venuto a costare questo viaggio, beh la risposta è che è costato circa la metà di quello che avrei speso appoggiandomi a un’agenzia di viaggio, cioè circa 2.300 euro. Inoltre il senso di gratificazione e l’esponenziale crescita dell’autostima per aver realizzato questa “impresa” da solo e senza aiuti non ha prezzo.