Basilicata coast to coast
Da Maratea a Scansano Jonico ripercorriamo l’itinerario del fortunato film di Rocco Papaleo: la dichiarazione d’amore per una terra che non smette di incantare. I calanchi di Aliano e lo struggente paese di Craco, il Golfo di Policastro e il Colosso del Monte S. Biagio sono solo alcuni dei ciak che hanno ispirato il nostro viaggio

Cercare location di film che ci sono piaciuti è una divertente scusa per conoscere un luogo. E una pellicola di successo può essere un’ottima occasione per promuovere un territorio. Lo sapeva bene Rocco Papaleo quando, nel 2010, ha diretto - debuttando come regista - la commedia italiana “Basilicata Coast to Coast”, che può considerarsi la traduzione cinematografica e moderna del romanzo picaresco, oltre che la dichiarazione d’amore per la sua regione. La traduzione motociclistica, poi, di questo viaggio da mare a mare non è stata difficile: le strade, le montagne, le coste in questa regione sono set naturali e il risultato è un itinerario percorribile anche nelle mezze stagioni.

IL TEMA “PICARESCO”

Per chi non l’avesse visto, il film racconta il percorso intrapreso da Nicola (Rocco Papaleo) e i suoi amici musicisti per raggiungere il Festival Teatro Canzone di Scanzano, a piedi! L’annuncio dell’impresa anacronistica viene dato con un raffinato e ironico comunicato stampa che abbiamo trovato assolutamente il linea con la nostra filosofia di viaggio: “La vita è un viaggio troppo corto... se non lo si allunga. Con la superstrada per andare da Maratea a Scanzano Jonico ci vuole un’ora e mezza, invece a piedi, percorrendo strade alternative, abbiamo calcolato di metterci circa dieci giorni. La prima considerazione è che abbiamo tempo da perdere, o meglio da regalarci. Dunque, motivo di questo viaggio è farci un regalo. Il senso, è vedere se siamo in grado di meritarcelo. Partiremo dopo domani mattina dalla piazzetta di Maratea“.

DA MARE A MARE

E così facciamo anche noi: ispirati da Nicola, Franco, Salvatore, Rocco e Tropea, tracciamo una rotta dal Tirreno allo Ionio restando, però, in sella alla nostra Ducati Diavel Strada. Per avere tempo da spendere sulle strade della Basilicata ci spariamo un noioso trasferimento autostradale fino al casello Lagonegro Sud che dimentichiamo all’istante una volta imboccata la panoramica SS18, splendida litoranea da guidare con un bel ritmo fino a Marina di Maratea, dove ammiriamo tutte le sfumature turchesi del golfo di Policastro. A fine tappa cediamo alla tentazione di un tuffo in mare e, arrivata l’ora del tramonto, chiediamo indicazioni per raggiungere il Redentore, statua simbolo di Maratea, alta 21 metri e opera dello scultore fiorentino Bruno Innocenzi. Salendo sulla vetta del monte San Biagio, dove si erge la statua, si guadagna una visuale strepitosa sull’intera costa, non a caso qui è stato girato il primo ciak del film. Come da copione, il mattino seguente, partiamo da Maratea, ma non prima di esserci addentrati tra vicoli che si arrampicano verso la piazza centrale, secondo ciak visitato. Maratea rappresenta l’unico sbocco della Basilicata sul Tirreno per cui è perfetta per iniziare una traversata da costa a costa. La strada sale sinuosa fino a Lauria, paese natale di Antonio Rocco Papaleo (classe ‘58), amato dalla sua gente perché non si è montato la testa malgrado il successo. Da qui il film si sposta nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri - Lagonegrese mentre noi puntiamo al Pollino, a cavallo tra Basilicata e Puglia, il parco naturale più grande d’Italia. La nostra scelta è dettata dal desiderio di conquistare la strada più alta della Basilicata, che da San Severino Lucano conduce al santuario della Madonna del Pollino, a 1.537 m di altitudine. Per chi volesse, invece, seguire fedelmente le tracce del film deve raggiungere Latronico e poi Tramutola, dove “ci sono le più belle ragazze della regione, si dice”. Noi proseguiamo per Bacino del Pantano e Senise dove incontriamo Giuseppe Pennella, uno di quei personaggi che con il solo sguardo ti riempiono l’anima: per noi è il terzo ciak, anche se la location non è quella del film. La sua azienda agricola produce da anni i famosi peperoni di Senise IGP rispettando i metodi di coltivazione più naturale (e anche più faticosi). Nella pellicola di Papaleo il prodotto tipico lucano viene offerto da un contadino come segno di accoglienza ai protagonisti del film. Noi, invece, per gustarli andiamo al ristorante “Le Macine”, sempre a Senise. Poco dopo raggiungiamo Aliano, dove si trova la casa di Carlo Levi. Lo scrittore ha vissuto proprio qui il domicilio forzato a cui è stato costretto durante il fascismo, come ci racconta Nicola (Papaleo) nel film: “… Durante il fascismo è stato confinato ad Aliano e qui ha scritto un libro (nrd. “Cristo si è fermato a Eboli”). Finito il conflitto se n’è andato, però quando è morto ha voluto essere seppellito ad Aliano, quindi per noi è un simbolo molto forte: uno che prima questa terra l’ha subita e poi l’ha scelta”. La casa che ospitò lo scrittore è, oggi, un interessante museo visitabile, il cui balcone offre un colpo d’occhio straordinario sui vicini calanchi.

I CALANCHI DI ALIANO

Ripresa la strada cerchiamo la deviazione sterrata che li attraversa portandoci in una dimensione lunare dove attoniti viviamo l’emozione del nostro quinto ciak. Seguire le orme di “Basilicata Coast to Coast” si rivela, km dopo km, meglio di una guida turistica: è come viaggiare accompagnati da una persona del luogo che sa consigliarti i posti migliori. Prima di lasciare Aliano un altro ciak gastronomico (sesto assoluto): il ristorante degli “gnummaridd”, gustosissimi involtini di interiora tipici della tradizione pugliese, lucana e molisana. Ammirandoli sul grande schermo c’era venuta l’acquolina in bocca e per fortuna la realtà non ha tradito le aspettative. Questi piccoli paesi sanno come sorprendere chi viene dalle grandi città: ti senti coccolato ed è facile trovare una famiglia pronta a darti un letto, un bicchiere di Aleatico del Vulture o a scambiare quattro semplici chiacchiere di pura compagnia. Nei pressi di Craco, il famoso paese fantasma (settimo ciak), ci tornano alla mente le parole di Nicola: “Craco è stata abbandonata in seguito a una frana, aiutata dalla costruzione di una nuova rete fognaria... non ha retto la modernità, ame piace pensare che l’ha rifiutata”. In realtà, le motivazioni che hanno causato l’abbandono di Craco sono molteplici e la frana del 1963 è stata il risultato (e non la causa) della sua decadenza, ma vale comunque la pena di visitare ciò che resta dell’antico borgo. La costa ionica si avvicina, ma come nella storia di Nicola e i suoi amici anche noi sembriamo non voler arrivare alla meta. La Basilicata ci rapisce il cuore e, arrivati a Scanzano Jonico, viene voglia anche a noi di cantare “tu che ne sai, l’hai vista mai, Basilicata is on my mind“ (ottavo ciak), per poi concederci subito dopo il nono e ultimo: un tuffo nello Ionio.