Viaggi in moto e litigate: impossibile farne a meno
Due possono essere amiconi per la vita, basta non mettere in mezzo soldi, donne e viaggi in moto!

Elemento imprescindibile del viaggiare in moto sono le litigate. Tutti sanno che può succedere, infatti... succede. Eppure ci si ricasca sempre. I viaggi in moto, infatti, sembrano studiati in modo da far emergere tutte le possibili differenze di carattere, fino all'inevitabile esplosione. Ma allora, perché ci si mette in tali condizioni? Credo che la fregatura stia nel fatto che, a bocce ferme, i viaggi in moto hanno un irresistibile aspetto seducente, che copre le vere magagne di tale attività. Ti immagini in autostrada, a 130 fissi, senza alcuna fatica, mentre bruci i 300 km del trasferimento in un quarto d'ora. Poi inizia la fase collinare e non c'è traffico, tu guidi come Marquez, il tempo è bello e fa caldo, ma non troppo. Arrivi alla meta, trovi subito posto in albergo, ti fai la doccia e coi tuoi compagni di viaggio vai in una trattoria tipica, dove si mangia una coda alla vaccinara divina. Siete felici, siete amici per la vita.

INVECE LE COSE NON STANNO COSÌ!

I 300 km d'autostrada sono uno stillicidio. Il traffico è fitto, vi tocca viaggiare a passo d'uomo col calore del motore che vi devasta, perché ci sono 40 gradi. Il vostro compagno è lentissimo e diventate scemi a cercarlo perennemente negli specchietti retrovisori. Oppure è velocissimo e vi insulta, perché siete troppo lenti. La vostra moto ha un problema alla frizione che vi rende isterici. Qualcuno del gruppo vuole fermarsi in autogrill perché è sfinito, qualcun altro lo maledice perché non vuole fare soste. Dopo 300 km siete stufi e avete il sedere che duole ma, quando uscite dall'autostrada, i 40 gradi sono diventati 18 e piove a dirotto. Sulle strade collinari le differenze di velocità tra i vari membri del gruppo sono eccessive. I veloci insultano i lenti, questi ultimi si sentono sotto pressione, in più battono i denti per il freddo perché sono bagnati fradici e propongono di fermarsi al primo albergo, ma li obbligate a proseguire. Arrivate alla meta tardissimo, gli alberghi sono pieni. Ne trovate uno alla buona, ma alcuni del gruppo lo trovano troppo brutto e insistono per cercarne un altro, nonostante siano fradici e affamati. Alla fine, qualche mugugno di troppo porta a dei “vaffa” e alla rottura di un'amicizia che, fino a quel momento, sembrava indissolubile. E bisogna ancora mettersi d'accordo sul ristorante, sempre che sia ancora aperto.

MA PERCHÉ SI LITIGA?

La prima causa di litigio sta nel fatto che, nella vita quotidiana, non si è in grado di capire i limiti di coloro coi quali abbiamo deciso di viaggiare. Che siano colleghi di lavoro o persone conosciute sul forum della moto del cuore, andandoci insieme a mangiare la pizza non troveremo quelle condizioni di stress che portano le differenze di carattere a scontrarsi senza ritorno. Anzi, probabilmente non le troveremmo neanche a farci un week end insieme. Nel mangiare la pizza si cade nella tipica “fregatura da viaggio in moto a bocce ferme”, di cui parlavamo sopra: ci si esalta a vicenda, vedendo sempre rosa ciò che potrebbe essere nero. Io conosco bene quel languore che mi prende quando mi trovo a fantasticare di viaggi in moto con persone che mi stanno simpatiche, ma con le quali non ho mai viaggiato. Di seguito, ecco un elenco delle cose che possono portare alle liti.

IL LEADER

Io trovo odioso dover parlare di leader in faccende ludiche come i viaggi in moto, ma non si può far finta di non rendersi conto che in ogni viaggio c'è sempre qualcuno che assume un ruolo di guida del gruppo. Spesso la cosa non è dichiarata, magari ciò succede perché si tratta di colui che ha proposto il viaggio, che conosce il percorso, che ha più esperienza. Magari non c'è un motivo preciso. Ma quello che succede, all'atto pratico, è che ciascun partecipante, magari senza rendersene conto, identifica nel gruppo una persona da prendere come riferimento, specialmente per una funzione di vitale importanza: fidarsi. Si tratta di un meccanismo affascinante, di cui non esiste una gran letteratura. Se accetti quella persona come leader e ti fidi di lei, lascerai che sia quella a prendere le decisioni più importanti, che siano pratiche – dove mangiamo? - o che servano a fronteggiare imprevisti tipo guasti, errori di rotta, traghetti persi. La fiducia è una strana cosa astratta, finché ce l'hai porti quella persona in palmo di mano, ma se la perdi non la recuperi più. Badate bene che sono fenomeni inconsci, che avvengono naturalmente. Quando il leader funziona ed è accettato da tutti, il viaggio si svolgerà perfettamente. Altrimenti, le liti prospereranno. Ad esempio: succede che non ci si fida più del leader. A me successe in un viaggio in bicicletta (qui ci sono meccanismi identici a quelli motociclistici). La persona in questione aveva una forte personalità e decideva quale strada prendere, ma quando, cartina alla mano, capimmo che stava sbagliando clamorosamente, per di più senza volerlo ammettere, non siamo riusciti a dargli retta su un solo argomento, perché non ci fidavamo. Era diventato uno che sbagliava, ma che pretendeva di avere il controllo sul gruppo: in breve, venne isolato.

Altro problema è quando uno ha la smania di fare il leader e tenta d'imporsi, senza che ne abbia i meriti, o prima che gli altri abbiano sviluppato la necessaria fiducia in lui. Diventa uno privo di alcun carisma che cerca di farti fare quello che vuole lui. Vuole fare lui la strada, decidere il percorso, stabilire dove e quando mangiare. Il gruppo lo percepisce come uno con la smania del comando e non come una persona votata alla giusta causa del viaggiare insieme.

IL PERICOLO

Fondamentale, in questo gioco del fidarsi a vicenda, è che la percezione del pericolo sia la stessa per tutti, oppure che venga tarata sul più debole. Se chi propone il viaggio ti fa affrontare percorsi che ti mettono ansia, la lite arriverà molto presto. Identifichi il “leader” come uno sborone che ti porta in pezzi difficili fregandosene di quello che pensi tu, delle tue ansie, oppure, ancora peggio, che ti mette apposta in quella condizione, per divertirsi e umiliarti. Questa cosa è un classico di molte uscite in fuoristrada, dove si vuole umiliare l'ultimo arrivato, per mostrare la forza del gruppo.

IL RITARDO

Uno degli elementi più importanti per la salvaguardia della salute del gruppo è capire come si è messi nei confronti degli orari. Il mondo, infatti, è diviso tra “mitteleuropei”, che considerano il rispetto degli orari una missione da non fallire mai, come segno di educazione e di professionalità nei confronti del viaggio e “levantini”, che nell'orario vedono un riferimento identificativo e approssimativo per partire tutti insieme. Mischiare le due filosofie può portare a omicidi all'interno del gruppo. Coloro che rispettano gli orari vedono, in chi arriva tardi, un deliberato atto ostile di maleducazione nei loro confronti. Però è anche importante non essere troppo severi: voler calcolare a tutti i costi orari precisi per gli appuntamenti, con tutte le incognite che flagellano i viaggi in moto, non è saggio. Io sono un ritardatario cronico e questa cosa non viene sopportata da molti. Il principale motivo del mio ritardo è che sono vittima del panico da bagaglio: mi trovo circondato da tutti quegli oggetti e non mi decido a seguire un filo logico per metterli nelle borse. E questo incide sull'orario di partenza.

Ma poi c'è il ritardo sulla tabella di marcia. Sai che devi fare 280 km e che terrai una media di 60 all'ora, quindi, partendo alle 14, arriverai alle 19, comprendendo anche una sosta benzina e qualche sosta foto. Ma, più si è, più questi orari si dilateranno (vorrei riuscire a calcolare di quanto aumenta il jet lag a seconda dell'aumento dei partecipanti), tra chiacchiere e guasti, fino a farci arrivare alle quattro di notte. Non sto esagerando, ci sono viaggi che vanno sistematicamente così. Se non si apprezza questo stile levantino di viaggio, si finirà per litigare. L'unico modo per non tardare quando si è in tanti è eleggere un leader con la frusta. Cosa su cui, del resto, si basano i viaggi organizzati.

LE DIFFERENTI VELOCITÁ

Che cosa fa venire di più i nervi, essere in fondo a un gruppo di smanettoni e viaggiare con lo stress di chi si sforza di non venire lasciato indietro... o, all'opposto, fare continue soste perché chi ci segue è lentissimo e lo perdiamo di continuo? Nel primo caso, ci si sforzerà di guidare a una velocità superiore a quella abituale, cosa stancante e pericolosa. Nel secondo, lo stress sarà dovuto alle continue soste, che ci inculcheranno la sensazione angosciante del tempo che passa, buttato via ad aspettare uno che non arriva mai.

IL COMFORT

Il comfort logora chi non ce l'ha. In moto ci sono parecchie cose che stancano, dalla durezza della sella al vento della corsa, dal freddo alla fame, dalla sensazione di essere sporchi al caldo del motore che scotta le cosce. Questo rende irascibili alcune persone che, finché non sono salite a bordo della moto, sembravano le più tranquille del mondo. A questo punto, a fine tappa, per loro sarà importantissima la sistemazione notturna. Si aspetteranno un bell'albergo con Jacuzzi, quando magari voi pensavate al campeggio libero sotto la pioggia. Simili differenze di vedute, nel momento sbagliato, possono portare a liti violente e ad amicizie estinte.

L'ELASTICITÀ

Per viaggiare occorre una mente elastica. Bisogna essere preparati a ogni genere di disagio e imprevisto, compresi quelli che aumentano la fatica e lo stress. Non tutti hanno questa mentalità e possono uscire di testa di fronte a problemi che ad altri non fanno un baffo. Ma ci sono molte persone che hanno una soglia di stress molto bassa. Un classico caso sono quelli che vanno in ansia quando il serbatoio è sotto la metà e non ha la certezza che ci sarà un distributore entro breve. Oppure coloro che hanno il terrore di rovinare la moto e vorrebbero evitare di percorrere strade con brecciolino dopo un acquazzone (m'è successo veramente di girare con uno così!). C'è chi si ferma a mettere l'antipioggia non appena vede delle nuvole nere all'orizzonte, chi aspetta che inizi a piovere e chi costringe tutto il gruppo a sostare sotto un ponte, perché non ha portato l'antipioggia.

IL LOGORIO

Se il viaggio è lungo, il ripetersi di piccole occasioni di disagio può portare, dopo la 500esima volta, alla crisi isterica. Un'amicizia può essere messa a dura prova se, giorno dopo giorno, ci si trova sempre più lontani da certe situazioni del quotidiano che permettono di scaricare lo stress. Ad esempio, viaggiare sempre fino a tardi, stare sempre umidi, dormire sempre scomodi e con poco spazio, stare sempre a contatto con gli altri, non avere mai un attimo di relax, o di intimità con se stessi.

LO SCROCCO

Spesso capita che, tra i partecipanti del viaggio, ci sia uno che dà per scontato che gli altri “debbano” assisterlo, oppure che tende a fare il furbetto, riducendo le proprie responsabilità e cercando di far fare agli altri cose che spetterebbero anche a lui. Parte con meno soldi degli altri, con meno equipaggiamento, chiede cose e favori continuamente, non aiuta in caso di guasti o se si deve cucinare. Cerca sempre di trovarsi nel momento giusto al momento giusto, a scapito degli altri. In genere, persone così dopo un paio di giorni diventano motivo di liti, ma permettono al resto del gruppo di compattarsi facendo fronte comune.

LA FIDANZATA

Succede anche questo: “lei” dice a “lui” che lo raggiungerà dopo una settimana. Fino a quel momento, “lui” è un eccellente compagno di viaggio, che sopporta i disagi e ha lo spirito giusto. Poi, quando arriva “lei”, cambia tutto, perché è una rompipalle, non c'entra nulla col resto del gruppo, non si integra, quindi scarica addosso a “lui” tutto il suo disagio. La cosa notevole di questa situazione è che, nel 90% dei casi, “lui” sposa la causa di lei, rinnegando il suo comportamento della settimana precedente e alleandosi con le rimostranze di “lei”, anche su cose che gli andavano benissimo.

L'AMICO DELL'AMICO

Quante volte si sente dire: “Era il mio solito gruppo, stracollaudato, ma poi X ha invitato il suo amico Y, che non c'entrava nulla con noi”. Y non s'integra, è antipatico, ha ritmi diversi, tende a litigare o a irritare gli altri. Può succedere che X se ne accorga e dica: “Scusate, non avevo mai viaggiato con lui, non pensavo che fosse un tale pacco”, quindi viene perdonato. Oppure, che le differenze tra voi e X ci sono e non sono tali da rovinare i viaggi, ma fanno anche sì che a X possa piacere Y e a voi no. Ci sono anche casi in cui parti da solo, ma ti aggreghi occasionalmente a degli sconosciuti, magari per diversi giorni. In questo caso è molto divertente leggere “Verso Ushuaia” di Lois Pryce, una ragazza inglese che in sei mesi ha attraversato le due Americhe da nord a sud. Pur essendo partita sola, non ha mai rifiutato compagni di viaggio e, tramite il suo sito internet, s'è fatta raggiungere prima da Rachel, con la quale l'intesa è stata perfetta e poi da Amalia, che invece rappresenta il prototipo del compagno di viaggio da sfuggire come la peste: superba, cinica, superficiale, irascibile e per nulla interessata ai posti che vedeva e alle culture che incontrava. Loys ne parla così male che, a un certo punto, il lettore spera che le succeda qualcosa, ma finisce per esagerare e la povera Amalia finisce in ospedale con la testa rotta!

LE FOTO

In generale, i mototuristi tendono a fare poche foto. Tengono in tasca una compatta, o usano direttamente il telefono e scattano foto senza impegno, durante le soste. Il dramma avviene quando nel gruppo compare un fanatico di foto, con tanto di reflex o mirrorless con obiettivi di ricambio e borsona a tracolla. Costui sa che le foto nelle soste non dicono nulla, quindi impone continue fermate fuoriprogramma per immortalare il panorama, il castello, il camoscio, le moto che piegano sul tornante. Dopo la decima fermata, il gruppo lo manda al diavolo.

I VIAGGI ORGANIZZATI

L'umanità si divide tra chi va in ansia se non viaggia con un programma proposto da qualcun altro e chi non si diverte se non è in grado di viaggiare in autonomia. Al primo caso appartengono coloro che partecipano ai viaggi organizzati, oppure che si fanno portare in giro da una guida; e che se si trovano in una gita tra amici vogliono sapere con precisione a che ora si parte, a che ora si arriva, dove si arriva, a che ora si mangia. Non sopportano cambiamenti di meta o di orario, non sopportano i ritardi. Odiano, soprattutto, chi promette orari che non sa mantenere. E vogliono avere la sicurezza di un veicolo di assistenza dietro di loro.

Al contrario, il nemico dei viaggi organizzati si sente soffocare se c'è qualcuno che gli dice, continuamente, cosa deve fare. Vede un posto dove vorrebbe fermarsi per la notte, ma non può, perché c'è chi gli fa fretta ricordando che per sera si deve essere improrogabilmente 200 km più in là. Vorrebbe rilassarsi, una volta arrivato alla meta, ma non può, perché ha solo 20 minuti per una doccia prima che tutti insieme si sia costretti ad andare al ristorante convenzionato. Alla fine sclera: preferisce i rischi di un viaggio senza assistenza, piuttosto che questa prigione dorata. Ovviamente, mettere insieme i due tipi di persone in un viaggio non può che portare a liti. Il peggio avviene quando quello che ama i viaggi organizzati si affida a quello che non li ama, identificando in lui una sorta di tour operator. Al primo svarione di programma, il primo insulterà il secondo, che si domanderà con che razza di rompipalle stia andando in giro.

INTERESSI DIVERSI

Si può essere amici per anni di persone simpaticissime che si vedono sul lavoro, al cinema, in pizzeria. Guardi con loro le gare di moto in tv. L'intesa è perfetta. Ma poi, in viaggio, scoprite che solo a voi interessano i monasteri bizantini della Bulgaria. Per voi è motivo di stress volerci andare e vedere che a loro interessa solo guidare e mangiare. Per loro è motivo di stress dovervi seguire fino a tali monasteri, camminare sotto il sole vestiti da moto, vedere faticosamente cose che li lasciano indifferenti. La lite è dietro l'angolo. Interesse diverso può anche essere avere una meta particolarmente difficile da raggiungere e scoprire che, nel gruppo, c'è chi vuole arrivarci a tutti i costi e chi, invece, ai primi segnali di stanchezza lascia perdere. Esempi tipici: l'Elefantentreffen (dove in genere si va in gruppo) o la Hardalpitour, dove si partecipa in squadre da tre.

FARE TUTTO INSIEME O NO?

Un segreto per non litigare è decidere, fin da subito, che ciascuno abbia il diritto di fare ciò che vuole, quindi che sia compatibile viaggiare attuando programmi diversi. In certe tappe ci si può dividere: chi vuole vedere i monasteri bizantini ci va e gli altri fanno un giro diverso, oppure chi s'innamora del passo montano ci si ferma a dormire con la tenda, mentre gli altri proseguono in cerca dell'albergo con la Jacuzzi. Questa cosa, però, deve avvenire subito, in fase di programmazione del viaggio, non deve venire decisa dopo che sono sorti i problemi. M'è capitato di litigare pesantemente durante un viaggio, di chiarire le mie posizioni, di fare pace e di proseguire in armonia ma poi, una volta tornati a casa, non ci siamo sentiti più.

DA CHE PULPITO...

Si penserà che chi scrive un articolo simile sia il Viaggiatore Perfetto, ma io sono conscio di presentare parecchie delle caratteristiche che possono portare un gruppo all'esplosione. Sono sempre in ritardo, programmo tappe e tempi che non so rispettare, mi infilo in percorsi di non certa fattibilità, faccio milioni di foto, rifiuto assistenze tipo furgoni ma poi ci metto 5 ore per riparare una gomma, non so cucinare né accendere il fuoco e faccio sistemare i guasti agli amici, tendo a invitare persone che non conosco solo perché a pelle mi sembrano simpatiche. Ho un passo che per alcuni è troppo lento e per altri troppo veloce. Di buono ho che sono sempre entusiasta, che mi stanco poco, che accetto le sfighe, che dormo dove capita e che non sento l'esigenza di mangiare alle ore canoniche. Per questo ho litigato in tanti viaggi con persone che mi hanno mandato al diavolo in malo modo, definendo “Ciaccia Shituation” quelle situazioni in cui si finisce per fare tardissimo in posti da cui non si è sicuri di uscirne entro breve. Ma, nel corso degli anni, sono riuscito a crearmi dei compagni di viaggio coi quali posso andare ovunque senza litigare. Non sono identici a me. Condividiamo tante cose e ci tolleriamo in ciò dove siamo diversi. Alla fine, il segreto è quello: non bisogna essere tutti uguali, ma tollerarsi reciprocamente.