Top roads: i migliori percorsi in moto

 

Ultimamente girano su internet diverse classifiche delle strade più spettacolari del mondo. Ciò porta all’emulazione: ciascuno di noi ha la sua top ten di strade pazzesche. Nel mio personalissimo caso, mi sono reso conto che, più che alle strade, mi veniva da pensare ai percorsi. Qual è la differenza? Beh, si parla di andare da A a B facendo anche più strade, ma con una certa costanza nell’aspetto paesaggistico. Questo è il mio personalissimo elenco dei migliori 25 (in ordine alfabetico): è limitato alla mia esperienza, ma è un gioco divertentissimo che può fare ciascuno di noi. Sono quasi tutte strade sterrate, perché le trovo più divertenti dell’asfalto, anche se non lo disdegno. Un’avvertenza è doverosa: alcuni di questi sterrati non li faccio da anni, per cui, nel frattempo, potrebbero essere stati vietati. Tanto questi non sono consigli per gite, ma discorsi da bar, tanto per sognare sulla mappa geografica. Anche se, tra il sognare e il fare, ci passerebbe davvero poco, perché molti di questi percorsi sono italianissimi.

ALTOPIANO DEL COSCIONE, CORSICA

La Corsica ha coste stupende, ma il percorso che mi ha colpito di più è in montagna. Sono una trentina di km di misto asfalto-sterrato che parte da Quenza (800 m) e raggiunge la D69, poco a sud di Zicavo, verso i 1.000 m di quota. La parte più interessante è la centrale, quando la sterrata, arrivata poco sotto i 1.600 m di altezza, spiana e attraversa l’Altopiano del Coscione, un prato pieno di minuscoli laghetti ed enormi massi tondeggianti. Anche il resto del percorso offre bei paesaggi, ma il Coscione lascia senza fiato. Nonostante sia al centro di un’isola mediterranea, in genere è innevato da novembre ad aprile.

 

ARCO CORREBOI – ORGOSOLO, SARDEGNA

La Sardegna è tutta godibilissima, se fatta in motocicletta, ma questa è la mia zona preferita, per tre motivi: paesaggio selvaggio, tracciato molto divertente da guidare e fattore “storico”: la Correboi-Orgosolo è, da quasi trent’anni, una delle prove speciali per eccellenza dei vari Rally di Sardegna / Sardegna Rally Race. In tutti i suoi 80 km non ci sono né asfalto né agglomerati urbani ed è uno dei migliori percorsi per avere idea di quanto sia affascinante l’interno dell’isola. Ci sono tre o quattro punti tecnicamente impegnativi Il suo pezzo forte sono le “montagne russe” formate dai tagliafuoco, quando ormai si è a vista di Orgosolo. Si può anche evitare Orgosolo e proseguire per Oliena, scalando – sempre in sterrato – i monti Solitta e Maccione.

 

ATLANTE, MAROCCO

L’intera catena dell’Atlante marocchino è ricoperta da piste sterrate che collegano tra loro i vari villaggi. A differenza delle Alpi, dove le strade superano un solo valico per passare da una valle all’altra, in Marocco capita di farne cinque o sei in fila, con quote allegramente al di sopra dei 2.500 m, talvolta anche dei 3.000. Di piste ce ne sono una marea; la più nota e frequentata è quella che collega Midelt alle valli del Dades e del Thodra, superando diversi passi tra i 2.100 e i 2.900 m e compiendo la traversata integrale del massiccio da nord a sud. È un percorso entusiasmante, lungo circa 300 km, con montagne di colori mai visti da noi (viola, rosa, arancione...) e diversi punti divertenti, perché i fiumi danneggiano continuamente le piste e quindi bisogna spesso riuscire a passare attraverso spaventose fangaie. Si parte dal Marocco con clima mediterraneo, ancora verde e si arriva a quello desertico, della hammada. L’asfalto avanza anno dopo anno, del resto va considerato che qui la gente ci vive e quello che per un endurista è la Mecca è, invece, un inferno per uno che ci si deve muovere per necessità. Però ha fatto tristezza vedere che Yamaha, per pubblicizzare la nuova Ténéré, nel 2007, usò come location la strada delle gole del Dades, che era stata asfaltata da poco. Meno male che avevo fatto in tempo a passarla in sterrato, pochi anni prima.

 

CAIRNWELL PASS, HIGHLANDS, SCOZIA

Si tratta della più alta strada del Regno Unito: “ben” 670 m di quota, ovvero oltre 2.000 in meno del Passo Stelvio. Ma siamo molto a nord, tant’è che il paesaggio non è quello delle nostre colline. La strada risale una valle glaciale stretta e lunga, priva di alberi. 1.700 m prima del passo c’è il cosiddetto “Gomito del Diavolo”, un doppio tornante con pendenza del 33%, del quale esistono cartoline con esilaranti fotomontaggi di pullman inclinati a 45 gradi. Ma la strada moderna è molto meno ripida e li salta. Siamo già nelle Highlands: non quelle sterminate dell’estremo nord della Scozia, ma quelle selvagge dei Monti Grampiani, che si elevano poco oltre i 1.300 m (ma sembra di essere a 3.000). Sebbene il fascino sia dovuto soprattutto al paesaggio, la strada del Cairnwell è uno spettacolo anche da guidare e il motivo non sta nelle curve... ma nelle gobbe. Da noi, in Italia, non esistono strade che vanno su e giù come quelle scozzesi, che sono un vero spasso. Immaginate tanti “cavatappi” di Laguna Seca in miniatura...

 

CEVENNES, FRANCIA

Le Cevennes sono una regione montuosa del centro della Francia, resa famosa già a fine Ottocento dal libro di Robert Louis Stevenson che le aveva attraversate con un asino. Il suo percorso, descritto molto bene nel libro, è oggi diventato un trekking, denominato GR70. La zona è affascinante: si può descrivere come una serie di monti tondeggianti, alti al massimo 1.500 metri e separati tra loro da altopiani alti tra i 700 e i 1.000 m. Ho scoperto questa zona, motociclisticamente parlando, grazie a Corrado Capra di Over 2000 Riders, che di mestiere organizza viaggi in fuoristrada. Lui ha collaudato un percorso (430 km, tre tappe) che passa leggermente più a ovest del GR70 e che sta più in quota, quasi tutto sterrato. Adatto alle grosse bicilindriche, ha la sua forza nel cambio continuo di paesaggio tra un gruppo montuoso e l’altro, che migliora procedendo da nord verso sud.

 

DJEBEL SHAMS, OMAN

La pista del Djebel Shams è un’autostrada di ghiaia che sale fino a quasi 3.000 metri (2.930 per l’esattezza), in uno scenario di rocce e sassi sterminato. Il tracciato è largo, senza buche e molto regolare, tanto che farebbe la gioia dei piloti di speedway. La zona è aridissima, il paesaggio desertico, la neve è rarissima anche in pieno inverno. Il modo migliore per salire allo Shams è facendo base a Nizwa, città molto bella e piacevole, posta a 80 km dalla vetta. Dopo 35 km, ancora su asfalto, si è arrivati a circa 2.000 m e c’è un campeggio con bungalow; da lì, per 25 km, la strada resta fissa intorno ai 2.000 m, sovrastando uno spettacolare canyon. Gli ultimi 20 km sono sterrati e superano 1.000 m di dislivello, raggiungendo il tetto dell’Oman.

 

DUNE D'ERBA, VOLTERRA, TOSCANA

Il paesaggio della zona di Volterra e Lajatico è molto particolare. Le colline sono tondissime e, da lontano, paiono talmente lisce che c’è venuto da chiamarle “dune d’erba”. Un fitto reticolo di stradine sterrate attraversa questa zona permettendo di andare da Pontedera a Volterra, per una sessantina di km tra i più bucolici che si possano immaginare. Ma non quando piove: queste deliziose sterrate diventano immani fangaie e il percorso diventa una sfida per leggere monocilindriche, tanto che sono ben tre le cavalcate (raduni in fuoristrada, su percorsi ad anello lunghi circa 100 km) che si svolgono qui: la Centomiglia, la Centoguadi e la Smotorata Fabbrichese. Confesso che sono stato a lungo indeciso se mettere, nella mia top 25, questo percorso o la Val d’Orcia, sempre in Toscana e sempre di una bellezza struggente.

 

GRANDE STRADA DELLE DOLOMITI, TRENTINO-ALTO ADIGE

Si tratta di uno dei percorsi turistici più famosi del mondo. Un nastro d’asfalto che parte da Dobbiaco e raggiunge Cavalese, sfilando ai piedi di montagne famosissime, attraverso i passi di Misurina, Cento Croci, Falzarego e Pordoi, ad altezze comprese tra i 1.800 e i 2.236 m. Dal punto di vista motociclistico, è una libidine: centinaia di curve e panorami tra i più belli del mondo, ma con un grosso difetto. Troppi turisti. Qualsiasi posto perde fascino, quando è sovraffollato. Ma c’è un rimedio: la Grande Strada delle Dolomiti, nonostante le grandi altezze che raggiunge, è praticabile tutto l’anno, inverno compreso. E qua il fascino decolla a mille, anche se ci vogliono moto adatte (enduro tassellate, con catene da neve in caso di perturbazioni). Si tratta di una classica via di ritorno dell’Elefantentreffen, con prolunga attraverso la stretta e romantica Valle di Cembra, che porta direttamente a Trento.

 

HARDALPITOUR, ALPI OCCIDENTALI, LIGURIA-PIEMONTE

Tutta la zona di confine tra Piemonte e Francia è caratterizzata dalla presenza di strade sterrate militari (o di servizio per gli impianti sciistici), fortini, bunker, cippi e monumenti commemorativi. Da Sud a Nord si inizia con la Via del Sale, per poi passare all’Altopiano della Gardetta, alla Strada dei Cannoni, ai valichi di Gilba, dell’Infernotto, del Sentiero Balcone, del Vaccera e del Lazzarà; si arriva, quindi, in Val di Susa, con le strade dell’Assietta, dello Jafferau e del Sommeiller. Sono tutte poste in direzione nord-sud (o viceversa, ovviamente) e tutte collegate tra loro, il che fa subito pensare alla possibilità di partire da Ventimiglia, in riva al Mar Ligure, per poi risalire fino a Bardonecchia, superando oltre venti passi sterrati, con altezze tra i 1.300 e i 3.000 metri, spesso a filo di spaventosi burroni. Un’esaltante avventura da oltre 700 km, che non fa rimpiangere i percorsi africani in fuoristrada, al punto che il già citato Corrado Capra di Over 2000 Riders ha pensato di organizzare una 24 ore, chiamata Hardalpitour, che si fa quasi tutto questo percorso in tappa unica, notte compresa: da Garessio a Cesana Torinese, 550 km, dei quali 380 sterrati. Disputata già quattro volte, è talmente conosciuta, presso gli appassionati di fuoristrada, che il termine “Hardalpitour” viene usato anche al di fuori della manifestazione, quando ci si riferisce al percorso integrale dalla Liguria alla Valle di Susa.

 

JEBEL AFEET, EMIRATI ARABI UNITI

Si tratta della più divertente strada asfaltata che abbia mai percorso. Parte da poco più di 200 metri sul mare e arriva a quota 1.220 m, in cima a una montagna di roccia isolata in mezzo a un aridissimo deserto piatto. Ai suoi piedi si distende la città di Al-Ain. Quando la percorsi, nel 2001, non sapevo nulla di lei. Guidavo di notte nel deserto e vedevo, in lontananza, una specie di serpente luminoso che saliva altissimo nel cielo: è stata la prima e ultima volta che ho creduto agli Ufo. Non ho resistito alla tentazione di andare a vedere cosa fosse e sono rimasto di stucco: si trattava di una specie di circuito da MotoGP, con curvoni entusiasmanti e asfalto dal fondo perfetto, che saliva, per 1.000 m di dislivello, in 12 km che sono stati i più esaltanti che abbia mai affrontato guidando una moto. Che era una BMW F 650 Dakar, ma qua era roba da Ducati 998. Tutto il percorso è illuminato a giorno da lampioni. In cima c'è un albergo di lusso, che offre un panorama sconfinato sul deserto sottostante. In seguito ho scoperto che la strada ha fama universale e che è considerata la migliore del mondo dal punto di vista tecnico, al punto che diverse Case la utilizzano come banco di prova. La pubblicità dell'Alfa Romeo è stata girata qui, così come alcune scene del film “Race”.

 

MAGREDI, FRIULI

Nella zona di Pordenone ci sono diversi fiumi che sprofondano nel sottosuolo, dato che in questo predominano i materiali porosi, la ghiaia sopra tutti. Così abbiamo il fiume che scorre sotto terra e la ghiaia che impera sopra di lui, tanto che la zona prende un aspetto insolitamente desertico, a metà tra la hammada marocchina e la savana del Centro Africa. I fiumi dove tale fenomeno appare più evidente sono il Tagliamento, il Meduna, il Cellina, il Pella, il Cosa e il Colvera. Inutile dirlo: sono il Paradiso di chi ama andare in moto in Africa. Si avanza orientandosi tra piccoli guadi e cespugli, ma non mancano anche tratte piattissime di ghiaia pura. Qui si svolge, da anni, la tappa italiana del campionato europeo baja ed è qui che KTM, per anni, ha sviluppato le moto per la Dakar, vista la vicinanza con l'Austria. In particolare, è sul Cellina che Meoni sviluppò la KTM LC8 e scoprì le doti rallystiche di Alessandro Botturi, molti anni prima che questo debuttasse alla Dakar.

 

MONT CHABERTON, PIEMONTE

Si tratta di una mulattiera stretta e franosa che sale, in poco meno di 13 km, dai 1.270 m di Fenils ai 3.130 m della vetta del Monte Chaberton, che si trova in territorio francese. Per me è, in assoluto, la più bella strada che abbia mai percorso, anche se definirla “strada” è un complimento, visto quanto è scassata. Per anni ho pensato che fosse la più alta delle Alpi, ma poi ho scoperto che le sterrate del Col du Jandri e della Cima Caron (entrambe in Francia) sono di poco più alte. Ma lo Chaberton resta un capolavoro assoluto, per due motivi: il primo è che si tratta di una piramide isolata, per cui ovunque ti giri vedi un panorama apertissimo fatto di vette, ghiacciai, fortini militari e, purtroppo, anche delle brutture in cemento rimaste dopo le Olimpiadi del 2006; il secondo è che la sua tragica storia commuove e appassiona. Infatti la strada è stata realizzata, nel 1898, a supporto di una struttura fortilizia che aveva lo scopo di controllare le attività francesi, ma anche di fare da postazione per otto cannoni posti su altrettante torri cilindriche. La vetta, in origine 3.136 m, venne spianata. Ma, nel giugno 1940, appena iniziato il conflitto con la Francia, gli otto cannoni vennero messi fuori combattimento in poche ore. Di commovente, questa storia ha il sacrificio dei soldati che dovettero vivere lassù in condizioni estreme, combattendo inutilmente. Oggi, le otto torri sono ancora al loro posto, con i danni riportati dal bombardamento francese.

 

MONTE SARA, SICILIA

La Sardegna è famosa per i suoi tagliafuoco, ma i più belli che abbia mai affrontato in moto sono quelli del Monte Sara, a ovest di Agrigento. Sono il pezzo forte della cavalcata “Otto ore del Platani”, lunga ben 230 km, una delle più belle d’Italia per il contesto selvaggio in cui si svolge. Questi tagliafuoco sono lunghissimi, ripidi e finiscono di colpo: una volta in cima si trova uno spigolo aguzzo e inizia la vertiginosa discesa. Si tratta di quanto di più vicino al concetto di montagne russe si possa fare in moto, credo. Quando li ho percorsi era febbraio, la primavera siciliana stava sbocciando e questi tagliafuoco erano delle strisce di pongo scuro in mezzo a prati verdissimi. Difficile dimenticarli.

 

MURZUQ, LIBIA

Maestoso deserto di dune, grande quanto la Svizzera (un quadratone di 300 x 300 km) e completamente disabitato. Niente abitazioni, niente acqua, niente animali. Si tratta di uno dei luoghi più claustrofobici del pianeta. Le dune arrivano fino ai 300 m di altezza e, quando sei lì in mezzo, inizialmente sei devastato da tanta bellezza, poi avverti un disagio crescente. Ci ho passato quattro giorni di fila e quando, il quinto giorno, mi hanno detto che saremmo andati in un altro deserto di dune, l’Ubari, caratterizzato dalla presenza di laghetti, mi sono accorto che, istintivamente, pensavo con sollievo a un posto con acqua, fontane, prati verdi, persone... e centri commerciali. La civiltà ritrovata. Ma se l’assenza totale di vita finisce per inquietare, allo stesso tempo la mancanza di piste rende l’attraversamento del Murzuq la più esaltante esperienza che si possa provare in sella a una moto. Con la moderna navigazione con Gps, ma anche con la bussola, il concetto è che tu sai in che direzione devi andare, ma devi anche trovare il passaggio più agevole per superare le catene di dune. Ogni catena è una storia a sé. La sabbia è più dura e facile che in Tunisia, o sulle nostre spiagge, per cui ti ritrovi a scalare dune enormi senza difficoltà. Dopo un’esperienza simile, nulla sarà più come prima. Certo, queste sensazioni si ritrovano in tutti i deserti dunosi del mondo. Ma il Murzuq potrebbe essere il più estremo.

 

PADANIA-MARE, TRA PIACENZA E SESTRI LEVANTE, EMILIA-LIGURIA

La lunghissima fascia montuosa che separa la Pianura Padana dal mare è sempre stata una zona tenebrosa, con i castelli separati da sentieri estremamente infidi per colpa del terreno, degli animali e dei briganti. Sono zone leggendarie, oggi popolate e prive di rischi... ma quei sentieri esistono ancora. Così, mentre su asfalto la Val Trebbia sta diventando il simbolo dello “smanettonismo a vita persa”, in fuoristrada esistono diverse possibilità di arrivare al mare da Piacenza, scavalcando una montagna dopo l’altra. Sono poco più di 250 km, su mulattiere, sterrate e sentueri spesso stretti e impervi, adatti a enduro leggere, o a bicilindriche se condotte da piloti esperti. Per dormire le soluzioni più intriganti sono la tenda sulle creste panoramiche, oppure le vecchie locande “on the road”, quelle senza pretese, sgangherate, frequentate dai locali, con la cuoca che ti strapazza, ma che cucina benissimo.

 

PETROSANI-SIBIU, ROMANIA

È stata la più bella tappa del Carpat Rally 2003, la quintessenza del fuoristrada in Romania: magari i paesaggi non sono così diversi dai nostri, ma li percepiamo in maniera completamente differente, perché sono molto meno antropizzati. In questo caso, la tappa misurava 350 km, ma per 180 non comparve nemmeno un paesino. All’inizio e alla fine c’erano strade sterrate, al centro solo sentieri... o nulla. Si avanzava seguendo il CAP, attraverso l’erba alta, come nelle dune di sabbia. Si dovevano scavalcare le colline una dopo l’altra e raggiungere la vetta del Monte Steflesti, 2.200 m, per poi scendere dall’altra parte. I concorrenti erano pochi e si sparpagliarono in un arco di decine di km, per cui mi ritrovai completamente solo per quasi tutta la tappa. E quando venni aggredito da uno spaventoso branco di cani randagi, a 2.000 m di quota, capii che fare fuoristrada in Romania può essere ancora più pericoloso che nel Sahara. Ma, cani affamati a parte, raramente ho goduto tanto, nel guidare una moto.

 

PO, NORD ITALIA

Il principale fiume italiano scorre, dall’inizio alla fine, entro due argini. Il gioco consiste nel cercare di stare il più possibile tra argine e fiume: si chiama fiuming e sei a un passo da Torino, Milano, Cremona, Parma ecc., eppure è un mondo a sé, rurale, bucolico, intrigante e pure inquietante. Ci sono sentieri, sterrate, fangaie, spiagge di ghiaia, dune di sabbia, savane cespugliose. Con la nebbia ci si può perdere e girare in tondo pensando di andare dritti. Ci sono palafitte e case galleggianti, ma anche spaventosi edifici abbandonati, da film horror (e non è per caso, se Pupi Avati girò il suo horror “La casa delle finestre che ridono” sul Po). Nel 2004 lo percorsi da Torino al mare in quattro tappe e, quando presi la superstrada per tornare a Milano, mi sembrava di stare cambiando pianeta: il Po è la più economica delle grandi avventure in moto.

 

RUE DES GRANDES ALPES, FRANCIA

Si tratta della concorrente diretta della Grande Strada delle Dolomiti: parte da Nizza, sul Tirreno e termina quasi in Svizzera, a Thonon-les-Bains, dopo circa 700 km e 16 valichi alpini, sei dei quali oltre i 2.000 m. In un certo senso, è la versione asfaltata dell'italiana Hardalpitour. E i francesi ci tenevano così tanto, a questo percorso, che sul Col du Restefond sono arrivati a creare un anello fine a se stesso, per superare lo Stelvio (che, all'epoca, era la strada asfaltata più alta d'Europa): è il Col de la Bonette, 2.802 m. Tuttavia, pochi anni dopo riuscirono a superare lo Stelvio con un vero passo, l'Iseran, 2.770 m, sempre facente parte della Rue des Grandes Alpes. In moto è un percorso memorabile, anche se l'asfalto non è sempre perfetto, perché i paesaggi sono tra i più belli godibili da una strada asfaltata. Però io non resisto a fare una variante sterrata: aggiro il Col du Vars facendo il tunnel del Parpaillon (500 m neri come la pece a 2.650 m di quota) e rientrando nella Rue con un altro valico sterrato, il Valbelle, 2.380 m.

 

RUTA 40, PATAGONIA, ARGENTINA

Una delle strade più sognate dai motociclisti dell'intero pianeta. Sintetizzandola al massimo, la può pensare come a un infinito rettilineo che corre parallelo alle Ande, dal nord al sud dell'Argentina, per 5.000 km di lunghezza. Io ne ho percorso solo i 700 km tra il Lago Buenos Aires e la cittadina di El Calafate: era tutta sterrata e la cosa che più mi ha colpito erano gli incontri con le altre persone. In quella tratta, a parte El Chalten ed El Calafate, non ci sono né paesi, né villaggi: ogni tanto ci sono dei minuscoli agglomerati di uno-due edifici, spesso baracche di lamiera, dove però si trova tutto quello che serve per viaggiare: benzina, cibo e letti per dormire. Di conseguenza, quando uno li raggiunge ci si ferma, mangia, fa rifornimento e scambia qualche parola con gli altri viaggiatori, spesso motociclisti. Questi posti, tipo Bajo Caracoles o La Siberia, ricordano il film “Bagdad Café” (che, però, era ambientato negli Usa). E il paesaggio? Desertico, ma freddo e ventoso, quindi sì rocce e pietre, ma anche nevai e ghiacciai. Forse, è persino meglio del Sahara...

 

STRADA DEI PARCHI, ABRUZZO-UMBRIA-MARCHE

Strada dei Parchi” non è una denominazione ufficiale, ma è possibile viaggiare dal Parco della Majella a quello dei Sibillini attraversando quello del Gran Sasso e della Laga, sempre in montagna, per 300 km. Più o meno, il percorso inizia a Pescocostanzo e termina a Visso, superando dieci passi tra i 900 e i 1.800 m di quota. Conviene farlo da sud a nord perché il paesaggio è sempre più bello a mano a mano che si procede. In particolare, i 27 km che attraversano per intero Campo Imperatore (fino ai 2.100 m dell'albergo dove i tedeschi rapirono Mussolini) e la traversata del Pian Grande di Castelluccio di Norcia (il fondo di un lago che è sprofondato dentro una fessura e che adesso sembra un altopiano mongolico) sono una delle esperienze più belle che si possano fare, in moto, in Europa.

 

TRANSTAIGETO, MANI, PELOPONNESO, GRECIA

Il Mani è la centrale delle tre dita che formano la costa meridionale del Peloponneso. Ha un paesaggio brullo, desertico, con l'acqua blu cobalto del mare che fa contrasto con questa terra chiara e arida. Ogni tanto s'incontrano piccoli agglomerati di case bianche, dominati dalle torri erette ai tempi in cui i litigiosissimi abitanti si scannavano con i paesi vicini. Arrivare nel profondo sud, a Capo Tenaro, vale il viaggio ma io mi sono goduto con molto piacere la sterrata che attraversa il Mani da una costa all'altra, scavalcando la catena del Monte Taigeto, che supera i 2.400 m. La strada misura 70 km e parte da Kardamyli, per arrivare a Gythio, arrampicandosi fino alla quota di 1.620 m, in un mare di felci. Quindi si parte dal mare, si sale vertiginosamente e si ridiscende al mare. Nei dintorni della parte iniziale della salita ci sarebbe la cappellina dove è stato seppellito Bruce Chatwin, ma non sono riuscito a trovarla. Dall'altra parte, in discesa, a quota 1.000 si passa accanto a un monastero isolato. Il primo paese che s'incontra è Kastania, a quota 750 m: la strada passa in mezzo alle case ed è occupata dai tavolini del ristorante locale. I greci hanno il culto dei pasti in luoghi riposanti e suggestivi e Kastania non fa eccezione, per cui si mangia in strada, sfiorati dalle auto, che passano tra i tavoli senza che nessuno trovi da ridire. Anche per cose così ricordo con passione la TransTaigeto.

 

TERRE NERE, BASILICATA-PUGLIA

Avevo notato, sulla mappa al 200.000 del TCI, che tra Potenza e Melfi c'erano pochi paesi e poche strade e così sono andato a farmi un giro, scoprendo un paesaggio molto particolare, con colline tonde da tutte le parti. Era primavera e le colline erano verdi e con erba bassa, stile Scozia. Anche le strade, coi loro saliscendi, ricordavano la Scozia. Che sorpresa! Che bei posti! Tornato a Milano, sono andato al cinema a vedere “Io non ho paura”, film di Salvatores tratto da un romanzo di Ammaniti e ho sobbalzato nel vedere lo stesso paesaggio, solo che in versione estiva, con il grano alto e biondo. A fine film, nei titoli di coda si ringraziava il Comune di Melfi. Ma poi, partecipando alla cavalcata che si tiene sui Monti Dauni, in Puglia, poco lontano da Melfi, avevo ritrovato lo stesso tipo di colline, anche se, essendo novembre, erano diverse: marrone scuro, persino nere. Tanto che intitolai il servizio “Terre Nere”. Da allora, la cavalcata è stata battezzata così.

 

VALLE DEL KOCE, ALBANIA

Di per sé sarebbe una facile sterrata che, in 70 km, collega le cittadine albanesi di Gramsh e Malic. Il paesaggio è bello, con un immenso fiume – cioè, è il letto di ghiaia ad essere immenso – che ricorda il nostro Cellina e che viene costeggiato finché non si stringe e si incassa dentro una gola. Sembra di essere in montagna, ma le quote sono modeste: si inizia poco sopra i 100 m sul mare e si sale al massimo fino ai 600 m. Sarebbe una bella strada anche in Italia ma, a renderla speciale, c'è il fatto che in Albania è considerata una statale. In effetti, a noi serviva per passare dalla bella città di Berat al lago di Ohrid e, da lì, in Macedonia, lungo la via per Istanbul, per cui abbiamo scelto questa perché la mappa la indicava come una strada di grande comunicazione. E si è rivelata per essere questa sterrata molto bella, priva di traffico, con la gente che si muove a dorso di asino o di cavallo. A Gramsh, un locale che parlava italiano ci ha scongiurato di non andare: “Ci sono tanti lupi su quella strada, sono arrivati anche qui in paese, e poi ci sono troppi bivi, vi perderete di sicuro!”. Incredibile che ciò ci sia stato detto da un abitante del luogo! Interventi simili aumentano il fascino di certe strade, anche se poi i lupi non c'erano e l'orientamento era facilissimo.

 

VIA DELLE MALGHE, CARNIA, FRIULI

Conosciuto da pochi, è uno degli itinerari più belli delle Alpi. In 30 km congiunge Sauris di Sopra a Ovaro, con una strettissima stradina sterrata (cementata nei tratti più ripidi) che va su e giù con pendenze bestiali (fino al 29%) e supera sei valichi, compresi tra i 1.700 e i 1.900 m, curiosamente scavati nella roccia, come gallerie a cielo aperto. Tra un valico e l'altro ci sono piccoli, deliziosi altopiani. Non ci sono paesini, ma si toccano cinque malghe (da cui il nome della strada). Arrivati a Ovaro, non è finita, visto che poco a nord inizia la strada del Crostis, conosciuta come “Panoramica delle Vette”.

 

ZIG ZAG VALTELLINESE, LOMBARDIA / SVIZZERA

Uno “sport” praticato da coloro che vivono nell'orbita milanese è quello di affrontare il grande zig zag offerto da una serie di passi, sia italiani sia svizzeri, che permettono di fare quattro salti di crinale e poi di tornare indietro. Col San Bernardino si passa nell'altro versante delle Alpi, con lo Spluga si torna indietro; con Maloja e Julier si passa di là, con Albula si torna indietro; con Bernina e Forcola si arriva a Livigno, con Foscagno ed Eira si torna in Valtellina; infine, si sale allo Stelvio, si torna indietro fino a Bormio e poi, scavallato il Gavia, si è sulla via del ritorno. Fin dai miei primi giri in moto (1984) ho sempre percepito Bormio come una sorta di luna park, da dove partivano strade superbe. Tutti i passi di questo giro sono chiusi d'inverno, ma è bellissimo affrontarli a fine maggio, quando vengono aperti e si viaggia tra muri altissimi di neve.