Sognando il Portogallo
Come reagisce una coppia di viaggiatori che sogna di raggiungere il Portogallo, ma si trova con la moto grippata a soli due giorni dalla partenza? Quanto vale fare una buona assicurazione di viaggio? Lungo i 9.000 km nella nostra vecchia (e cara) Europa abbiamo dovuto dare le risposte a queste ed altre domande...
Premessa al viaggio

Per il nostro viaggio in moto di quest’anno abbiamo scelto di rimanere in Europa. Erano tanti anni che Serena voleva vedere l’Andalusia e Francesco sognava di arrivare in Portogallo con la moto e così abbiamo unito i due desideri e quello che è venuto fuori è il viaggio che vi stiamo per raccontare. Per il secondo anno consecutivo l’Africa sarà la nostra compagna di viaggio, dopo un inverno nel quale è stata completamente restaurata. Nel weekend antecedente alla partenza abbiamo partecipato al TTT di Motociclismo All Traveller dove con tanta fatica Francesco è riuscito ad acquisire i primi rudimenti della guida in off- road e per la prima volta abbiamo provato l’esperienza del campeggio. Il giorno precedente alla partenza lo passiamo a scegliere cosa portare con noi e Serena gioca a “tetris” con le valigie per farci stare tutto l’indispensabile. Grazie alle nuove valigie in alluminio (Heavy Duties) e alle sacche impermeabili riusciamo a caricare quello che forse basterebbe per fare il Giro del Mondo; in realtà un viaggio di 45 giorni dal punto di vista dei bagagli presenta le stesse difficoltà.

Prima Tappa: Da pontedera ad artignosc sur verdon

Partiamo la mattina del 5 Luglio alle ore 7.00 per la prima tappa che ci porterà attraverso il Colle della Maddalena, il mitico Col de la Bonette fino alle Gole del Verdon di cui eravamo rimasti veramente incuriositi dai report di altri moto viaggiatori. Malgrado le perplessità iniziali, dovute al pesante carico, la strada si rivela godibilissima ed è bellissimo viaggiare con centinaia di altri motociclisti fino al confine tra Italia e Francia. Dopo essere scesi in valle la strada per il Col de la Bonette è costeggiata da infiniti torrenti di montagna e pascoli verdi in un ambiente incontaminato. Da ciclisti ammiriamo chi si è spinto fino a qua con le proprie gambe; da motociclisti ci gustiamo quel cartello che indica che stiamo percorrendo la strada asfaltata più alta d’Europa. Arrivati al colle da escursionisti (e quante ne fate direte voi) non possiamo non percorrere quei dieci minuti a piedi che ci separano dalla vetta, da cui godiamo di una vista a 360 gradi sulle Alpi e delle tante moto parcheggiate. In Francia non percorriamo un solo km di autostrada, prediligendo la statale che passa per le gole di Daluis all’interno del parco nazionale del Mercantour: mille curve che ci portano, a tarda serata, ad Artignosc sur Verdon, piccolo borgo ai margini delle gole.

seconda tappa: le gole del verdon

Il mattino seguente percorriamo una favolosa strada contornata da campi di lavanda e grano per raggiungere la diga del Lago di Santa Croce e ci gustiamo memorabili momenti di viste panoramiche e pieghe da manuale. Imbocchiamo la strada sul lato sinistro delle gole, la famosa “Route des cretes”. Un’informazione preziosa: se si vuole percorre tutti e 20 i Km di questa bellissima strada è necessario a La palude seguire le indicazioni perché un tratto di strada è diventato a senso unico; inoltre soprattutto chi ha moto stradali deve far attenzione ai cartelli che indicano la presenza di pericoloso brecciolino sull’asfalto. Impieghiamo una vita a percorrere questa strada fermandoci ad ogni punto panoramico e la nostra pazienza è ripagata da ben due incontri ravvicinati con uccelli rapaci della famiglia degli avvoltoi che da poco sono tornati a nidificare nelle gole. Dal Pont Sublime vediamo che c’è chi si concede un bagno nel fiume Verdon e visti anche i 32 gradi non possiamo resistere ed imbocchiamo la strada che scende alle sponde del fiume. Lì bagno rinfrescante, pranzo al sacco e riposino. Riprendiamo la strada fino a Castellane e, dopo un altro bagno nelle acque del Lago di Sant’Andrea, torniamo verso casa percorrendo stavolta la riva destra, meglio nota come la Corniche sublime. Questa strada è sicuramente più guidabile della prima anche se regala meno scorci panoramici. La sera un’ottima cena preparata con ingredienti locali e a letto presto per affrontare al meglio la levataccia del giorno dopo.

terza tappa: Da artignosc sur verdon a carcassonne

Oggi ci spostiamo verso il sud ovest della Francia riproponendoci di arrivare fino a Carcassone con una tappa nella petit Camargue per visitare l’abbazia di Maguelone. Scesi dalle Alpi dell’alta Provenza le strade statali francesi scorrono veloci e ci portano in una delle zone di produzione vinicola più importanti della Francia. In queste pianure gli immancabili cavalli bianchi pascolano su prati verdi contornati da paludi formate dal delta del Rodano. Per ammirare i fenicotteri rosa basta percorrere la D21 che porta dal bellissimo borgo di Agues Mortes ad una delle super urbanizzate località turistiche della costa di Montpellier. A Villa nova de Maguelone lasciamo la moto e un trenino ci accompagna fino alla stupenda cattedrale eretta nel mezzo di vigneti. La visita è gratuita e merita acquistare uno dei rosati prodotti dalla comunità che aiuta le persone con disabilità offrendogli lavoro per un successivo inserimento nella società. Arriviamo a Carcassone nel tardo pomeriggio e decidiamo di cenare presto nel nostro appartamento per visitare la città con le ultime luci del giorno. L’effetto del tramonto crea sui muri della città fortificata bellissimi giochi di luci che Serena si diverte a immortalare.

quarta tappa: da CARCASSANNE AD ANDORRA E CULLERA (MA NON CI ARRIVEREMO MAI)

Ci svegliamo sotto un cielo plumbeo e, vista la concreta possibilità di trovare la pioggia nel nostro tragitto verso Andorra, decidiamo di rimontare ai nostri completi la membrana antipioggia. Da Carcassone prendiamo la D118 che porta verso i Pirenei attraverso i paesi di Limoux (dove producono un ottimo vino) e Ax Les Termes. Su questa strada attraversiamo i primi passi dei Pirenei avvolti in una fitta nebbia che non ci permette di godere dei panorami circostanti. Attraversiamo senza essere fermati la frontiera con Andorra e poco dopo aver passato il cartello che segna il confine la nebbia svanisce per la gioia dei nostri occhi. Qui il manto stradale è perfetto e sulla strada che porta al passo d’Envalira sembra di essere in pista. Il tutto circondato da panorami di alta montagna che lasciano senza fiato. Sotto il casco ridiamo come bambini felici di aver scelto di allungare un po’ il percorso evitando le noiose autostrade francesi. La bellezza di Andorra è tutto nei suoi paesaggi naturali e nelle perfette strade che la attraversano. Scesi dai Pirenei ci ricordiamo che la nostra tappa è ancora lunga e scegliamo quindi di viaggiare veloci sulla AP7 che corre lungo la costa mediterranea spagnola da Barcellona fino al Portogallo. Prevediamo di arrivare a Cullera, giusto in tempo per un bagno veloce ed una cena, ma al km 367 (mai ci scorderemo questo numero) accade il disatro…. L’Africa perde di colpo giri e costringe Francesco ad una brusca manovra per entrare in corsia di emergenza. “Che è successo?” – chiede Serena – “Un disastro. È finita” queste le parole di Francesco una volta aperto il tappo per controllare il livello dell’olio da cui esce solo fumo. La disperazione ci assale: una moto che ad ogni cambio d’olio non ne consumava più di 100 cl, in appena 2.000 km ne aveva bevuti ben 2.6 l. Nessun segno dalla spia dell’olio, né comportamenti anomali; temperatura nella norma… per Francesco che è motociclista da più di 20 anni è un mistero. Nella nostra testa scorre un intero inverno passato a progettare il viaggio e l’ipotesi di ritornare a casa ad appena due giorni dalla partenza con Africa distrutta. Con la poca lucidità rimasta ci ricordiamo che nella nostra polizza di assicurazione è previsto il carro attrezzi. Serena telefona, segreteria, centralinista italiana, un’ora di attesa. Squilla di nuovo il telefono e una voce spagnola ci richiede dove siamo; guardando la cartina scopriamo essere vicini a Benicarò. Ancora 15 minuti e il rito funebre del nostro viaggio con Africa si compie. L’autista del carro attrezzi si rivela molto cortese, ma è ormai troppo tardi per portare la moto in un’officina. Ci accompagna così in un albergo della cittadina fino a quel momento a noi sconosciuta e porta l'Africa al suo deposito. Anche se quelli dell’assicurazione non ci hanno molto aiutato, ci ricordiamo che nel contratto sono previste pure delle notti in albergo, ma non il rimpatrio nostro e del mezzo. Telefoniamo nuovamente per accordarci sulla sistemazione. La coppia che dirige l’albergo si mostra da subito cortese e volenterosa ad aiutarci, vista anche la passione che condividiamo per le moto, e ci consigliano di far portare l’indomani mattina l'Africa da Battalla, rinomato meccanico della zona. Dopo una notte passata quasi insonne a pensare alle varie ipotesi (si torna a casa? Si prova a far accomodare la moto? Quanti e quali danni avrà subito?) vince la volontà di non arrendersi e così, il mattino seguente, dopo due ore di angosci,a rimbalzati da un operatore all’altro dell’assicurazione, riusciamo a far portare la moto in officina. Non facciamo in tempo ad arrivare che il meccanico ci gela il sangue dicendo che non può aggiustare la moto per via del troppo lavoro (come Francesco aveva supposto è necessario aprire il blocco motore almeno per capire i danni). Per fortuna un altro motociclista ci suggerisce di sentire un altro meccanico della città che, dopo aver valutato la situazione, ci propone due alternative: riparare la moto (offrendosi di prestarci il suo R 80 in sostituzione per i giorni che la moto sarà in officina) oppure spedirla in Italia mediante un camionista di sua conoscenza. Anche in questo caso vince la voglia di continuare il viaggio e già la mattina dopo il blocco è aperto sul banco. L’Africa ha un cuore forte; nessun danno a cilindro, pistone, bielle e albero motore, perché il blocco è avvenuto subito per la rottura di una bronzina sulla biella del pistone posteriore. L’ipotesi più probabile è che l’eccessivo consumo di olio sia dovuto alla rottura delle guarnizioni delle valvole (mai controllate) per via dell’alta temperatura a cui il motore ha dovuto lavorare sui passi di montagna. Peccato sia venerdì e fino a lunedì è impossibile ordinare i pochi pezzi necessari alla riparazione. Janjho ci dice che ci vorrà circa una settimana per poter ripartire e l’unica possibilità per poter girare l’Andalusia è rappresentata dalla macchina a noleggio messaci a disposizione dall’assicurazione gratuitamente. Avendo già visitato ampiamente la zona circostante fino al castello di Peniscola, e volendo non rimanere fermi altri giorni decidiamo di accettare e venerdì pomeriggio prendiamo possesso di una Pegout 308. Benicarlò non sarà più solo un puntino sulla mappa, ma una località balneare che ci ha ospitato tre giorni e da cui vorremmo ripartire per il nostro viaggio verso ovest. Alla fine ciò che conta è viaggiare e superare le difficoltà che si possono presentare lungo il cammino.

QUINTA TAPPA: DA BENICARLò ALLA SIERRA NEVADA ED ESCURSIONE SUL MULACHEN

Anche se manca il gusto di caricare i bagagli sulla moto e sentire il bicilindrico rombare sotto di noi la cosa che conta è vedere la strada scorrere; i 750 km che ci separano da Capileira, Pampaneira e Bublion, i tre pueblos blancos nel Barranco di Poqeira, sarebbero stati magnifici con la nostra Africa, ma ci regalano comunque ottime strade e paesaggi. Passiamo il pomeriggio a camminare tra i paesini imbiancati a calce praticamente deserti durante le ore della siesta, che qui è ancora un rituale a cui non si può rinunciare. È strano vedere paesi con la tipica architettura araba ai piedi della Sierra Nevada, ma la storia ci spiega che qui si rifugiarono gli ultimi arabi del regno dell’Al – Andalus dopo la riconquista spagnola. I volti delle persone più anziane che incontriamo, che potremmo trovare in qualunque paese mediterraneo, ci ricordano le nostre radici comuni.Ci accampiamo a Pitres e dopo un’ottima cena crolliamo in tenda. Il motivo per cui siamo arrivati fino a qui non è solo quello di vedere les Alpujarras (la parte più basssa della Sierra Nevada) ma di scalare la vetta più alta della Spagna Continentale: il Mulachen con i suoi 3481 metri. Tutto il giorno seguente viene dedicato all’escursione che oltre agli splendidi panorami della vetta ci regala chilometri di sentieri immersi in montagne incontaminate, laghi e torrenti impetuosi. Impressionanti due ciclisti partiti con noi da 2100 metri che abbiano ritrovato in vetta in sella alle loro mountain bike. Ma in quello che chiameremo “il viaggio delle cose difficili” non poteva mancare di perdersi sul sentiero del ritorno dopo 9 ore di cammino e 28 km percorsi e 1600 mt di dislivello. A noi non piace percorrere due volte la stessa strada e dal rifugio ci facciamo spiegare un sentiero alternativo. Qualche dubbio inizia a sorgere quando il nostro altimetro segna una quota più bassa di quella da cui siamo partiti e chiediamo informazioni a due pastori usciti dal loro ovile incuriositi dalla nostra presenza. Con il nostro spagnolo inventato chiediamo “donde està el camino por Horta del Portillo?” e loro: “ A la sechia a la eschierda, porque alla derecha el camino va a Capileira”. Cosa sia la sechia lo scopriremo solo due giorni dopo grazia all’audioguida dell’Almabra, fatto sta che scendiamo dal versante sbagliato e solo grazie alla tecnologia del nostro orologio GPS riusciamo a ritrovare la macchina. Passata la paura ci ritroviamo in macchina a ridere dell’ennesimo casino superato che rimarrà memorabile.

SESTA TAPPA: dalla sierra nevada a ronda e granada

Smontata la tenda e caricato tutto in macchina ci chiediamo come sia possibile portare tutto ciò che abbiamo con la nostra moto, ma l’essere riusciti a riempire un bagagliaio e i sedili posteriori di oggetti, conferma la capicità di Serena, sviluppata negli anni, di giocare a Tetris con i bagagli. La N397 che sala a Ronda dalla costa è bellissima e ancora una volta amplifica la nostalgia per la nostra moto. In realtà tranne il bellissimo ponte Nuevo che collega la città vecchia con quella nuova, Ronda ci delude un po’ e ci domandiamo se sia valsa la pena di allungare il percorso per Granada per arrivare fino a qui. Arriviamo a Granada in serata facendo prima incetta di provviste per i giorni a venire. L’appartamento che avevamo prenotato è in pieno centro e molto confortevole. Il mattino seguente andiamo a visitare l’Alhambra che dal vivo è ancora più bella che nelle  immagini che avevamo visto. La grazia dei decori arabi nel palazzo Nazaries e i giardini fioriti del Generalife ci raccontano la storia di questa città fortezza, conquistata e persa dagli arabi che hanno lasciato un segno indelebile. Immancabile anche la visita alla parte cattolica della città con l’impressionante cattedrale e la Cappella Reale dove sono custodite le esequie della regina Isabella e di re Ferdinando, che hanno riunificato la Spagna in un unico regno. Visti i 42 gradi ci concediamo anche noi una siesta nel nostro appartamento tornando a pensare al nostro principale problema: il meccanico ci conferma che i pezzi arriveranno l’indomani mattina e che la moto sarà pronta Venerdì. Per fortuna tale data coincide con quella della fine del noleggio della macchina a carico dell’assicurazione.Passiamo il pomeriggio ad esplorare il quartiere gitano di Sacromonte spingendoci fino al Mirador dal quale possiamo ammirare la città nel suo insieme.

settima tappa: da granada a cordoba e cabo de gata

Nel nostro viaggio verso ovest non avevamo previsto la fermata a Cordoba. Nella realtà dei fatti in cui tutto il giro viene ripensato ogni giorno in base alla data di riconsegna della moto dobbiamo necessariamente pensare di tornare verso est. Sfruttiamo questa occasione per passare una giornata a Cordoba e recuperare la mancata visita nel parco nazionale di Cabo de Gata. Nell’immancabile visita alla Mezquita rimaniamo entusiasti di quella che al tempo era la moschea più grande del mondo. La sua struttura, ampliata più volte nel corso della storia, grazie all’uso degli archi che delimitano le navate ci ricorda l’infinito. Le cappelle situate sui lati esterni sono il segno evidente del passaggio del potere al mondo cristiano, ma ciò che ci impressiona di più è la Capilla Major che amplifica il passaggio dai giochi di chiaroscuro creati appositamente dai sovrani mussulmani, alla luce bianca richiesta nelle chiese cristiane. Ma Cordoba non è solo la Mezquta e la Juderia con i suoi patio, giardini interni alle abitazioni, merita senz’altro una passeggiata. Pranziamo al sacco lungo il fiume in compagnia di due ciclisti tedeschi con i quali condividiamo l’ombra di uno dei pochi alberi presenti, che forse aspettano ancora di ripartire per avere una temperatura più favorevole. Ma nel “viaggio delle cose difficili” sulla strada assolata che da Cordoba va verso Granada, anche la macchina sembra piantarci in asso iniziando ad illuminare qualunque spia di servizio e intimandoci di fermarci. Francesco inizia a ridere in maniera isterica, mentre Serena è colta dalla disperazione. Dopo circa 10 minuti la ventola smette di girare e la macchina torna a funzionare regolarmente. Forse colpa dei 43 gradi e delle centinaia di chilometri di autostrade, un sensore aveva rivelato un surriscaldamento limitando la velocità a 30 km orari. Arriviamo in tarda serata a San Jose, paese del parco nazionale di Cabo de Gata, dove piantiamo la tenda in un bel campeggio che sarà la nostra base per il prossimi due giorni. Per viaggiare su due ruote, il mattino seguente noleggiamo due mountain bike che ci permetteranno di esplorare al meglio il parco e le sue spiagge e di tenere la gamba allenata per il nostro sport: il triathlon. Con un giro di circa 50 km su asfalto e sterrate compiamo il periplo del promontorio che delimita verso ovest il parco, visitando le saline, il faro, e tante spiagge da sogno raggiungibili solo a piedi. Rimaniamo nuovamente colpiti dall’assenza di qualunque tipo di costruzione all’interno del parco e dell’ottimo stato di conservazione di spiagge e scogliere agevolato dal divieto di transito peri i veicoli privati.

ottava tappa: da cabo de gata a benicarlò

La sera il meccanico ci conferma che la moto sarà pronta l’indomani in tarda serata e così affrontiamo l’ultimo viaggio in macchina verso Benicarlò. Percorsi 650 km arriviamo a Benicarlò alle tre; l’officina è chiusa, ma la moto è sul banco di lavoro e per quello che possiamo vedere dai vetri la moto ci appare ancora priva di carburatori, serbatoio e carene. Francesco si dispera conoscendo i tempi di lavoro e si paventa l’ipotesi che fino all’indomani la moto possa non essere pronta. Quando Juanjho arriva in officina ci dice che i pezzi sono arrivato solo in giorno prima alle sei del pomeriggio e che pur avendo lavorato tutta la notte non ci può garantire la consegna in serata. Dovendo riconsegnare la macchina alle sei ci offre però il suo BMW R80 per muoverci in città. Delusi decidiamo di accamparci nel campeggio municipale in attesa che la moto sia pronta. Prima di riconsegnare la macchina ripassiamo in officina per prendere la BMW; Francesco si siede, gira la chiave e…. la moto non parte! BATTERIA SCARICA!!!! Se non funzionano nemmeno i mezzi sostitutivi vuol dire proprio che è davvero “ il viaggio delle cose difficili”!! Siamo costretti a noleggiare la macchina a spese nostre fino al giorno dopo; torniamo in campeggio e per smaltirla andiamo al mare dove Francesco si sfoga con una nuotata. Tornati alla tenda succede quello che non ci apettavamao più: alle 20:20 Juanjho ci chiama per avvertirci che possiamo andare a prendere la moto che è pronta. Ci fiondiamo in officina e vedendo Africa fuori sul cavalletto centrale totalmente rimontata ci emozioniamo un po’. Juanjho ci mostra tutte le parti sostitiute: fasce, cuscinetti, guarnizioni, valvola pressione olio, solo per citarne alcune, ma soprattutto ci fa sentire il motore rombare ancora. Pagamento della fattura (secondo voi sono eccessive 21 ore di lavoro?), foto di rito e siamo di nuovo in sella!

nona tappa: da benicarlò a siviglia

La giornata di oggi sarà un test importante sia per noi che per la nostra Africa dato che attraverseremo buona parte della Spagna del sud per arrivare a Siviglia. Per riuscire a coprire tutti gli 820 km decidiamo di percorrere solo autostrada; le prime ore scorrono velocemente lungo la costa fino ad entrare nella regione dell’Estremadura dove le temperature superano i 40 gradi e l’ambiente è un susseguirsi di campi agricoli pianeggianti. Dopo una breve sosta per il pranzo al sacco proseguiamo subendo e facendo subire ad Africa un caldo quasi insopportabile. E’ un miraggio entrare nella provincia di Siviglia e successivamente in città dopo 10 ore di guida soddisfatti soprattutto per come si è comportata la moto. Il tempo di prendere possesso dell’appartamento, fare la spesa e cenare e siamo già in cammino verso il centro per una prima esplorazione serale della città e della sua vita notturna.  Serena è contentissima di essere finalmente in una delle città che da tempo sognava di visitare. Tutto il giorno seguente lo impieghiamo a visitare la città, ma ci concediamo una siesta nelle ore centrali della giornata dati i quasi 45 gradi. Imperdibile la visita alla Cattedrale e all’Alcazar, ma anche un giro per le vie di Triana, il bel quartiere gitano, dove è evidente il vivere quotidiano dei suoi abitanti. Bellissima la zona creata per l’esposizione latino ispanica del 1920 con la creazione di Plaza d’Espagna e del parco antistante dentro il quale ci si può distaccare dal clima frenetico della città. Unico rammarico il fatto che i tempi dettati dal viaggio ci abbiano portato a visitare Siviglia in una domenica d’estate dove tutti gli abitanti sono scappati verso il mare, non permettendoci di assaporarne la quotidianità; sarebbe stato bello poter dedicare del tempo a girottolare per le strade commerciali affollate di persone.

decima tappa: da siviglia al parco naturale di donana

Dopo una corsa rigenerante sulle sponde del fiume Guadalquivir partiamo per la breve tappa che ci porterà al parco di Donana, una riserva naturale con un ecosistema unico nel suo genere. Abbandoniamo finalmente le autostrade per preferire piccole strade provinciali che ci conducono nel parco attraversando lagune e boschi dove possiamo osservare cicogne, falchi e centinaia di fenicotteri rosa intenti ad approvvigionarsi. Il campeggio che ci ospita si trova a El Rocho una delle località più caratteristiche della Spagna. Il piccolo paese è percorso solo da strade di sabbia e le sue case bianche e le sedi delle confraternite di tutte le città del sud della Spagna ne fanno un posto unico. Se a questo aggiungiamo gli abitanti a cavallo con il cappello a tesa larga sembra davvero di essere in una cittadina del Far West anche se in realtà questa esiste da molto tempo prima dei film di Sergio Leone. El Rocho ogni anno ospita il pellegrinaggio di centinaia di miglia di fedeli che giungono qui anche con antiche carovane a cavallo con abiti tradizionali e si contendono “La Blanca Paloma”, un’antica statua della madonna. Malgrado Francesco avesse partecipato al TTT la lezione della guida su sabbia non era stata ancora presa e fare i pochi km per giungere al supermercato è stato poco divertente soprattutto per Serena. Oltre a questo passeggiando nei dintorni si possono osservare le Marisma (paludi) e le foreste di pini davvero ben conservate. Per visitare il parco è necessario partecipare ad una visita in fuoristrada organizzata dall’Ente parco stesso, dato che non si può accedere senza guida in nessuna zona protetta, tranne i 28 km di costa che separano Matalascanas dalla foce del fiume Guadalquivir. La visita è stata bellissima e ci ha permesso di osservare i quattro ecosistemi presenti nel parco: le dune mobili, la marisma, la pineta e la spiaggia. In particolare ci ha colpito la zona delle dune mobili con la sabbia che per l’azione del vento si sposta (per circa 6 metri all’anno) fino a trovare una foresta di pini dove si accumula coprendoli interamente, creando un susseguirsi di dune e valli in un ciclo senza fine nel quale i pini hanno una vita media di 60 anni prima di essere interamente ricoperti. Nella zona di confine tra la pineta e la marisma osserviamo daini, caprioli, cervi, cavalli, cinghiali e mucche che convivono liberamente in un quadro d’insieme davvero affascinante. Siamo talmente fortunati da riuscire ad avvistare oltre a molti falchi anche una delle poche aquile imperiali iberiche che vivono nel parco. Rimane fuori solo la lince iberica, che noi ci immaginiamo però felice di essere tornata a ripopolare il suo ambiente.

undicesima tappa: dal parco naturale di donana all'algarve

Finalmente in Portogallo!!! Un viadotto ventoso ci permette di passare sopra il fiume che rappresenta la (non) frontiera tra Spagna e Portogallo. Dedicheremo i prossimi quattro giorni alla scoperta dell’Algarve, la regione costiera del sud. Da prima facciamo tappa ad Olhao in un campeggio così bello ed economico che difficilmente riuscivamo ad immaginare. Non neghiamo la nostra emozione nell’essere giunti fino a qua, soprattutto se pensiamo che fino a pochi giorni prima non sapevamo se poter continuare il viaggio con la nostra amata moto. Ma un po’ d’allegria svanisce quando Francesco si rende conto che il cavo del contachilometri si è piegato e non funziona più. Forse la piega è dovuta alla rottura del meccanismo fissato alla ruota; Francesco perde un po’ di tempo in campeggio a cercare di risolvere il problema, ma quando capisce che impossibile far girare regolarmente il cavo decide drasticamente di levarlo. Cercheremo di risolvere il problema a Lisbona visto che, dopo un contatto via mail, il concessionario Honda ci risponde di avere il cavo in stock. Dopo anni di viaggi senza problemi e vista la cura maniacale con cui avevamo ristrutturato Africa durante l’inverno, questi imprevisti ci fanno capire che si tratta anche di questione di fortuna. Ad Olhao scopriamo le magnifiche spiagge atlantiche sulle isole del parco naturale di Ria Formosa, un arcipelago formato da isole sabbiose baciate da un oceano cristallino e per nostra fortuna ancora abbastanza calmo e caldo. Visitiamo l’Ihla de Tavira, che dicono essere una delle più belle spiagge europee, e l’Ilha deserta, entrambe raggiungibili con traghetti economici e veloci. A nostro parere la seconda è ancor più bella; una striscia di sabbia di circa 12 km di perimetro totalmente priva di qualunque struttura, dove la natura si mostra ancora intatta. A Lagos alloggiamo in un bell’appartamento che ci permette di raggiungere agilmente la spiaggia di Dona Ana e il Cabo de Pietade da cui possiamo osservare favolose formazioni rocciose create dalla forza del vento e del mare. L’utimo giorno nell’Algarve arriviamo a Cabo de Sao Vicente il punto più a sud ovest d’Europa. Il vento è fortissimo ma non ci impedisce di parcheggiare Africa davanti al faro, quasi a limite della scogliera, per immortalare una delle mete geograficamente più importanti del nostro viaggio. All’ufficio del turismo acquistiamo un adesivo che testimonierà l’essere arrivati fino a qui sulle nostre valigie. Il pomeriggio lo passiamo rilassati al sole su una delle tante spiagge incontrate nel ritorno verso Lagos, dove il nuotare rimarrà comunque un desiderio data la bassa temperatura dell'acqua (circa 15 gradi, come da noi a Gennaio). La sera ci gustiamo un concerto popolare di un cantante che Francesco soprannominerà “il Toto Cutugno portoghese” in mezzo a portoghesi di ogni età che cantano a squarciagola.

dodicesima tappa: dall'algarve a lisbona

Per arrivare a Lisbona abbandoniamo le noiose e costose autostrade portoghesi e utilizziamo la statale N120 che, attraversando fitti boschi di querce da sughero, disegna curve dalle traiettorie perfette salendo fino a circa 900 mt di quota. A farci compagnia l’immancabile vento laterale che comunque non ci vieta una guida motociclistica davvero divertente. L’ingresso a Lisbona di domenica mattina ci regala una città ancora addormentata e priva di traffico; alloggeremo in un appartamento al quindicesimo piano con una magnifica vista su buona parte del centro storico. Passiamo il pomeriggio passeggiando nei quartieri di Graca e dell’Alfama. Quest’ultimo si rivela il quartiere più vero di Lisbona con angusti vicoli che salgono e scendono dalla collina, nei quali possiamo assistere ad ogni sorta di scena di vita quotidiana. Immancabile la fermata in una pasteleria dove acquistiamo i buonissimi dolci portoghesi. La sera visitiamo il Barrio Alto che ai nostri occhi è molto diverso da quanto avevamo letto. Se è vero che è pieno di ragazzi in cerca di baldoria, i locali non offrono niente che abbia a che fare con il Portogallo: musica commerciale che potrebbe essere ascoltata in qualsiasi altra città europea e tante offerte su bevute extralarge per conquistare il turista in vena di una buona dose alcolica. La mattina seguente ci rechiamo al concessionario Honda della città per far sistemare il contachilometri e regolare la tensione della catena. Anche in questo caso troviamo persone veramente disponibili che ci risolvono il secondo problema ma niente possono fare per il primo, visto che manca loro un pezzo di ricambio. Ci mettono però in contatto con un’officina Honda di Porto e prendono appuntamento per noi per risolvere il problema quando saremo lì. Sembra incredibile, ma il titolare dell’officina non ha voluto un euro! La giornata di oggi la dedicheremo alla vista di Sintra, una località famosa per i suoi esuberanti palazzi e i boschi nei quali sono immersi. Continuiamo verso ovest fino a Cabo de Roca dove la strada finisce nel punto più occidentale d’Europa. Gli scenari sono bellissimi anche se un vento mai sentito prima rende difficile guidare la moto. Avremmo preso volentieri il certificato rilasciato dall’ufficio turistico se non fosse per il suo costo di 11 euro. Ci accontentiamo dell’adesivo e delle foto di rito che attesteranno il nostro passaggio. La sera scopriamo che i quartieri sopra la Baixa pullulano di giovani Lisboeta in cerca di sano divertimento e assistiamo, finalmente, ad un bel concerto di musica composta da un intreccio tra latino americano e rock psichedelico alla Jimi Hendrix. L’ultimo giorno di permanenza in città lo dedichiamo a visitare il quartiere di Belem con le sue bellezze architettoniche e a passeggiare senza meta tra le vie di Lisbona solamente per catturare il più possibile lo spirito di questa città che ci rimarrà nel cuore. Immancabile un viaggio sul Tram 28 che assomiglia più ad una giostra che ad un mezzo di trasporto,ma che viene utilizzato quotidianamente dai lisboeti.

tredicesima tappa: da lisbona ad evora (e seconda sosta forzata)

Per uscire da Lisbona è necessario attraversare uno dei due ponti sul fiume Tejo; la nostra strada passa per quello chiamato 25 Aprile (data della liberazione dalla dittatura di Salazar) che è una copia del più famoso ponte di San Francisco, visto che è stato costruito dalla stessa ditta. L’altro è il ponte Vasco de Gama che abbiamo solo osservato da lontano e che con i suoi 17 chilometri è il ponte più lungo d’Europa. Con un breve trasferimento arriviamo ad Evora, dove, piantata la tenda nel campeggio municipale, ci dedichiamo alla visita della città. La macabra ma suggestiva Cappella degli ossi e la cattedrale sono due delle gemme di questa bella cittadina medioevale ancora interamente cinta da mura. Acquistiamo in una gastronomia, rinomata tra la gente del posto, delle crocchette di baccalà e formaggio, gamberetti e formaggio, pollo e spinaci, specialità della cucina portoghese che saranno il nostro pranzo e che accompagneremo con dell’ottima Sagres, la nostra birra industriale portoghese preferita. Il pomeriggio ci rechiamo a visitare i suggestivi Megaliti che si trovano a 10 km di distanza dalla città. Torniamo alla moto e… Africa ci tira il secondo scherzo del viaggio! Il motorino gira, ma la moto non parte… DISPERAZIONE!!! in quello che ancora una volta si rivela "il viaggio delle cose difficili". Francesco esegue i controlli di routine: interruttori ok, benzina ok, fusibili ok, batteria ok… ma la moto non ne vuole sapere di accendersi. Visto il luogo sperduto e l’ora tarda, accettiamo un passaggio da una coppia di simpatici Belgi che ci accompaganano al concessionario Honda proprio dietro al nostro campeggio. Imploriamo aiuto al capo officina, il quale nonostante stia chiudendo, ci accompagna a recuperare la moto con il suo furgone. In una prima analisi il problema sembra legata alla pompa di benzina (anche se Francesco è dubbioso dato che era stato cambiato il kit delle puntine prima della partenza). Fatto sta che siamo nuovamente fermi e stavolta presi ancora di più dalla disperazione. La mattina seguente Africa è di nuovo smontata e le notizie non sono buone dato che non arriva corrente alle candele. Escluse l’ipotesi dei pick – up e di qualche contatto mancante non rimane che incolpare la centralina. Il problema è che non è facile reperirla come ricambio sopratutto in Portogallo il 1 di Agosto (quante volte Francesco avrebbe voluto acquistarne una di ricambio e portarla con sé?!?). Il meccanico si offre di provare a cercarla e nel frattempo contatta la Honda per una eventuale riparazione di quella montata, ma essendo venerdì ci dice che dovremo aspettare almeno martedì per ripartire. Passata l’enorme delusione, decidiamo per la seconda (e ultima) volta di ricorrere alla macchina a noleggio dell’assicurazione per poter comunque visitare i luoghi che avevamo deciso. Detto fatto e poche ore dopo siamo nuovamente in viaggio con il terzo mezzo, un'Opel Astra 1600. Voi cosa avreste fatto? Alla fine conta anche quello che si riesce a vedere in un viaggio, non solo come ci si sposta. Non nascondiamo che passare davanti al concessionario con la macchina ci fa però un’ enorme tristezza.

quattordicesima tappa: da evora a marvao, castel di vide e tomar

Durante il trasferimento da Evora a Tomar ci fermiamo a Castel de Vide e Marvao: il primo ci colpisce per il suo quartiere medioevale rimasto intatto, con le sue vie traboccanti di fiori colorati, di signore che chiacchierano e di gatti che girottolano per strada; del secondo ci affascina il castello che domina dai suoi 800 mt di quota i monti che degradano verso la Spagna e ci ricorda la storia di questo paese che per anni si è difeso dall’invasione dei mori, degli spagnoli e di Napoleone. Come molti di voi immagineranno l’economia del viaggio a questo punto diventa questione cruciale; già abbiamo accusato il colpo della prima riparazione e non sappiamo quanto ci costerà la seconda. Cosa si può fare per risparmiare? Una bella cena in autostrada con tanto di pasta al pesto e frittata di zucchini cucinati in un’area di servizio che nelle autostrade portoghesi è sempre provvista di tavoli e sedie per fare pic - nic. Arriviamo così a Tomar giusto in tempo per una passeggiata prima di andare a dormire. In città si festeggia la festa della birra e buona parte dei cittadini ne prendono parte. Noi ci lasciamo felicemente coinvolgere per passare una serata senza pensieri negativi, ridendo del gruppo che suona che ci ricorda tanto una nostra orchestra di liscio e delle squadre di calcio che hanno partecipato al torneo che portano soddisfatti un bel melone sotto braccio. Il motivo della nostra tappa a Tomar è il Convento di Cristo che abbiamo la fortuna di visitare all’aprtura da soli nel silenzio interrotto soltanto da musica classica proveniente dalle stanze dell’ex refettorio dove gli studenti si esercitano in vista del concerto che si terrà la sera stessa. Il convento è stato il quartier generale dell’ordine dei cavalieri templari e non manca casa o negozio che non abbiano la croce rappresentativa dell’ordine esposta in bella vista. Davvero degna di nota la “Charola” una chiesa a sedici lati che permetteva ai cavalieri di assistere alla messa restando in sella.

quindicesima tappa: da tomaR a coimbra

Arriviamo a Coimbra giusto in tempo per piantare la tenda nel campeggio che dista 4 km dal centro e pranzare, prima di visitare questa bella città che vive intorno alla sua storica università; infatti, la mancanza della sua popolazione universitaria, trasforma Coimbra in un museo a cielo aperto per i turisti, atmosfera a noi poco congeniale. Ciò nonostante rimaniamo a bocca aperta quando entriamo nella biblioteca storica che custodisce 300000 libri antichi a partire dal diciottesimo secolo e quando visitiamo la “Sala dos Capelos” dove vengono dibattute le tesi di laurea. Immancabile la fermata in una pasticceria della città vecchia che ci regala momenti deliziosi per il nostro dopocena in campeggio. A partire dalla visita di Lisbona non abbiamo saputo rinunciare all’acquisto giornaliero di dolci monoporzioni che abbiamo scoperto essere diversi in ogni città. Senza dubbio eleggiamo il Portogallo come paese con la miglior pasticceria tra quelli che abbiamo visitato nei nostri viaggi.

Sedicesima tappa: DA coimbra a Piodao e LA serra de estrella

La tappa fin da subito ha un sapore agrodolce; un inverno passato a studiare le strade di montagna del viaggio per poi percorrerle con la macchina a noleggio… Solo chi è motociclista può capire la tristezza mista a rabbia che abbiamo provato lungo queste favolose strade di montagna dall’asfalto perfetto senza la nostra amata Africa. Prima fermata a Piodao, borgo con case di scisto e tetto in ardesia, da cui dipartono decine di percorsi trekking. Ci limitiamo a scendere dal paese verso la piscina fluviale nella quale la rabbia si trasforma in riflessione e pensieri di speranza che il meccanico riesca a risolvere il nostro problema. Proseguiamo, continuando a farci un po’ del male, sulla strada che porta a Torre, il punto più alto del Portogallo. Ancora bellissime strade contornate da rocce granitiche e stupendi laghi, anche se Torre è un luogo che ci lascia un po’ perplessi. Una grande spianata con un obelisco costruito da Re Joao VI per raggiungere i 2000 mt, in cui dominano però due vecchie antenne radar malandate e ormai in disuso e l’unico impianto da sci del Portogallo. Motociclisticamente parlando vale comunque la pena di venire fino a qua per le bellissime strade.Ci accampiamo nel piccolo camping “Skiparque” vicino a Manteigas nel parco naturale di Serra di Estrella. Dedichiamo il pomeriggio ad una delle decine di passeggiate presenti nella zona del campeggio e studiamo cosa fare l’indomani, giornata interamente dedicata al trekking. La scelta ricade su due dei percorsi più famosi del parco, quello del “Poco do Inferno” e quello della “Valle glaciale”. Nel primo osserviamo una cascata che forma un piscina naturale, anche se, dato il periodo, l’acqua presente è poca ( circa 1 ora e mezzo di cammino); nel secondo risaliamo la valle glaciale del rio Zezere che ci regala paesaggi incredibili, incontri con pastori e greggi e un pranzo alle pendici del “Cantaro Magro” un monte di roccia granitica con la sua parete verticale di circa 500 mt di altezza (circa 5 ore di cammino). Durante la camminata il nostro umore fa come il tempo: migliora notevolmente. Una telefonata al meccanico ci permette di capire che non è stato possibile trovare una nuova centralina, ma lo stesso meccanico è riuscito a trovare il contatto non funzionante e a ripararlo. Africa è dunque tornata a rombare, ma, giustamente, non è possibile garantire per quanto funzionerà. Noi vogliamo credere nel riprendere e concludere il nostro viaggio con la moto; vedremo cosa accadrà strada facendo. Decidiamo, quindi, di andare a Porto per i prossimi due giorni, dove abbiamo un appartamento fissato e pagato e tornare successivamente a prendere la moto. Al ritorno d’obbligo una fermata alla sorgente di Manteigas da cui sgorga un’acqua minerale costantemente a 6 gradi e all’allevamento di trote dove, con un piccolo contributo al parco, acquistiamo trote vive per la nostra gustosissima cena. Questa sosta ci ha permesso finalmente di apprezzare da vicino i boschi che ci accompagnano fin dal nostro ingresso in questa nazione e capire quante energie servano all’ente parco per mantenere intatta la natura e la sua rete di sentieri.

Diciassettesima tappa: Da MAnteigas a porto

Il viaggio prosegue verso Porto dove alloggeremo in un appartamento vicinissimo al centro storico e commerciale della città. Dopo aver fatto la spesa nel mercato locale, che a dir la verità non ci ha molto convinti per via dei prodotti di non elevata qualità e per la presenza massiccia di turisti, iniziamo la nostra visita alla città. L’unico spostamento con la macchina avviene per recarci al concessionario Honda della zona, dove avevamo ordinato i pezzo di ricambio del contachilometri, che saranno successivamente assemblati dal meccanico di Evora che sta riparando la moto. Da non perdere la visita al palazzo della Bolsa, il quartiere della Ribeira e la vista che se ne gode dal ponte Don Luis I che attraversa il Douro collegando Porto a Vila Nova de Gaia dove sono situate le cantine in cui si produce il vino omonimo con le uve provenienti dalla regione dell’alto Douro che avremmo intenzione di visitare nei prossimi giorni. A pochi metri da dove alloggiamo si svolge il festival della “Francesinha” che assaggiamo per rendere onore alla gastronomia locale. Si tratta di un’antica ricetta del 1953 composta da due fette di pane tostato che racchiudono salsiccia fresca e piccante di maiale, formaggio fuso, carne di vitella; il tutto ricoperto ancora da formaggio fuso e una squisita salsa a base di pomodoro leggermente speziata. Insomma una bomba calorica che accompagnata dalla fresca birra Sagres, rappresenta un ottimo pasto completo. Il pomeriggio scegliamo la cantina “Ramos Pinto” che per soli 6 euro ci permette di prendere parte alla visita guidata della cantina stessa e di assaggiare due qualità di Porto diverse: il White e il Tawny. Siamo talmente conquistati da questo vino da meditazione che decidiamo di farcene spedire a casa sei bottiglie per noi e per i nostri parenti. Durante la visita ci viene illustrato come viene prodotto il Porto nelle sue varie qualità.

Diciottesima tappa: Da porto ad evora e ritorno nell'alto douro

In quello che doveva essere il periplo della penisola iberica, compiamo un altro salto all’indietro attraversando da Nord a Sud buona parte del Portogallo per ritornare ad Evora. Piantiamo di nuovo la tenda nel solito campeggio e il personale si stupisce di vederci nuovamente e con una macchina. Spiegazione di rito e poi via verso il concessionario. Il sapiente meccanico ci illustra la situazione: dopo un accurato lavoro per verificare la continuità di tutti i contatti è riuscito a localizzare l’uscita della centralina non funzionante e a ripararla. Ribadisce che non può garantire quanto durerà la riparazione; fatto sta che noi vogliamo credere di poter terminare il nostro viaggio fino a casa. In regalo per entrambi una bandana della Honda, foto di rito con lui e con il padrone della concessionaria e finalmente si torna in campeggio con la moto. La mattina seguente ripercorriamo i nostri passi tornando a Nord verso la valle del Douro. Il pomeriggio percorriamo la strada che risale il fiume e lungo la quale l’uomo ha totalmente ridisegnato il territorio coltivando vigneti che risalgono ai tempi dei Fenici. Motociclisticamente parlando la strada è bellissima con curve a medio raggio che ci permettono finalmente di poter godere della nostra moto. Non contenti di vedere i vigneti dal basso, prendiamo la “strada dei vigneti del Porto” sull’altra sponda del fiume che si inerpica sul versante della montagna regalandoci viste panoramiche mozzafiato su tutta la vallata. Viaggiamo così senza meta seguendo l’istinto e perdendoci in paesi di poche case dove i carrelli ci ricordano che l’accesso sarebbe limitato ai soli veicoli a trazione animale. In questo tragitto si rendono finalmente utili apprese al TTT: un paio di passaggi su pietraie con saliscendi molti ripidi rendono necessaria la famosa guida sulle pedane che tanto ha fatto faticare Francesco nei due giorni di Carpaneto. Serena, un po' per fiducia, e un po' per far coraggio al pilota non protesta nè mostra segni di paura. Se necessario sarà divertente farlo ancora...

Diciannovesima tappa: DAll'alto doura a vila nova de foz coa e burgos

Questa mattina la sveglia suona all 5:30: fuori è buio, ma alle 9:00 dobbiamo essere a Vila Nova de Foz Coa dove ci attende la visita al sito preistorico di Canada do Inferno. Si tratta di un canyon nel quale si trovano più di mille graffiti risalenti a 20000 anni fa circa, rappresentanti animali. Il tutto scoperto durante i lavori per la costruzione di una diga e salvati solo grazie all’intervento dell’opinione pubblica internazionale che ha fatto in modo di interrompere i lavori e costruire un museo all’aperto unico nel suo genere.  Proseguiamo lungo bellissime strade collinari che oltrepassano ancora vigneti a perdita d’occhio. Dopo circa 600 chilometri giungiamo in serata a Burgos per l’ultimo pernottamento in Spagna, ma l’ora tarda non ci permette di visitare la città. Di Burgos ricorderemo però il freddo intenso della sera e della mattina seguente durante la colazione in campeggio.

ventesima tappa: da burgos a cauterets

Oggi ci dirigiamo verso i Pirenei! Lungo la strada che costeggia per centinaia di chilometri il Cammino di Santiago osserviamo migliaia di escursionisti e/o pellegrini camminare con zaini carichi per percorrerne le sue tappe. La nostra moto invece scorre finalmente veloce fino ai primi pendii all’ingresso dei Pirenei. Saliamo fino al passo Somport a 1640 mt che segna il nostro ritorno in Francia. Il primo impatto con questa regione è magnifico; la strada (la N330) è una pista che ci permette una guida davvero divertente. Intono a noi prati di alta quota punteggiati di animali al pascolo. Scendiamo sul versante Francese per poi risalire nuovamente fino al passo del Pourtalet (1794 mt) mediante la D934; lungo i 27 km che ci portano al passo ci fermiamo ad osservare un gruppo di aquile in volo sopra di noi. Questa volta non oltrepassiamo la frontiera ma scendiamo dallo stesso versante deviando a Laruns verso il Col d’Abisque sulla D918. Qui i Pirenei ci mostrano come le condizioni meteo siano mutevoli. La temperatura scende dai 23 gradi del precedente passo ai 10 di questo e tutto è avvolto in una nebbia umida che ci fa procedere a bassa velocità anche per le dimensioni ridotte della carreggiata. Poco ricorderemo di quest’ultimo passo se non il cartello che ne segna il passaggio. Per quanto sia facile continuare a perdersi su queste strade decidiamo di prendere la via che ci conduce a Cauterets. Qui l’ultima sorpresa della giornata con i 20 chilometri finali sulla D920 appena riasfaltata anche perché la cittadina è stata tappa di arrivo del Tour de France del 2015.

Escursione al lac de gaube

Oggi ci svestiamo dei nostri panni da moto viaggiatori per un’intera giornata da dedicare all’escursionismo. Abbiamo scelto Cauterets come nostra base perché sapevamo di poter godere dei percorsi che partono direttamente dal paese per esplorare la valle. Da prima percorriamo il sentiero delle cascate (il perché del nome lo si capisce subito dalle prime bellissime visioni del torrente che scorre lungo il percorso formando bellissime cascate), di seguito raggiungiamo il lago Gaube a quota 1700 mt circa, probabilmente il più bel lago glaciale visto nelle nostre escursioni. Il lago di un intenso celeste è circondato da una fitta foresta di abeti. Non contenti proseguiamo per altre due ore circa di cammino fino a giungere al rifugio posto a quota 2150 mt, ai piedi di un meraviglioso ghiacciaio dai colori che fino ad oggi avevamo visto solo nei documentari. Qui ci fermiamo a fianco di uno dei tanto torrenti che nascono dal ghiacciaio per la nostra meritata mezza baguette, formaggio caprino, prosciutto crudo e pomodori. La via del ritorno coincide con quella dell’andata e la giornata si conclude con un tramonto mozzafiato dopo aver camminato per circa 35 km, per un totale di nove ore.

Il cirque du gavarnie e quello di tromouse

Partiamo alla buon ora percorrendo la D921 che a Gedre presenta un bivio: a destra si sale al Cirque du Gavarnie, mentre a sinistra ci si dirige verso il Cirque di Troumouse. Da prima esploriamo la zona di Gavarnie: dalla cittadina, da cui è obbligatorio proseguire a piedi, partono diversi percorsi con cui ci divertiamo a costruire un anello per la nostra visita al Cirque. Saliamo lungo un sentiero poco battuto che ci permette di ammirare da una vasto prato il cirque e la grande cascade nella loro interezza: la valle è chiusa da una anfiteatro di alte montagne che superano i 3000 metri, segnando il confine con la Spagna. Decidiamo quidi di scendere nel centro del Cirque e risalire fino ai piedi della cascata alta più di 400 metri. Rimaniamo ad ammirare la bellezza di questo patrimonio naturale tutelato dall’Unesco concedendoci un lauto pranzo. Tornati alla moto dopo 4 ore di cammino e 15 km percorsi, ripercorriamo la strada fino a Gedre, deviando però verso Troumouse. Dopo pochi chilometri la strada diventa a pagamento (2 euro moto più passeggeri) disegnando traiettorie sinuose su un percorso lungo 8 km con quasi 1000 metri di dislivello. Per chi volesse godere della bellezza di un Cirque non avendo a disposizione molto tempo o non volendo camminare, la strada costituisce un’occasione unica perché il parcheggio si trova a poche centinaia di metri dal centro del Cirque. Anche in questo caso scegliamo un punto panoramico ed isolato dove possiamo godere di tutto il silenzio e la bellezza che questo luogo emana.

ventunesima tappa: da cauterets a niaux

Da Cauterets ci dirigiamo verso uno dei passi che hanno segnato la storia del Tour de France: il col du Tourmalet (2115 mt). La strada è ampia e ad ogni tornante lo sguardo si apre sulla vallata; nella testa di Francesco scorrono i ricordi delle decine di tour visti in televisione e dell’epica impresa di Pantani che qui segnò una delle storie più belle del ciclismo moderno. Giunti al passo è d’obbligo la foto alla targa che ricorda il primo passaggio del Tour su questo colle e dei ciclisti eroi dei primi del novecento. Tanti motociclisti, ma anche tantissimi ciclisti che sfidano queste strade, anche con gruppi organizzati provenienti da diversi stati europei. Non è detto che prima o poi torneremo in questi luoghi con le nostre amate bici da corsa. Scendiamo il Tourmalet per fermarci a La Mongie, dove la nostra idea di salire al Pic du Midi con la cabinovia viene stroncata dalla richiesta di 36 euro a persona. Procediamo per la D935 salendo fino al Col d’Aspin (1490 mt); se il Tourmalet presentava un fondo regolare e curvoni con vista sempre aperta, questa strada è immersa nel bosco e sale più dolcemente. Dopo una lunga discesa troviamo un posto bellissimo dove fare il nostro picnic quotidiano; un ampio parto bordo strada che solo poche settimane prima aveva ospitato gli spettatori di una delle tappe del Tour. A completare il quadro anche una bella fontana di acqua fresca. Pranzo e meritata pennichella all’ombra di una grande quercia. Riprendiamo il cammino per risalire verso il Col de Peyresourde (1563 mt), il Col de Mente (1349 mt) e il Col de Portet d’Aspet (1069) che ci ricorda uno dei passi appenninici a noi ben noti (passo Radici versante toscano). La strada è stretta e con curve con bassa visibilità e il fondo stradale è dissestato e ricoperto di brecciolino. Nonostante questo ricorderemo il nostro arrivo al passo con grande piacere: lì abbiamo incontrato altre tre coppie di moto viaggiatori, di cui una toscana e con un’Africa Twin RD07. Dopo più di un mese di spagnolo, portoghese e francese, fare due chiacchiere sul nostro viaggio in italiano è davvero un piacere. Unica nota stonata il rammarico di non aver partecipato al concorso “Pick the Peaks” perché con questo viaggio avremmo potuto accumulare diversi punti… sarà per la prossima! Dopo circa 500 km densi di curve, saliscendi e paesaggi meravigliosi arriviamo in tarda serata a Niaux percorrendo la D618 e attraversando il Col de Port (1245 mt). Qui dopo una lauta cena a base di trota lungo il fiume che attraversa il bel borgo di Tarascon sur Ariege andiamo a nanna, stanchi ma infinitamente soddisfatti di quello che i Pirenei ci hanno regalato oggi.

ventiduesima tappa: da niaux a la llagone

Le grotte di Niaux possono essere visitate solo da un ristretto numero di persone al giorno e con l’accompagnamento di una guida. Queste misure riducono il più possibile il rischio che le pitture rupestri siano danneggiate dal calore e dall’anidride carbonica prodotta dai visitatori. Questa mattina il cielo si presenta plumbeo e facciamo appena in tempo a giungere nel parcheggio situato nell’antro che nasconde l’ingresso della grotta che si scatena un forte temporale. All’interno della grotta si cammina in fila indiana con torce fornite all’ingresso. Rimaniamo sbalorditi quando giunti nel “Salon Noir”, dopo circa 800 metri di cammino, la guida ci fa spegnere le torce ed illumina le bellissime pitture rupestri che ritraggono bisonti, cavalli e antilopi. Questi disegni sono stati realizzati in un periodo intercorso tra i 40000 e i 15000 anni fa da uomini che però non vivevano in queste caverne in quanto nomadi (l’uomo delle caverne è un’invenzione del XIX secolo, ma non è mai esistito). Se passate da queste parti visitate questo luogo tra i pochi rimasti dove è possibile ammirare i disegni dal vivo, ma ricordatevi di prenotare la visita con almeno due mesi di anticipo! Alla fine della visita il temporale è passato e decidiamo di ripercorrere nuovamente una parte di strada fatta circa un mese fa. Infatti ripassiamo dal Col di Puymorens verso Andorra dove facciamo il pieno ad Africa e ammiriamo per l’ultima volta i panorami di questa piccola nazione. Scendendo passiamo per Llivia ultima enclave spagnola in terra francese, poco prima di giungere a La Llagone dove alloggeremo. Visitiamo il piccolo paese di Mont Luis cinto da mura rinascimentali, ma completamente avvolto nella nebbia, (siamo sempre a 1600 mt di quota!). La piccola pensione che ci ospita ci regala un’inaspettata cena a base di paella e pesce, anche se questo non deve stupirci visto che siamo in Catalonia a poco meno di 80 km dal mare. Durante la cena conosciamo una simpatica coppia tedesca che abita su lago di Costanza e parla italiano. Rimaniamo con loro per il dopocena parlando del nostro viaggio e di tutti i luoghi che loro conoscevano in Italia. Ci scambiamo gli indirizzi e loro ci invitano a trascorrere qualche giorno sul Lago di Costanza.

ventitreesima tappa: Escursione al Pic carlit e arrivo a collure

La mattina dopo, malgrado il freddo pungente, decidiamo di dedicare la giornata all’escursione al lago di Bouilluise e al Pic Carlit (2921 mt). Africa però deve avere accusato il freddo pungente della notte e dopo un pronto avviamento si pianta dopo pochi chilometri. TRAGEDIA!!! Francesco: << Fine del giochino…. Sicuro che è la centralina>>. Invece basta premere un paio di volte il pulsante START per risentire il suo motore borbottare, anche se il volmetro indica una batteria abbastanza stanca. Al lago arriviamo grazie ad una navetta che percorre la strada chiusa al traffico. Il clima e il cielo non hanno però niente a che vedere con le nostre precedenti escursioni, ma dato che probabilmente saremo qui una volta nella vita, non ci lasciamo scoraggiare e iniziamo a camminare verso la vetta. Il sentiero costeggia dodici laghi, ognuno bellissimo e diverso dagli altri. Salendo di quota però la temperatura si abbassa, la nebbia si fa fitta e quando ai 2700 mt inizia anche a piovere, decidiamo di darla vinta al meteo. Nulla di male, il più delle volte si sale in vetta per ammirare il panorama dall’alto; in questo caso avremmo visto la stessa nebbia che vedevamo dal basso. Torniamo alla moto, ma anche stavolta dopo nemmeno un chilometro il “viaggio delle cose difficili” colpisce ancora: Africa si spegne di botto… Stavolta la batteria non riesce a far girare il motorino. Francesco smonta la carena, mentre Serena chiede aiuto all’ennesima persona disponibile che ci offre i cavi e la batteria del suo furgoncino: Africa riparte!Il tempo di caricare i bagagli e la N116 ci accompagna a Perpignan, salutando in via definitiva i Pirenei. Proseguendo sulla D914 arriviamo infine a Collure che ci ospiterà nel nostra soggiorno in Costa Vermiglia.

ventiquattresima tappa: La costa vermiglia

Collure è un piccolo paese di 1200 abitanti che abbiamo scelto per passare gli ultimi giorni di viaggio finalmente in riva al mare. Il minuscolo appartamento dove alloggiamo non ha la lavatrice, ma per fortuna troviamo una lavanderia automatica dove possiamo  fare il bucato della maggior parte dei vestiti che abbiamo. La giornata non è delle migliori, ma ad allietarla ci pensa la Festa di San Vincenzo che per nostra fortuna si svolge proprio durante i giorni del nostro soggiorno ( 14 – 17 Agosto). Si tratta di uno dei santi più venerati dal popolo catalano e questa festa richiama migliaia di persone da tutto il circondario. In paese gruppi suonano musica live in ogni angolo, mentre ci si diverte a ballare la “Sardane”, ballo popolare catalano in cui uomini e donne formano cerchi concentrici che si allargano occupando intere piazze e creando così uno scenario davvero suggestivo. Il paese occupa una baia con tre spiagge che si affacciano su un mare cristallino e i colori pastello delle case ci ricordano alcuni borghi liguri. Il simbolo è la chiesa con il campanile a cipolla di colore rosso affacciata direttamente sul mare. Lungo le  strette vie decine di studi di artisti di vario genere (pittori, fotografi e scultori) nella città che ha ospitato e ispirato tra gli altri Matisse. Dopo un pomeriggio passato al mare trascorriamo la serata ascoltando gruppi locali e ballando mescolati tra la gente del posto. La mattina seguente percorriamo la D86 che collega Collure con Baynuls sur mer salendo dal mare fino ai 600 metri dell’antica torre di Guardia di Madeloq. La strada non permette una guida veloce, ma è esaltante per i vigneti che attraversa e per i panorami sul mare che ci regala. Essendo domenica mattina ci fanno compagnia centinaia di ciclisti, due dei quali ci aiutano anche a fare alcune fotografie. La N260 è invece una statale costiera con asfalto perfetto che ci accompagna fino alla cittadina di Cerbere e al confine spagnolo che oltrepassiamo non resistendo alla tentazione di fare un ultimo bagno nella prima cittadina della costa brava chiama Portbu. In realtà ne approfittiamo anche per spedire alcune cartoline affrancate in Spagna e dimenticate in una guida. Già che ci siamo entriamo nell’ufficio turistico e prendiamo informazioni sulla Costa Brava e sui Pirenei spagnoli pensando già ai possibili prossimi viaggi. La sera la festa di San Vincenzo tocca il suo culmine con un incredibile spettacolo di fuochi di artificio e la cittadina è piena all’inverosimile, tanto da aver difficoltà a parcheggiare la moto.

venticinquesima tappa: da collure al castello di peyrepertuse e cap leucate

Oggi vogliamo visitare almeno uno dei castelli catari presenti nei Pirenei Orientali. Decidiamo di visitare lo Chateau de Peyrepertuse, passando per quello di Queribus. Torniamo a Perpygnan e da lì la D117 ci accompagna fino ai vigneti di Maury; una deviazione ben segnalata ci conduce su una strada secondaria all’incrocio con il castello di Quesribus e successivamente a quello di Peyrepertuse. Se anche non avete voglia di visitare i due castelli, vi consigliamo di percorrere queste strade bellissime, motociclisticamente parlando. Il castello è arroccato a circa 900 mt di quota su uno sperone di grotta granitica; le rovine sono state ben conservate, ma ciò che più ci è piaciuto e ci ha impressionato è stata la posizione inespugnabile e la vista che permette di tenere sotto controllo entrambe le valli che portano al castello. Volendo passare un altro pomeriggio al mare decidiamo di fermarci a Cap Leucate, piccola cittadina tra una laguna in cui sono presenti allevamenti di cozze, vongole e chiocciole di mare molto conosciuti, e un mare dal colore blu intenso. Il tempo di montare la tenda e siamo in spiaggia per passare qualche ora di relax totale.

ventiseiesima tappa: da cap leucate a pont du gard

Malgrado il nostro “viaggio da ragionieri” sia stato stravolto almeno in parte dagli eventi accaduti, decidiamo che la degna conclusione sia quella di visitare il Pont du Gard, ultima meta che ci eravamo prefissati prima del rientro. Annullata la prenotazione dell’albergo,troviamo un campeggio in ottima posizione, pulito e con tutti i servizi a noi necessari, in cui passeremo quest’ultimo giorno di viaggio. Montata la tenda e scaricati i bagagli, ci dirigiamo verso i