Provaci ancora Ted
Quando si parla di Giro del Mondo in motocicletta il primo a cui pensiamo è lui: Ted Simon, che ne ha compiuti addirittura due, a distanza di 30 anni

La prima volta fu negli anni Settanta, per scoprire come era fatto il mondo; la seconda, negli anni 2000, per capire come era cambiato e anche per ritrovare Jupiter, un uomo che, suo malgrado, è diventato leggenda. “Il significato del mio primo viaggio - spiega Ted sul suo sito (www. jupitalia.com) - continuo a coglierlo giorno dopo giorno. L’ho fatto per gli altri nella misura in cui quando fai qualcosa che ti fa crescere, generi un’energia che ha effetti sul Mondo”. Anche noi continuiamo a domandarci come mai, nel 2014, quest’uomo rimanga la figura più forte fra i globe-trotter. Probabilmente la risposta sta in quello che è riuscito a trasmettere delle sue esperienze, intendiamo in particolare i suoi libri che sono diventati pietre miliari della letteratura di viaggio (non solo motociclistica) e che ha saputo rendere “produttivi” creando una Fondazione che incoraggia i globe-trotter “a percorrere quel miglio in più per sviluppare le loro osservazioni sul Mondo”.

UNA FONDAZIONE PORTA IL SUO NOME

La Ted Simon Foundation, di cui Motociclismo All Travellers è diventato media partner e con cui siamo entrati in contatto grazie all’azienda di abbigliamento Motoinfinito che la supporta, è un’organizzazione no-profit che ha come principi fondanti l’esplorazione, la comprensione, la comunicazione: per contrastare le generalizzazioni e i pregiudizi culturali i viaggiatori (attualmente sono 88 quelli da lei supportati) devono farsi la loro esperienza “famiglia per famiglia, chilometro per chilometro. Di chilometri Ted, nel viaggio che lui definisce “original” (1973- 77), ne ha percorsi 102.000, in quattro anni, in sella ad una Triumph Tiger100, da 500 cc, attraversando 45 Paesi. Allora aveva 42 anni ed era un motociclista principiante. Quando ci ha riprovato di anni ne aveva 70 e una moto più comoda, una BMW R 80 G/S. Ha percorso 125.000 km, attraverso 47 Paesi. Alcuni sono aumentati a seguito di disgregazioni, come nel caso della ex-Yugoslavia. Altri li ha dovuti saltare, come Afghanistan e Pakistan, perché c’era appena stato l’assalto alle Torri Gemelle. Per saperne di più su queste due incredibili esperienze vi rimandiamo ai suoi libri, in particolar modo “I viaggi di Jupiter” e “Sognando Jupiter”. Qui ci interessa capire come è cambiato il modo di affrontare il viaggio e di raccontarlo ma, prima di lasciarvi alle sue parole, volevamo fare altre due considerazioni riguardo al motivi per cui “Jupiter” rimanga un mito. La prima è la facilità e immediatezza con cui ha risposto alla nostra intervista: ci abbiamo visto un uomo (ormai ottantaquattrenne) ancora estremamente voglioso di trasmettere conoscenza ed entusiasmo. L’altra cosa è la sua umiltà, che fa sempre gli uomini grandi. Sempre sul suo sito, scrive “Coloro che pensano che il mio viaggio sia stato una grande impresa fisica e un atto di coraggio ne hanno perso il vero significato. Coraggio e resistenza fisica sono utili doti, esattamente come la disposizione alle lingue o l’immunità all’epatite. Ma il vero obiettivo è la comprensione del mondo e l’unico modo per comprenderlo è farmi permeabile ad esso, così mi può cambiare. La sfida era di aprirmi a chiunque e a qualsiasi cosa capitasse sulla mia strada.

due chiacchiere con il mito

Anche con noi Ted si è aperto raccontandoci lo spirito con cui viaggia. “Avventura per me significa andare in un posto sconosciuto, con la possibilità di affrontare rischi e pericoli, al fine di fare un’esplorazione. In questo senso non penso che il significato di avventura sia cambiato, piuttosto è cambiato l’oggetto dell’esplorazione: l’umanità più che la geografia o l’antropologia”.

Oggi i viaggiatori hanno molti più strumenti per raccontare le loro esperienze. Puoi dare loro qualche consiglio per usarli al meglio?Penso che oggi i viaggiatori siano più interessati a ‘registrare’ e trasmettere i loro viaggi più che a viverli. Dal mio punto di vista è un terribile spreco, oltre che narcisistico e controproducente. Naturalmente nei miei viaggi ho fatto delle foto ma solo come riflessione, ho sempre ‘registrato’ le mie esperienze dopo che sono successe. Il mio consiglio è: prendere appunti, viaggiare da soli e stare lontani da internet”.

Hai scritto che il difficile è fermare il viaggio e tornare alla vita “normale”.“È impossibile spiegarlo. E poi non si torna mai alla vita normale. Tutto cambia”.

Esiste la moto da viaggio ideale?No... e, se esistesse, probabilmente sarebbe anche lei sbagliata”.

È stato più difficile scrivere “I viaggi di Jupiter” o “Sognando Jupiter”? “Sicuramente il secondo, come potrete immaginare, perché ho visto le cose una seconda volta e sfortunatamente erano mediamente meno interessanti, così ho dovuto contare molto sulle mie motivazioni per sostenere l’interesse. Comunque quando ho fatto il mio primo viaggio il Giro del Mondo era un'impresa che stava già sfiorendo, che non faceva più sensazione. L'attenzione si è riaccesa solo perché la moto era un mezzo insolito". 

C’è qualche luogo che avresti voluto visitare e non ci sei riuscito?Avrei voluto trascorrere più tempo in Afghanistan e Iran nel mio primo viaggio, ma ero già molto stanco”.

Che viaggiatore saresti stato oggi?Le traversate da record non mi interessano. Penso anche che andare da un punto ad un altro, dall’Alaska a Ushuaia, da Singapore a Instanbul, da Londra a Cape Town, non sia più interessante. Dovessi partire per una terza volta me ne andrei a zonso per le strade secondarie, mi muoverei in un’area più ristretta del Mondo e molto più lentamente... e mi perderei di nuovo. Non necessariamente in moto, sebbene io pensi ancora che sia il modo migliore per viaggiare.

Quando e perché hai deciso di creare una Fondazione?Grandi decisioni sono state prese nei Paesi occidentali che hanno condizionato il mondo intero, ma spesso sono state prese nell’ignoranza. Il più drammatico esempio di quello che dico è sicuramente la guerra in Iraq. È stato un autentico disastro da cui il nostro mondo, probabilmente, non si riprenderà più ed è successo perché non avevamo idea della natura della società irachena. La mia fondazione esiste per incoraggiare i viaggiatori a riportare dalle loro avventure informazioni su cosa sta accadendo davvero nel Mondo”.