L'ARTUSI E IL PASSO DEL MURAGLIONE
La via intitolata al celebre gastronomo passa per la nota SS67, la statale che conduce al Muraglione, una delle strade predilette dai motociclisti italiani (smanettoni!). Noi, ve la proponiamo in versione "slow": con tanti spunti meritevoli di una sosta, a cominciare dalla buona tavola

Guidare bene e mangiare meglio: questo è il credo del buon motociclista. Ma, che amiate o no stare dietro i fornelli, vi sarete sicuramente chiesti perché le ricette della nonna sono sempre le più buone! Da ormai 120 anni l’ingrediente segreto si nasconde tra le pagine de “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, manuale pratico per le famiglie compilato da Pellegrino Artusi e pubblicato per la prima volta, a spese dell’autore, nel lontano 1891. Alla prima sono seguite 15 edizioni (l’ultima nel 1911, anno della scomparsa) che, grazie ai suggerimenti dei lettori, hanno visto lievitare le ricette da 475 a 790. Gastronomo letterato, Pellegrino Artusi sosteneva che il suo manuale pratico fosse per tutti, bastava saper tenere un mestolo in mano. In effetti, con linguaggio popolare e una penna forbita riuscì nell’ardua impresa di unificare e valorizzare la nostra tradizione gastronomica. L’Artusi, come viene comunemente chiamato il volume, mentre stuzzica il palato rallegra l’intelletto ed è divertente da usare come da leggere, perché ogni ricetta è accompagnata da aneddoti e riflessioni dell’autore, scritte con ironia e grande padronanza della lingua.

curve & forchette

Se avete l’acquolina in bocca allora siete pronti per l’appennino Tosco-Romagnolo, rinomata terra di divertenti strade e buona tavola. Qui, tra Firenze e Forlì, scorre sinuosa la SS67 Tosco Romagnola, detta il Muraglione: un concentrato di traiettorie, da affrontare con il cervello acceso. La partenza è da piazza d’Azeglio n.35 (al tempo n.25), dimora fiorentina di Pellegrino Artusi. Per celebrare i 100 anni dalla sua scomparsa portiamo le ruote sulla via a lui intitolata lanciandoci in una caccia alle sue ricette. Nella città culla del Rinascimento, fra i tanti ad omaggiare il gastronomo c’è il Paiolo (ricette n.74/121/281/430 - www.ristoranteilpaiolo.it). Dal traffico urbano alla campagna il passo è breve e, superata Pontassieve, arriviamo a Contea, dove si trova il bivio di congiunzione del nostro anello. Qui veniamo fermati da una pattuglia dei carabinieri, che ci chiede i documenti. Dopo un normale accertamento scatta l’invito alla prudenza: sono troppe le vite spente sulla SS67. E così impostiamo il polso sulla mappatura “slow”, con l’obiettivo di dare merito a tutto quello che sulla Tosco-Romagnola normalmente lasciamo sfilare nello specchietto. Questo, però, non preclude di gustarsi le curve che da Dicomano si fanno sempre più serrate e avvincenti. Il nostro percorso entra nel vivo da S. Godenzo dove, in controtendenza, mettiamo il cavalletto e ci fermiamo a visitare la splendida Abbazia di San Gaudenzio (1028).

il passo del muraglione

Seguendo per Castagno d’Andrea l’Artusi-point è al ristopub Conte di Campiglia (ricette n.110/111/369/556 – www.contedicampiglia.it). Sulla strada incontriamo Mario: un veterano del Muraglione che, stregato dal versante toscano, si entusiasma ogni volta come se fosse la prima. E come dargli torto: chilometro dopo chilometro, le curve si fanno incalzanti e il paesaggio prova a distrarci spalancando le finestre sul Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Raggiunta Cavallino, in un batter d’occhio siamo sul valico (907 m). Giusto in tempo per assistere alle prove della MotoGP in ottima compagnia: da Giovanni, al bar del Muraglione, ogni fine settimana è un motoraduno spontaneo. Una curiosità: il muro di pietra (da cui il nome del Passo) serviva ad offrire riparo ai viandanti dal gelido vento di crinale e fu realizzato nel 1836 per volere del granduca di Toscana Leopoldo II, insieme alla carrozzabile. La discesa sul versante romagnolo è generosa di tornanti chiusi che proseguono arditi, secondo il disegno della valle determinato dal fiume Montone. Una volta arrivati a S. Benedetto in Alpe, chi volesse sgranchirsi le gambe può visitare le cascate dell’Acquacheta (facile escursione di circa 3 ore). Dante nella sua discesa nell’Inferno le paragonò alla rumorosa cascata del fiume infernale del Flegetonte (Inferno Canto XVI 94/105), al contrario per noi sono un piccolo Paradiso del relax. Superato Bocconi, seguiamo l’indicazione per il passo Manzo, ma il nostro obiettivo, per ora, è il vulcano più piccolo d’Italia: lasciata la SS67 per la SP22 del passo Monte Busca, dopo 5,4 km, si parcheggia sulla destra, ancora 100 m e, alle spalle di un rudere, ci attende la curiosa attrazione, una fontana ardente perennemente accesa, causata da un’emanazione di idrocarburi gassosi. Proseguendo per Tredozio l’Artusi è in tavola al Mulino S. Michele (ricette n.20/276/675 - www.mulinosanmichele. it), mentre tornando sulla Tosco-Romagnola, a Portico di Romagna, Marisa e la sua famiglia vi aspettano al Vecchio Convento (ricette n.55/109/524/694 - www.vecchioconvento. it).

sosta dalle "mariette"

Lasciamo scorrere ora la Super Ténéré fino alla stazione termale di Castrocaro Terme. Lungo la strada, tanti paesi meritevoli di sosta, ma a Forlimpopoli le “Mariette”, ovvero le cuoche dell’Artusi, dal nome della sua fedele assistente, ci aspettano per il corso di cucina e una cena al ristorante di Casa Artusi (ricette n.98/100/108/184/391 - www.casartusi.it). Tutto fa pensare che Pellegrino Artusi fosse una buona forchetta, ma lui stesso smentisce a gran voce: “Non vorrei però che per essermi occupato di culinaria mi gabellaste per un ghiottone o per un gran pappatore; protesto, se mai, contro questa taccia poco onorevole, perché non sono né l’una né l’altra cosa. Amo il bello ed il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio. Amen”. Per quanto ci riguarda l’appetito vien mangiando e per chiudere il cerchio ci mancano ancora 5 passi e molte altre ricette. Salutando Forlimpopoli da Bertinoro, il balcone di Romagna, scendiamo per Fratta Terme (ricette n.255/506 - www.termedellafratta.it) e, sfiorando Rocca di Meldola, scaldiamo le gomme sulla stradella che da Rocca delle Caminate frena a Predappio (città di Mussolini che, ricordiamo, fu il 1° tesserato della Federazione Motociclistica Italiana), saltando così dalla SS310 alla SS9ter. A questo punto torniamo sui nostri passi: divorato il Colle di Centoforche (551m) atterriamo di nuovo sulla SS67, a Rocca S. Casciano, dove all’agriturismo la Sorgente infiliamo le gambe sotto il tavolo (ricette n.7/208 - www.agrilasorgente.com - escursioni in quad).

"indigestione" di curve

Il valico Manzo (850 m) è la sorpresa che non ti aspetti: una stretta e tortuosa striscia d’asfalto che si arrampica regalando una cartolina dell’Appennino più selvaggio. Guidando con lo sguardo fisso sulla mezzeria del Muraglione ce lo saremmo perso di sicuro! Da Premilcuore, il nostro itinerario prosegue collezionando il valico della Braccina (960 m), un tempo sterrato, per poi scorrere di gran gusto sulle larghe traiettorie della Calla, all’ombra di un’incantevole faggeta. L’ultima conquista ci aspetta ai piedi del monte Falterona, dove nasce l’Arno, con il valico Croce a Mori che collega Stia e Londa. Artusi sosteneva che “Molto cibo e mal digesto Non fa il corpo sano e lesto”, ma un’indigestione così raffinata di curve e ricette non crediamo farà male a nessuno di noi: buon appetito!

artusi, il letterato sempre "connesso"

Pellegrino Artusi nasce a Forlimpopoli (1820) e vive a Firenze (1851-1911). Benestante, è solito frequentare salotti intellettuali e, da subito, si interessa alla cucina domestica. In continua lotta con la letteratura gastronomica, che ritiene incomprensibile, decide di dar vita a un ricettario popolare che diventerà, ben presto, il più famoso di sempre: “La scienza in cucina e L’Arte di mangiar bene - Manuale pratico per le famiglie compilato da Pellegrino Artusi “ (prima edizione 1891). Ama viaggiare in treno e sperimentare tutte le ricette che propone, avvalendosi della collaborazione del suo maggiordomo e di Marietta, la fedele cuoca. Artusi intuisce l’importanza di confrontarsi con i suoi lettori inserendo fin dalla prima edizione il suo indirizzo in copertina: operazione che darà vita a una preziosa corrispondenza tra l’autore e il suo pubblico. La sua opera letteraria ha contribuito a unificare la cucina regionale portandola verso un’identità nazionale, chi volesse impararne i segreti può partecipare a uno dei corsi tenuti da Casa Artusi e curata dalle Mariette. Per informazioni e preiscrizioni tel. 0543.743138 - 349.8401818, www.casartusi.it