Il vocabolario (sbagliato) del fuoristrada
È da quando vado in moto che mi domando come mai nel fuoristrada vengano usati termini... come dire, inappropriati? Non voglio dire che non abbiano assolutamente attinenza con la specialità cui si riferiscono, ma non sono i più diretti per identificarla...

Come se la Formula Uno automobilistica venisse chiamata “Aderenza”,
dato che in curva ne serve tanta. “Regolarità”, ad esempio, non
fa capire al volo che si tratta di una gara di moto in fuoristrada attraverso
terreni naturali. L’origine di questo nome deriva dal fatto
che, agli albori della specialità, le moto erano poco affidabili e le
strade principali erano dissestate. La sfida era quella di andare da
A a B in un tempo prefissato, senza restare fermi per strada, quindi
era la gara degli affidabili: non vinceva la velocità, ma la regolarità.
Quando l’asfalto, sulle strade principali, è diventato la norma,
la regolarità è andata a cercarsi mulattiere e sentieri e le moto sono
diventate sempre più affidabili e sempre più adatte a questo
utilizzo, mentre nella gara a contare è diventata la velocità e non
più la regolarità. Allora si è deciso di cambiare nome: ed è stato
scelto “enduro”, che deriva da “endurance”, resistenza. D’accordo,
è uno sport di resistenza, infatti si sta in sella dalla mattina alla
sera facendo percorsi impegnativi, ma quanti altri sport possono
fregiarsi dell’appellativo di enduro? Tantissimi, dalla corsa a piedi
alle regate in solitaria intorno al mondo. Non si poteva usare un
termine che identificasse immediatamente il fuoristrada agonistico
nei terreni naturali? Potrebbe essere “cross country”, che in inglese
significa “attraversare la campagna”; solo che identifica una
specialità posta tra cross ed enduro, non propriamente l’enduro.
“To cross” significa “attraversare” e probabilmente si riferiva alle
prime moto in grado di attraversare zone impervie, ma oggi non
ha senso se riferito alle gare su circuiti in terra battuta, quali sono
quelle di cross. Aggiungete che gergalmente ha perso il “to” dalla
notte dei tempi, che “cross” significa “croce” e che per fare prima si
scrive “MX”, ovvero “motocross”, dove la X simboleggia la croce...
“Trial”: è la specialità dove in moto devi arrampicarti su rocce, muri,
massi, tronchi. Ma la parola, tradotta, significa “Prova”, nel senso
di esame. Certo, tutte le gare sono degli esami, quindi non è che
abbiano scelto un termine molto specifico. Tanto che pure nell’equitazione
è previsto il trial. “Trail”: sono le moto a metà tra strada
e fuoristrada, le cosiddette ambivalenti, on-off, dual sport (anche
su dual sport si potrebbe discutere...), entrofuoristrada: solo che
trail vuol dire “sentiero”, quindi non identifica al volo motociclette
che tentano di fare un po’ di tutto. Per me una “sentiero” è una
moto da fuoristrada puro. “Fuoristrada” viene riferito anche alle
sterrate, che però sono strade a tutti gli effetti.
“Dirt track”, “short track”: “pista sporca”, “pista corta”. Potrebbero
identificare svariate specialità, non solo a motore. “Speedway”,
la via veloce: dove si capisce che sono ovali di terra battuta da affrontare
solo derapando? Anche la MotoGP risponde al concetto
di speedway! “Scrambler” deriva da “mischiare” e ci sta, perché
sono moto da strada contaminate da un po’ di accessori da fuoristrada.
Ma allora anche la minestra di zucca è una scrambler, ci
sono milioni di cose che possono venire chiamate così. “Motard”:
un tempo la specialità delle moto da cross con ruote da pista si
chiamava “superbiker” (se vista dagli statunitensi) o “supermotard”
(versione francese) ed era un termine, finalmente, attinente: “supermotociclista”,
ovvero colui che guida bene sia su asfalto sia su
terra. Ma, col tempo, gergalmente è diventato “supermoto” (ma
è sbagliato: non sono le moto a essere super, bensì i piloti!) o “motard”
(cioè “motociclista” in francese). “Rally” vuol dire “raduno”,
quindi non si capisce immediatamente che si riferisce a gare dove
si naviga con il road-book. “Raid” sta per “attacco, irruzione”:
perché usarlo per identificare i viaggi in terre esotiche? Gli inglesi
sono molto più bravi degli italiani nel riuscire a esprimere un concetto
con una sola parola, ma è veramente curioso che il motociclismo
sia in balia di termini inglesi così generici e poco specifici.