I pionieri del Giro del Mondo

l primo a fare il Giro del Mondo in moto pare sia stato un certo Carl Stearns Clancy, un americano di origine irlandese su una Henderson. Correva l'anno 1912 e Clancy partì da New York e raggiunse l'Irlanda in nave dove prese la moto che l'avvrebbe accompagnato nel viaggio, così come è spiegato nel libro "Motorcycle adventurer", scritto da Gregory W. Frazier Robert, giornalista che per oltre 20 anni si è occupato di viaggi in moto e li ha pure fatti. Ma il pioniere più conosciuto, colui che i più associano alla fase pionieristica è Edison Fulton Jr, autore di quello che Ted Simon ha definito “il miglior libro di viaggi in moto di sempre”, permeato di un’ironia sconosciuta a gran parte dei globe-trotter di nostra conoscenza. Siamo sicuri che gran parte della sua fama si debba al romanzo che ha scritto. Del resto, che fosse speciale ce l’aveva nel DNA: era di New York, ma ha studiato in Svizzera ed Inghilterra; suo padre costruiva i camion Mack ed era amico di Thomas Edison; suo zio fondò la compagnia di bus di linea Greyhound; e Robert stesso si distinse per le sue invenzioni nel campo della navigazione in volo: 70 brevetti! Basta, poi, leggere la prima pagina del suo “One man caravan” per rendersi conto che ha la stoffa dell’intrattenitore, la stessa che lo ha spinto, nel corso di una cena con notabili inglesi, a spararla grossa: “Farò il Giro del Mondo in moto”, detto solo per fare colpo su L’AVANGUARDIA una signora. Lo presero seriamente, soprattutto il proprietario della Douglas Motor Works, che gli offrì una moto gratis. Robert dovette accettare, per non perderci la faccia.

EROE PER CASO

Partiva, insomma, senza crederci troppo in quella “Odissea a due cilindri” e provando un misto di ansia (i suoi genitori non sapevano nulla) e tedio perché voleva l’avventura vera, non una sorta di Gran Tour a cavallo di una bici a benzina, fatta per compiacere un magnate... Voleva finalmente perdersi nelle mappe che aveva accumulato nel corso dei suoi 22 anni. Fu il segreto del successo della spedizione, che durò circa due anni (40.000 miglia, 22 Paesi): non essere mai stato troppo convinto di quello che stava facendo. Questo era anche il lusso che potevano concedersi i pionieri, cui non era chiesta professionalità e non dovevano sgomitare come oggi per guadagnarsi l’attenzione di pubblico e sponsor.

ATTENTI A QUEI DUE!

Ai nostri giorni occorre forse più determinazione, allora bastava la curiosità. “Siamo partiti come se dovessimo andare a vedere la Fiera di Milano: una moto, due tute di pelle e poco altro”, afferma Leopoldo Tartarini che, insieme all’amico Giorgio Monetti, il 30 settembre del 1957, partì per un altro Giro del Mondo rimasto negli annali, in sella a due Ducati 175, con una mappa del Mondo dalla scala inservibile, una fotocamera e una cinepresa da 16 mm. Un anno di viaggio attraverso 5 continenti, 35 Paesi, oltre 100.000 km. Partirono con motivazioni diverse. Tartarini, che dopo il giro si dedicherà alla costruzione di moto e scooter con l’Italjet, era un pilota di successo nelle gare di durata negli anni ‘50: con la Benelli, nel 1953 e ‘54 aveva vinto due edizioni consecutive della Milano-Taranto e del Motogiro ma poi, passato alla Ducati nel ‘55, fece un grave incidente e, obbligato ad abbandonare l’agonismo, decise di onorare il contratto con la Casa bolognese tramite questa impresa. Ad attirare Monetti, studente giramondo, fu il viaggio vero e proprio: in moto, ma anche no. Ducati, invece, ci vide l’occasione non solo di promuovere il marchio ma anche per creare una rete di concessionari nel Mondo: si può considerare il primo esempio di viaggio sponsorizzato. Questa esperienza è diventata un libro (“Il giro del mondo di Tartarini e Monetti su Ducati 175”, Ed. Minerva) e, recentemente, anche un docu-film, diretto da Roberto Montanari e Danilo Caracciolo, reso possibile grazie ad un crowdfunding, praticamente una raccolta di fondi online, organizzata dalla casa di produzione Popcult, cui dovete rivolgervi se volete il dvd (www.popcultdocs.com). In questo film e in tutti quelli dei pionieri (compreso Robert Fulton che ne girò uno, edito da Whitehorse Press) si vede un mondo diverso da quello che incontrano i globetrotter di oggi: “Il mondo è più affollato, sporco e meno piacevole da visitare – ci disse Ted Simon in un’intervista rilasciataci poco dopo il ritorno dal suo secondo giro del Mondo, circa 30 anni dopo il primo - La mole di cambiamenti è allucinante: la moltitudine di gente, dove prima non c’era nessuno; la quantità di spazzatura, dove prima c’era un deserto; le gigantesche metropoli circondate da ancor più giganteschi sobborghi, dove prima c’erano ridenti cittadine”.