Galizia: dove finisce il mondo
Una strada sospesa sull’Oceano Atlantico, in un tratto periglioso che ha visto molti naufragi; scogliere verticali, fari che sono monumenti nazionali. Così si presenta la “Costa da morte”, un promontorio che i romani chiamavano "Finis terrae"

Un cartello con scritto 0,00 Km segna la fine (o l’inizio) della strada. Ci troviamo nel nord-ovest della Spagna, in Galizia, su un verde promontorio a sbalzo sull’Atlantico che per gli antichi Romani rappresentava il limite delle terre conosciute e fu battezzato Finisterra o Fisterra (dal latino finis terrae: fine della terra). Qui arrivano i pellegrini dopo aver concluso il Cammino di Santiago di Compostela, un percorso spirituale in onore dell’apostolo San Giacomo il Maggiore nella Costa da Morte, un tratto del litorale dal nome un po’ inquietante, motivato dai numerosi naufragi avvenuti a causa della conformazione frastagliata e della nebbia frequente. Lungo le sue scogliere molte croci ricordano i dispersi in mare, alcune delle più scenografiche le trovate a Cabo Roncudo. Molte e profonde le insenature dette rías (Rías Altas e Rías Baixas a seconda della posizione rispetto a Fisterra) frutto dell’azione erosiva dell’oceano e che, nel tempo, hanno agevolato l’insediamento dell’uomo e dato vita a una delle zone di pesca più importanti d’Europa. I Celti furono i primi abitanti, seguiti poi dai Cristiani, e questo dualismo religioso ha fortemente influenzato la cultura del luogo facendo sì che rimanesse sospesa fra sacro e profano. Un vento improvviso proveniente dal mare ci ha accolto appena raggiunto Cabo Fisterra (ingiustamente indicato come l’estremità più occidentale della Spagna) e pochi istanti dopo eravamo completamente avvolti nella nebbia, in silenzio, ad ascoltare il solo fragore delle onde, con la luce del faro a illuminarci la strada. 

 

FRA SCOGLIERE ED EUCALIPTI

Poco più di 150 km mettono in fila le tre città più importanti, Vigo, Santiago de Compostela e La Coruña, ma lo scopo del viaggio è toccare le solite tappe percorrendone almeno 500. Per questo abbiamo guidato a ridosso dei 1.500 km di costa galiziana attraversando piccoli paesi di pescatori e visitando fari remoti in cerca di quella magia che fa della Galizia una Spagna diversa. Anche la vegetazione è più rigogliosa e si attraversano fitti boschi di eucalipti. Qui difficilmente soffrirete il caldo e sicuramente non ballerete il flamenco. Se non avete fretta suggeriamo di allargare l’esplorazione a tutte quelle strade minori (spesso asfaltate) che dipartono continuamente dalla rotta maestra. Il finale è annunciato: o troverete sbocco su promontori estremi, a strapiombo sulla scogliera, o finirete con le ruote nella sabbia di una caletta isolata, tutta per voi. Una deviazione che vi consigliamo parte da Cabo Vilán, dove nel 1896 il primo faro spagnolo a luce elettrica prese il posto del precedente a vapori di mercurio (1854). La sua posizione è invidiabile, a patto di non incontrare una giornata di vento atlantico come è successo a noi. Proseguendo lungo costa abbandoniamo l’asfalto per una strada bianca e, dopo un morbido saliscendi, arriviamo alle spiagge di Pedrosa, Balea e Reira, dove l’oceano è davvero a portata di mano. Tra le altre tappe segnaliamo Vigo, start-point del viaggio e cittadina vivace, ricca di locali e vita notturna... siamo pur sempre in Spagna! Sul lungomare una scultura ritrae seduto su una piovra lo scrittore francese Jules Verne, che affascinato dall’epica battaglia di Rande (1702) e da un presunto tesoro scomparso nella baia di Vigo, ne prese spunto per un capitolo del suo celebre romanzo “Ventimila leghe sotto i mari”. 

CATTURATI DAI  TENTACOLI

Passeggiando, invece, per Pontevedra abbiamo conosciuto Laura, venditrice ambulante di polpo e originaria del paese di O Carballiño (famoso per i pulpeiros). Ogni domenica la trovate in Plaza de Curros Enriquez a dispensare “pulpo a feira”, bollito e condito con olio di oliva, peperoncino dolce, servito sul tipico piatto di legno accompagnato da patate lesse (7 euro a porzione). Tra una chiacchiera e l’altra ci ha regalato un bellissimo proverbio popolare, che recita: “no te acostarás sin aprender algo mas” (“non andare a letto se prima non hai imparato qualcosa di nuovo”). E noi in Galizia, fra l’altro, abbiamo imparato che il mare è generoso e, ogni volta che la marea si abbassa, le mogli dei pescatori scendono in spiaggia a raccogliere le almejas (vongole). Siamo rimasti incantati nel vederle per ore in ginocchio armate di guanti, calosce e secchielli a selezionare minuziosamente i molluschi migliori. Per riempire un cesto di almejas ci possono volere anche quattro ore... mentre per mangiarle bastano cinque minuti: in un buon risotto o uno spaghetto! La cucina gallega merita di essere esplorata tanto quanto il territorio: da assaggiare i chipirones (calamari ripieni) della Taberna del Chipirón a La Coruña, o le percebes (lepadi) del ristorante Tira Do Cordel a Fisterra. Se amate il pesce e i frutti di mare amerete la Galizia. 

 

I GUARDIANI DEL MARE

Mentre risaliamo la costa ci siamo ritagliati del tempo anche per andare a caccia di fari: guardiani instancabili delle notti atlantiche, ormai i loro preziosi servigi sono più che altro un omaggio a cultura e tradizione. Vicino Ribeira troverete il faro di Capo Corrubedo, dove il paesaggio si apre sulla Ría de Arousa, il più grande estuario tra le Rías Baixas. Sulla strada per il faro di Punta Insua, a Carnota, non passerà inosservato l’horreo (granaio) più grande del Paese, lungo ben 35 metri. Con forme e dimensioni più contenute troverete spesso queste costruzioni vicino alle abitazioni, un tempo usate per conservare i cereali e proteggerli dai roditori. A Muxia, Capo Touriñán è geloso del suo faro e lo nasconde dietro una verde collina tagliata da una gustosa esse in salita che restituisce gradualmente l’orizzonte all’oceano. Oltre al faro, nei pressi del villaggio di Muxia c’è un’altra visita da non perdere: è il Santuario in stile barocco de la Virgen de la Barca, dove si racconta che un giorno la Madonna approdò con una nave in pietra per dare aiuto all’apostolo Giacomo nella sua opera missionaria. Purtroppo un grave incendio, causato da un fulmine, lo ha seriamente danneggiato distruggendo l’altare ed il soffitto risalenti al l’XI/XII secolo. Ironia della sorte è avvenuto il giorno di Natale (25 dicembre 2013). L’ultimo grande guardiano è alto 60 metri e porta il nome di Torre di Hércules: è il faro funzionante più antico del mondo e il simbolo di La Coruña; per la storia è stato realizzato come sovrastruttura di una torre eretta in epoca Romana, per la leggenda fu costruito da Ercole dopo aver sconfitto e sepolto Gerione. La Coruña e Santiago de Compostela chiudono il nostro viaggio in Galizia e da sole meriterebbero una vacanza. La prima viene chiamata “il balcone sull’Atlantico” e omaggia la vista dell’oceano con le “galerias”, splendide verande che caratterizzano molti edifici della regione. Dopo aver passeggiato per la Ciudad Vieja ci siamo spostati in moto lungo il Paseo Marittimo che corre lungo il perimetro della penisola della Coruña. Imboccata Avenida Pedro Barrié de la Manza resterete impressionati da Praia do Orzán, sia per dimensioni che per affollamento. Nel cuore della Galizia c’è Santiago, una città sacra, carica di fascino e sviluppatasi attorno al suo Santuario. Dapprima l’abbiamo ammirata da lontano, salendo a piedi sul Monte Gozo (ultima tappa del Cammino). In città ruota tutto intorno alla storia di San Giacomo, apostolo e martire del Cristianesimo, le cui spoglie (secondo la leggenda) sarebbero giunte miracolosamente in Galizia via mare.