Agnellotreffen: la prima (e già storica) edizione
Il viaggio in notturna sotto una forte nevicata, la notte in tenda a -17, l'accoglienza del paese di Pontechianale
IL VIAGGIO VERSO L'AGNELLOTREFFEN

Il raduno iniziava venerdì pomeriggio, esattamente quando s’è scatenata una nevicata spaziale, che ha scombussolato la marcia di chi affrontava la salita senza tasselli e senza catene, “tanto se nevica puliscono”. Mentre sabato notte la temperatura è scesa fino a -17 °C, punendo chi aveva un’attrezzatura da campeggio troppo estiva. Insomma, per i patiti dell’inverno è stato un raduno coi fiocchi (in tutti i sensi!), per gli altri un incubo. In più c’è la novità dell’uso dei social in diretta: messaggi su Facebook che informavano che stava nevicando, che la gente cadeva, che abbandonava le moto, che uno s’era fratturato, che la Polizia bloccava tutti. Il messaggio “Non partite, restate a casa” l’ho letto mentre inforcavo la moto per andare all’Agnello, nel tardo pomeriggio del venerdì. Avendo una leggera monocilindrica da enduro, con gomme tassellate a mescola morbida e catene rompighiaccio nelle borse, non ero preoccupato dalle condizioni della strada, ma speravo che la storia della Polizia che fermava le moto non fosse vera. Infatti non lo era: quello che è successo è che un partecipante, proveniente da Roma, cadendo s’è rotto la tibia e il perone e a quel punto la Polizia faceva montare le catene a chi le aveva. Non fermava le moto, ma seguiva chi era in difficoltà. Gli organizzatori hanno approntato un servizio navetta per coloro che abbandonavano le moto a bordo strada. Si narra di un tipo del luogo, in maglione e senza casco, che portava su le moto. C’era chi riusciva a salire lo stesso, specialmente quelli con le catene o la Vespa. Antonietta Pasqualino di Marineo, che è la cuoca delle tendate di Motociclismo All Travellers, riusciva ad arrivare in cima con la sua Primavera 125 tassellata e dotata di strane pezze chiodate solo sull’anteriore. Ce la faceva Aduilio Visani, su una Suzuki GSX-R 600 dotata di catene artigianali: “Ho altre moto, enduro comprese, ma sapevo che avrebbe nevicato e volevo usare questa. Io sono di Genova, Pontechianale non è lontana, non volevo che fosse un viaggio facile”.

SOTTO CHOCK

Ma io tutte queste cose me le sono perse, perché venerdì sono partito tardi. Ero appena tornato dal Cile, dai 44 gradi del deserto dell’Atacama, dai 4.820 m della strada del Paso de Jama . Avevo la faccia scottata dal sole. Non avevo il cervello settato per un raduno invernale! Eppure, come sono sceso dall’aereo, sono salito in moto e sono partito per Pontechianale, un vero chock. A Milano pioveva a dirotto. Ho scelto di andare solo in statale, facendo il “diagonalone” che taglia Monferrato e Langhe fino a Savigliano, ma era un’idea idiota, perché c’era una nebbia fittissima e per lunghe tratte non riuscivo a passare i 30 km/h. Quando sono arrivato all’inizio della Valle Varaita era già notte fonda, in giro non c’era nessuno e la Polizia se n’era andata. Su Facebook avevo letto che nevicava dai 1.000 m in su, ma nel frattempo le condizioni erano cambiate: già a Venasca, alta 550 m sul mare, nevicava fitto e la strada era tutta bianca. Fatta in solitaria, di notte, con la moto e le gomme giuste è stata una libidine. La neve teneva bene, i tasselli bastavano. Salivo con un filo di gas, a 30 km/orari e il motore che pulsava piano, ma c’era qualcosa di apocalittico perché a lato strada c’erano moto abbandonate e ricoperte di neve: erano quelle senza tasselli e senza catene che non erano riuscite ad avanzare nel pomeriggio. Veniva spontaneo domandarsi dove fossero i loro piloti.

In seguito abbiamo letto il racconto di un romano che, vedendo tutte queste moto abbandonate, si domandava se non sarebbe sparito anche lui nel nulla. In realtà, come già detto, erano stati portati al raduno dalla navetta degli organizzatori, a parte una coppia intenzionata a montare la tenda davanti a una panetteria. L’ultima moto abbandonata era una BMW R1200 GS di fianco a una santella a quota 1.260 m. A 1.300 m la sorpresa: c’era uno spazzaneve che puliva la strada tra Chianale e Casteldelfino. Di solito le strade vengono pulite più nella parte bassa che in quella alta, ma da Casteldelfino in giù erano i Comuni a prendersi cura della pulizia della strada e facevano il minimo; mentre da lì fino a Chianale l’iniziativa era di un privato, che ci teneva alla riuscita del raduno. Solo che, pressando la neve, rendeva il fondo ghiacciato, peggiorando l’aderenza.

POST ATOMICO

Arrivare al raduno, alle due e mezza di notte, è stato impressionante. Dopo tutti quei km di neve e solitudine mi si è allargato il cuore nel vedere che c’era della gente accampata lassù. L’atmosfera era post atomica, con i sopravvissuti che si scaldavano accanto al fuoco, sotto la neve. Qualcuno aveva gettato il panico con la storia che le tende sarebbero crollate sotto tutto quel peso, per cui si vedevano orridi teli, o sacchi della spazzatura, a riparo delle tende, cosa che aumentava la sensazione di essere i sopravvissuti a una catastrofe nel Grande Nord. Si poteva scegliere se piazzarsi dentro il campo sportivo oppure in riva al lago artificiale. Inoltre gli organizzatori, sapendo che molti partecipanti facevano parte di gruppi, avevano riservato delle aree per loro. C’era anche quella per Motociclismo All Travellers, fortunatamente in riva al lago (stare dentro un campo sportivo non è il nostro ideale di campeggio invernale). Questa è una gentilezza nei confronti dei gruppi, anche se però porta a “ghettizzare”, inibendo un po’ la socializzazione. Il colpo d’occhio variava moltissimo a seconda di come si girava lo sguardo: verso le montagne era molto bello, verso il paese no perché ha case moderne e anonime. “In realtà, questo raduno noi lo vorremmo fare a Chianale - spiega Manuel Podetti, 45enne di Saluzzo, una delle tre anime di Motoraidexperience - dove avevamo fatto il nostro Agnellotreffen casereccio, nel 2014. Ma lassù c’è meno spazio, per cui stiamo studiando la situazione”. Chianale si trova a 1.800 m di quota ed è uno dei più bei borghi delle Alpi (di origine occitana, con le case in pietra e i tetti in lose, pietre naturali piatte) mentre Pontechianale è “soltanto” una località sciistica. Ma il paese ha risposto benissimo alla nostra invasione: il negozio di alimentari è rimasto aperto fino alle 22 del sabato, in onore dei centauri, mentre in un bar abbiamo chiesto a che ora avrebbero chiuso e la risposta è stata un semplice quanto perentorio “Non chiudiamo”.

IL SOLE DOPO LA TEMPESTA

Sabato mattina splendeva il sole. Il terrore della neve ha lasciato spazio a una gran voglia di andare lassù, anche se la strada per Chianale era ancora innevata e ha mietuto altre vittime (una caviglia schiacciata e una spalla lussata). Durante tutta la giornata del sabato le moto sono arrivate senza sosta, una dopo l’altra, fino a superare la notevole cifra dei mille iscritti. Sembrava veramente l’Elefanten Italiano. C’erano diverse iniziative, comprese le classiche premiazioni per chi viene da più lontano, un concerto in piazza, la prova delle Suzuki “chiodate”, il tutto un po’ disperso in giro per il paese. Ma, da quello che stiamo capendo, il Popolo delle Tendate si accontenta di poco. Al raduno arriva seguendo la strada più veloce: sono rari quelli che abbinano all’evento anche un giro articolato. Una volta lì tutto quello che chiede è un fuoco dove scaldarsi, chiacchierare e grigliare carne.