Fotografare in moto, le nuove frontiere
Il digitale non solo ha cambiato il nostro modo di fotografare, ma sta aprendo scenari nuovi e inaspettati

Mamma mia, quante cose sta cambiando la nuova tecnica digitale. Eravamo persone che scattavano senza sapere, al momento, se le foto sarebbero venute o meno. Avremmo portato i rullini dal fotografo, avremmo aspettato trepidanti l'esito. Una volta ci volevano 7/10 giorni prima di vedere le foto, poi si è passati ai laboratori che promettevano di sviluppare il tutto in un'ora. E sembrava fantascienza. Si ritiravano o le stampe – di solito 10x15 mm – o le diapositive, queste ultime nel caso si puntasse alla massima qualità, oppure per farle vedere agli amici proiettandole contro il muro.

LA FOTOGRAFIA DIGITALE E I SUOI DUE AMICI

La novità digitale ci ha abituato a vedere le foto subito, al volo, tanto da poterle rifare immediatamente, in caso di errore. Ma poi s'è capito che era solo un aspetto della nuova tecnologia: il digitale, infatti, va a braccetto con i programmi di fotoritocco – Photoshop in testa – e con internet, che permette di condividere le foto in tutto il mondo in appena un secondo. La faccenda ha portato a un cambiamento impressionante a livello di rapporti umani... e di fotografia. Photoshop permette di superare i limiti delle fotocamere, permettendo di ottimizzare l'esposizione zona per zona (come si faceva col bianco e nero, in camera oscura), mentre su internet stanno esplodendo i cosiddetti "social", ovvero degli spazi virtuali dove si può chiacchierare scrivendosi e pubblicando foto. La sensazione è che la cosa, a noi umani, stia sfuggendo di mano: stiamo diventando persone che fanno gite e scattano foto con il solo scopo di divulgarle su Facebook. Questo social è divertentissimo ma ogni cosa, se si perde la misura, diventa nociva.

L’UMANITÀ RESTA INDIETRO

Le fotocamere, comunque, stanno seguendo questo trend. Negli ultimi anni stanno nascendo delle nuove tipologie e dei nuovi modi di creare e condividere le immagini. Però resta un problema di fondo: per quanto la tecnologia stia cambiando il modo di fotografare e stia aiutando a ottenere bei risultati anche senza conoscere la tecnica, di fatto l'umanità non cambia. Alla stragrande maggioranza delle persone interessa solo catturare il ricordo, senza curarsi del risultato estetico. Conta immortalare l'attimo, tutto il resto è noia. Non fa nulla se le foto vengono sfocate, mosse, sotto o sovraesposte, col soggetto piccolo, mischiato a elementi che non c'entrano nulla. Potreste dirci: e a voi che ve ne frega? Uno fotografa come vuole. Certo, d'accordo. Ma è impressionante constatare come al mostruoso incrememento tecnologico degli ultimi anni non sia corrisposta la crescita dell'abilità delle persone. E, lo confessiamo, non ne possiamo più di quei viaggiatori che, solo perché hanno fatto dei viaggi in posti pazzeschi, si sentono degni di divulgarli con le loro foto, anche se sono mosse, sfocate, a bassa risoluzione, con la data sovraimpressa, i soggetti sempre in posa che salutano, ecc. "Ma sono bellissime, le ho fatte a Ulan Bator!". "Già, infatti Ulan Bator non è per niente soddisfatta di come l'hai ritratta!". "Ma io ho solo una compattina, non sono un professionista". "E allora goditi il viaggio per quello che è, senza pensare a pubblicare articoli sulle riviste". La maggior parte dei resoconti fotografici che ci viene proposta ha il terribile effetto di non farci venire voglia di andare nei posti che vengono ritratti. Vabbe', sto scadendo nella polemica quando, in realtà, volevo parlare di altro.

UNA VOLTA ERANO TELEFONI

Quella degli smartphone è una vera rivoluzione. Oggi, sul pianeta, sono più le persone che scattano con gli smartphone che con le fotocamere. Abbiamo già sentito diversi viaggiatori cambiare la giustificazione che avete letto poco fa: non dicono più "Ma io ho solo una compattina, non sono un professionista", bensì "Ma io ho solo uno smartphone, non sono un professionista". Gli smartphone hanno ucciso le fotocamere compatte, che oggi si vendono pochissimo e solo nelle versioni d'alta gamma. E stanno diventando proprio bellini. C'è una pubblicità che fa capire quanto stiano cambiando i tempi, quella del Nokia 1020. C'è una recita di bambini e tutti i genitori si ammassano in prima fila, litigandosi gli spazi, perché stanno fotografando con i telefonini che, si sa, non hanno il teleobiettivo. Ma c'è un tipo che resta sul fondo della sala e scatta comodamente seduto, perché "ha lo zoom". Zoom è una parola magica che molta gente confonde con teleobiettivo e s'immagina che, se una fotocamera ha lo zoom, allora è come se avesse un telescopio. In realtà, il Lumia 1020 ha uno zoom digitale (che non vale l'ottico) che spinge la focale di base, equivalente a un 26 mm (quindi grandangolare), fino all'equivalente di un 78 mm, che è il minimo livello nel campo dei teleobiettivi. Chiunque abbia una minima infarinatura di fotografia ride quando vede questa pubblicità e sa che basterebbe una fotocamera compatta di basso livello per avere un teleobiettivo più potente, ma sta nascendo una generazione di fotografi nati col telefonino e che non approderanno mai alle fotocamere. E Nokia sta spingendo l'acceleratore verso quel mondo, visto che mostra solo gente senza fotocamere. Incredibili, poi, i 41 Megapixel di quel telefono, concentrati su un sensore molto più piccolo rispetto a quelli delle reflex che, però, di pixel ne hanno la metà, se non meno: è puro marketing, in linea con i nostri tempi dove conta apparire e non essere. Troppi pixel, infatti, da un lato aumentano la risoluzione, dall’altro comportano problemi di grana (“rumore di fondo”) agli alti Iso e di file pesanti da gestire e da memorizzare.

TELEFONI CHE FOTOGRAFANO O FOTOCAMERE CHE TELEFONANO?

Da un po' di tempo ci si domanda che effetto farebbe invertire i ruoli, ovvero partire da una fotocamera e metterci dentro un telefono. Samsung e Nikon hanno fatto una cosa simile: hanno installato un tablet Android sul retro di due loro compatte. In realtà manca proprio il telefono, ma tutto il resto c’è. Samsung, addirittura, ha piazzato un tablet da cinque pollici nelle chiappe di una delle sue mirrorless, la NX Galaxy. In quest'ultimo caso, tu scatti foto di elevata qualità (Samsung non solo fa delle belle fotocamere di media gamma, ma ha anche delle ottiche interessanti) e poi la lavori e la spedisci a chi vuoi, semplicemente spippolando sul display posteriore. Pensavo che fosse l'idea del secolo, invece non ha ancora preso piede: evidentemente, Samsung è troppo avanti. Oppure alla gente non interessa proprio mandare foto di qualità, sui tablet.

Ma esiste anche un altro percorso per potenziare la fotografia sugli smartphone: applicare una fotocamera ridotta all'osso con ottica, sensore, otturatore. Per inquadrare e scattare usi lo schermo del cellulare. Puoi attaccarla a questo, oppure lasciarla in giro e inquadrare a distanza, senza farti notare. L'utilizzo ideale è nasconderla nel bagno delle donne e godersi lo spettacolo dal bagno degli uomini. Sì, lo so, ho fatto una battuta da vero porco. Ma scagli la prima pietra chi, tra i maschi che stanno leggendo, non ha avuto questa folgorazione. Ma che vantaggi comporta applicare questa fotocamera al telefono? Beh, in questo modo si possono avere zoom molto estesi, oppure sensori più grandi. Per ora, questo genere è prodotto solo da Sony, Kodak e Sakar. Ma potrebbe prendere piede.

VERSATILISSIMO

All'ultimo Fintentreffen, Tommaso Grazzini ha dimostrato un utilizzo veramente versatile del suo iPhone. Lo teneva fisso sul manubrio, inserito in un involucro a prova di urti e di pioggia e lo usava come Gps, seguendo la traccia. Quando voleva scattare una foto, lo staccava al volo dal supporto e lo usava come una fotocamera. E ogni tanto ci faceva pure delle telefonate. Non è una rivoluzione? Quel coso, che di base sarebbe un telefono, sta rimpiazzando la strumentazione classica della moto, il Gps e la fotocamera! Stanno, comunque, aumentando i telefoni a prova d'acqua e di urto, ideali per l'uso motociclistico.

DALLA REFLEX ALLO SMARTPHONE

Ho un amico che ha compiuto un percorso che oserei definire tipico: a un certo punto, s'è accorto che godeva nel guardare le foto dei professionisti, provava emozioni profonde e ha deciso di diventare bravo come loro. Ha iniziato con la lomografia, che è una tecnica fotografica basata sul puro intuito: devi puntare e scattare senza mettere a fuoco, senza inquadrare, senza pensare, senza studiare la composizione. È la negazione dell'abilità nello scattare ed attira sia fancazzisti che vogliono sentirsi artisti senza fare la fatica di imparare, sia veri fotografi capaci di creare "lomocapolavori" sfruttando il principio del "se conosci le regole puoi ignorarle". Però ha il merito di far venire voglia di imparare a qualcuno tra i fancazzisti. Così, il mio amico ha fatto un salto di qualità spaventoso non nella tecnica, ma nell'attrezzatura, prendendosi una reflex professionale con ottiche relative. Io ci sono rimasto secco e sbavavo su quello che s'era comprato: faccio foto per lavoro, ma non mi sono mai potuto permettere un'attrezzatura di quel livello. Solo che, tra la frustrazione di non saper padroneggiare la tecnica e la fatica di portarsi dietro tutti quei chili tra corpo e teleobiettivi luminosi, ha finito per usare la reflex professionale solo due o tre volte, per poi lasciarla prendere polvere. Ed è iniziata la sua ossessione: voleva una compatta che facesse foto belle come le reflex. Che poi è la mia stessa aspirazione. Oggi abbiamo entrambi soddisfatto le nostre ossessioni, ma in maniere opposte. Io ho scoperto le mirrorless, lui lo smartphone. E mi ha fatto venire voglia di provare anche quella via. Cosa fa lui con lo smartphone? Intanto, ne ha uno di ultima generazione, che scatta foto molto buone. Poi, elabora gli scatti con i programmi di fotoritocco che si possono installare a bordo dello stesso telefono, selezionandoli tra le "app". Oggi ci sono persone che di lavoro si sono specializzate nel creare applicazioni per telefonini: credo che la gente compri gli smartphone più per quelle cose che per parlare con gli amici! Queste app, come ad esempio "Vignette", fanno le stesse cose di Photoshop, ma con configurazioni preimpostate. Quindi basta scattare, attivare Vignette e scegliere l'effetto finale voluto. Democrazia ai massimi livelli, con buona pace di chi ha imparato la tecnica sia di fotografia, sia di fotoritocco. Dopodiché, sempre senza uscire dal telefono, puoi decidere se limitarti a mettere la foto nella "gallery" o se condividerla su Facebook, oppure spedirla via e-mail, o via Whatsapp. Gli smartphone sono sempre più simili a tablet e stanno crescendo in dimensioni: un tempo erano tutti da 3", oggi è normale la 5" (misura limite per le tasche di buona parte dei pantaloni con tasconi) e sta prendendo piede la 6" (pare che anche il prossimo iPhone 6 sarà da 6"). E Asus ne fa uno da 7”, esattamente come un tablet. Così non solo vedi meglio le foto, ma anche le mappe, quando guidi la moto.

LA MIRRORLESS INDISTRUTTIBILE

Io amo le mirrorless, ma come fotocamere sono un po’ delle Orzowei (ricordate? Il ragazzo bianco allevato dai neri, che nessuna delle due razze accettava, protagonista di un libro di Alberto Manzi del 1955 e di un telefilm del ’77): gli amatori non le vogliono perché le reflex sono più grosse e, quindi, “fanno figo” e i professionisti ne criticano gli autofocus lenti (ma stanno migliorando). Spesso, quando scatto per lavoro con le mirrorless, suscito perplessità perché sembra che stia usando una compatta. Tuttavia, esiste una mirrorless che rappresenta la fotocamera in grado di produrre le immagini di massima qualità tra le cosiddette “tough” o “rough”, ovvero quelle in grado di resistere a cadute da oltre un metro, da immersioni fino a 15 m sott’acqua, tempeste di sabbia e ondate di gelo: è la Nikon AW1, con sensore da 1” e ottiche intercambiabili, ideale per i viaggi in moto nel deserto o d’inverno Tutte le altre “tough” sono compatte con ottiche non intercambiabili e sensori piccoli.

QUANDO LA MESSA A FUOCO NON È UN PROBLEMA

Le Lytro Light Field Camera e Illum sono oggetti rivoluzionari (infatti arrivano, non a caso, dalla Silicon Valley). Non posso non parlarne, perché rappresenta un’innovazione pazzesca nella storia della fotografia, ma il grosso problema è che non ho capito il principio su cui si basano, per cui se ci provo rischio di fare una figura di cacca. Se ho capito bene (ma ne dubito), il sensore CMOS è abbinato a una matrice composta da migliaia di microlenti, che dividono i pixel del sensore in tante microaree e permettono di registrare colore, intensità e direzione di milioni di raggi di luce, tanto che il sensore si dice che abbia "megaray" e non "megapixel". In soldoni, quello che fa è una foto in cui la messa a fuoco viene decisa DOPO, dall’utente, sul pc, a seconda di dove si clicca. Il primo modello uscito è una compatta digitale dall’estetica inusuale e affascinante, a forma di parallelepipedo e pesante appena due etti e mezzo. Il sensore è grande 1/3 di pollice (sulla diagonale) e cattura 11 Megaray. Nei suoi appena 11x4 cm è contenuta un’ottica equivalente a un 43-344 mm con apertura massima fissa di f/2.0: vuol dire che ha un teleobiettivo potente e luminosissimo, a livelli che nella fotografia tradizionale comporterebbero pesi sui 15 kg.  La fotocamera non ha alcun sistema di messa a fuoco e lavora sempre alla massima apertura del diaframma: si possono regolare solo i tempi e gli Iso. Se cliccate qui: https://pictures.lytro.com/ capite cosa stia dicendo. Scattate la foto senza mettere a fuoco, la scaricate nel computer, l’aprite e decidete cosa mettere a fuoco (una zona alla volta, il che è un limite). L’oggettino costa 500 dollari nella versione con memoria interna da 16 giga e 400 dollari nella versione da 8 giga.

Poi è uscita la Illum, che è assai più grande (circa 700 g di peso) e promette un aumento notevole della qualità dell'immagine, perché ha un sensore da un pollice con 40 Megaray, ma l'ottica mantiene sempre il teleobiettivo potente e l'elevatissima luminosità: equivale a un 30-250 mm f/2.0. Registra le immagini su schede di memoria SD e ha la funzione WiFi per passare le immagini allo smartphone e poi condividerle. Il prezzo è sui 1.500 dollari.

Se devo essere onesto, questa tecnologia mi turba. Mi piace l’idea di avere una storia da raccontare mentre faccio una foto e decidere a priori cosa mettere a fuoco e cosa no è essenziale, perché si decide chi è il soggetto e chi la comparsa. Fare questo dopo, scegliendo se mettere a fuoco questo o quello, mi rende la foto emotivamente meno emozionante. A meno che uno non abbia già in mente cosa mettere a fuoco, ma usi questa fotocamera per avere la certezza di non sbagliare.

E ADESSO SIAMO AL DELIRIO

Un altro apparecchio folle, della serie “cosa ti sei fumato”, è la fotocamera a palla, da usare lanciandola alta sopra di noi. Avvolta in morbido materiale antiurto, è dotata di piccoli obiettivi piazzati lungo tutta la superficie. Va lanciata in alto, sopra di sé e, una volta smesso di salire, quindi alla massima altezza, scatta con tutti gli obiettivi. Un software mette insieme tutte le foto e le cuce in una sola: è l’ideale per i selfie nelle foto di gruppo dei motociclisti in cima ai passi.

5 SCATTI AL SECONDO? NO, UNA FOTO OGNI 5 SECONDI

Quante volte, guidando, avete visto davanti a voi l’amico fare un numero strano, o uno scorcio paesaggistico durato pochi secondi e avete sognato di avere, nel casco, una fotocamera che scattasse a getto continuo? Ecco, quella fotocamera esiste: quasi tutte le varie videocamere da casco che impazzano in questo periodo hanno la funzione “scatta ogni 5 secondi”. Il problema è che, per attivarla, bisogna escludere la funzione video.

PAREVA FANTASCIENZA...

Nei primi anni 90 conoscevo un fotografo che fantasticava sul collocare la sua reflex a bordo di un elicottero modellino. “Pensa che foto o che filmati verrebbero fuori, con quello che si piazza in ogni punto di vista possibile e immaginabile”. Dopo qualche anno hanno iniziato a farli veramente. Oggi ne esistono svariate versioni, con prezzi che oscillano dai 300 ai 40.000 euro. I più sofisticati sono in grado di trasportare una reflex professionale senza scossoni e hanno sistemi Gps che permettono loro di compiere percorsi prefissati. Immaginate che goduria: andate in moto e siete seguiti passo passo dal vostro personal drone, che vi fotografa dalle prospettive più strane... E immaginate se tutti avessero questa mania: quanti frontali tra i droni, o contro gli altri veicoli!

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Tipologia
Tecnologia
 
Macchine fotografiche
Muz
Nickname
Muz
Cognome
Ciaccia
Nome
Mario
Citta
Milano, Italia
Provincia
MI
Moto
SUZUKI
Modello
DR-Z 400, misto tra E e S
Tipologia
enduro
Moto
HONDA
Modello
Africa Twin 750 RD04
Tipologia
enduro stradale